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Se c’è qualcosa di misterioso ed ineffabile è l’inizio di una storia d’amore. Da fuori si può solo balbettare il perché e il come una coppia vada formandosi, ma la verità di quell’incontro resta e resterà sempre un tesoro nascosto appartenente solo ai due protagonisti. Di cosa reciprocamente ci si innamori, quali gesti, quali parole abbiano fatto breccia nel cuore dell’altro… solo i diretti interessati possono raccontarlo ed ogni storia è diversa da un’altra, irripetibile quanto è irripetibile ogni essere umano. A questa unicità, purtroppo, appartengono anche tutte le interruzioni di relazioni amorose, le cui cause restano spesso profondamente intessute nei cuori di chi le vive. Ogni separazione è una dolorosa storia a sé. Perché ci si lascia? Con che forza si lacerano legami pluriennali e vissuti condivisi, non di rado in presenza di figli? Spesso un tradimento rende non più componibile la frattura nella coppia, ma altrettanto frequentemente vi sono matrimoni ed unioni che implodono da soli su se stessi senza apparenti preavvisi e senza che vi sia un terzo incomodo. Se è vero che la fedeltà degli sposi non è frutto del caso, ma don0 che può essere propiziato dalla onesta e laboriosa “costruzione di un amore”, oggi sono così tanti coloro che non ce la fanno a rimanere uniti, che, oltre a stilare casistiche dei fallimenti matrimoniali alla ricerca delle cause, è necessario affrontare il fenomeno con un atteggiamento in cui il giudizio lasci il posto all’accoglienza. Dopo aver fatto di tutto per “salvare” un matrimonio, bisogna essere consapevoli che c’è ancora molto che si può fare una volta che la frattura è risultata irreparabile. Superata la fase del dolore più acuto, sarebbe auspicabile che i due membri della coppia, a prescindere dal ruolo avuto nella separazione, riescano a sanare la conflittualità e a coltivare, da sotto la cenere dello scontro, la gratitudine reciproca per il tempo d’amore che si è donato. Diradate le nubi del rancore e del risentimento, è possibile riconoscere che ci sono stati un bene e un bello che non vengono del tutto cancellati dall’interruzione del rapporto, ma mantengono una loro validità e attingendo ad essi si può forse ripristinare una relazione improntata al rispetto e perfino all’amicizia. Anche nella peggiore delle situazioni di partenza, deporre le armi e cercare una pace possibile è ancora più auspicabile se vi sono dei figli che sono le vittime innocenti di un conflitto e una rottura che non hanno certo desiderato. In tutti i modi i genitori separati sono chiamati a continuare a trasmettere il loro amore ai figli, senza ostacolarsi a vicenda, ma anzi avendo premura di essere ancora un padre e una madre per i loro ragazzi. Più che doversi dividere fra i due, i figli dovrebbero poter sempre beneficiare della presenza dei genitori e proseguire il loro percorso di crescita, trovando modo di curare la ferita da loro vissuta. Anche la comunità ecclesiale deve interrogarsi su come accompagnare le persone separate nel loro cammino di fede. Se per tanto tempo è prevalso un clima di assoluta esclusione, oggi la Chiesa sta trovando vie per dimostrarsi madre nei confronti anche delle coppie segnate dalla divisione. Fatti salvi i principi dottrinali, è possibile fare in modo che i separati sentano di poter ancora camminare con gli altri fratelli e sorelle. In molte diocesi italiane vi sono gruppi e percorsi preparati appositamente per questa categoria di persone che è importante non lasciare sole quando non è loro possibile integrarsi con i gruppi famiglie delle parrocchie. Il principio che prevale è che se l’amore umano può fallire ed esaurirsi, quello del Signore resta fedele e con il suo perdono apre sempre nuovi spiragli di speranza.