Idee
Un palco colorato con contorni di disegni e striscioni all’uncinetto; case addobbate con fiocchi, palloncini, buoni pensieri e l’immagine di papa Leone XIV che campeggiava ovunque accompagnata dalle sue prime parole: «La pace sia con tutti voi…Verso una pace disarmata e una pace disarmante». Domenica 18 gennaio Stanghella ha accolto così il migliaio di persone giunte da tutta la Diocesi per la Marcia per la pace. Nonostante il vento freddo e la pioggia fine e persistente, piazza Pighin è diventata un’esplosione di colori, alla quale gli ombrelli aperti hanno aggiunto una nota di vivacità.
«So che non è stato facile uscire dal tepore delle vostre case per venire qui – ha esordito il coordinatore della collaborazione pastorale Adriatica e parroco di Stanghella don Francesco Lucchini nel suo saluto – perciò la Marcia per la pace è iniziata nel pensiero di ognuno di voi, nelle vostre case, nella voglia di essere qui tutti insieme».
I bambini dell’Istituto comprensivo di Solesino e Stanghella hanno accolto il vescovo Claudio Cipolla con i loro canti e messaggi di pace aprendo la manifestazione, alla presenza anche di una decina di sindaci della Bassa Padovana e di una trentina di presbiteri. A seguire tre brevi testimonianze di forte impatto su altrettanti Paesi martoriati: il Sudan, dove persiste una guerra che dura ormai da più di mille giorni, con violenze inaudite e 12 milioni di sfollati; l’Ucraina, assediata dai russi da quattro anni; Gaza e la Cisgiordania dove continuano le violazioni del cessate il fuoco e c’è una crisi umanitaria al collasso. Il corteo si è poi snodato per un percorso di tre chilometri e mezzo includendo anche il comune di Vescovana con due tappe: la prima in un parco giochi, animata dai ragazzi delle parrocchie di Sant’Elena e Granze, che hanno invitato i presenti a colorare una grande sagoma di carro armato e anche il vescovo Claudio ha posto volentieri il suo tassello. La seconda invece in zona artigianale, curata delle parrocchie di Solesino e Arteselle e caratterizzata da un intervento di Marco Piccolo, socio fondatore di Banca Etica, focalizzato sull’importanza di creare economie di pace eque e sostenibili. Il corteo ha poi concluso il percorso ritornando sulla piazza principale dove i giovani di “Officina nonviolenta” hanno ricordato, in un momento di animazione, come tutti noi possiamo diventare artigiani di pace nei luoghi in cui operiamo.
La manifestazione si è conclusa nella chiesa di Santa Caterina con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo: «Noi cristiani dobbiamo sentirci Chiesa universale – ha detto nell’omelia mons. Cipolla – in un’unica fratellanza con tutto il mondo». Ha nominato i cristiani del Venezuela, del Sudan, dell’Ucraina, della Terra Santa, Palestina e di tutto il mondo arabo. «Nella risposta alla sofferenza umana papa Francesco parlava di una “globalizzazione dell’indifferenza” – ha continuato – ma Leone XIV la vede mutata piuttosto in una “globalizzazione dell’impotenza”, ovvero la sensazione di non poterci fare nulla. Il primo campo di battaglia è infatti il nostro cuore; lì si contendono i nostri pensieri buoni e cattivi e anche se lo desideriamo facciamo fatica a scegliere il bene». Un invito a lavorare per la pace è scaturito proprio dal vedere la presenza di tante persone unite per un’unica causa, in una chiesa davvero colma: «Trovarci così numerosi ci dà la forza di fare scelte giuste – ha incoraggiato il vescovo – consapevoli che solo la pace è la vera vittoria».
«Non è superfluo il richiamo all’essere veramente e pienamente umani; a ripensare gli stili stessi delle nostre relazioni dalle più piccole e quotidiane a quelle internazionali», ha detto suor Francesca Fiorese, responsabile dell’ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro.