Fatti
“L’Alta Padovana che verrà” dovrà essere meritocratica ma inclusiva nel lavoro, puntare all’efficienza dei servizi e delle infrastrutture, beneficiare di una burocrazia più snella. E non abbandonare la sostenibilità. Sono alcuni spunti emersi dall’omonimo convegno, sabato 24 gennaio a Borgoricco, organizzato dall’associazione di imprenditori Lions Club per il proprio 60° compleanno.
Subito dopo il saluto a distanza del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, Natascia Porcellato di Confindustria Veneto Est ha presentato l’analisi sui vantaggi percepiti di vivere nell’Alta Padovana. Un’indagine, quest’ultima, commissionata la scorsa estate dallo stesso Lions e condotta su 622 cittadini e 306 imprese del territorio. Tanti gli argomenti toccati, con riscontri nettamente positivi sulle opportunità di lavoro, sul tenore di vita in generale, sull’assistenza sanitaria e sul tempo libero. Nel contempo, tuttavia, si avverte meno sicurezza e capacità di convivenza con gli stranieri. A cui si aggiungono i veri e propri nodi critici, le case da comprare o costruire (sempre più difficile), il trasporto pubblico (insufficiente) e l’inquinamento. E non va assolutamente trascurata la sensazione di immobilismo – se non di peggioramento – della situazione da qui al 2030, diffusa nelle imprese (37,6 per cento) ancor più che nelle singole persone (35,9 per cento).
Allora che fare? Massimo Finco, presidente del locale circolo Lions nonché noto imprenditore della zona alla guida di Arneg, ha dispensato suggerimenti “a iosa”: «Tanti colleghi si lamentano di non trovare più giovani disposti a lavorare, io dico: raddoppiamo il numero di laureati, rendiamo la scuola obbligatoria fino ai diciott’anni; quest’ultima dev’essere un luogo di formazione e di abitudine alla convivenza».
Quindi, l’affondo su questioni come la ricerca dell’eccellenza e l’accoglienza. «Alcuni colleghi si vantano delle Università di Padova e Venezia, poi mandano i figli alla Bocconi. Quanto a noi, cerchiamo di essere aperti e nel contempo di accogliere i migliori: dobbiamo amare il nostro campanile e chi siamo, senza essere però campanilisti. Inoltre, bisogna dire ai figli che tutti vorremmo lasciare i prati incontaminati, ma non si può prescindere dai capannoni».
Al tema della meritocrazia un capitolo a parte. «Va bene l’inclusività, purché si dia spazio ai migliori. È come viaggiare in corriera: è giusto che ci sia posto per tutti al suo interno, ma a guidarla devono essere i più bravi, i veri leader. Per diventare tali, bisogna darsi da fare, essere presenti. Non basta lo smart working, un leader deve confrontarsi faccia a faccia con la gente». A chiudere, qualche esempio partendo dalle esperienze personali. «Prendiamo il Made in Italy: fino a dieci anni in Cina era una garanzia di qualità; ora, però, gli imprenditori cinesi mi fanno sapere che vogliono solo prodotti fatti interamente a casa loro».
Una tavola rotonda ha chiuso l’incontro, con considerazioni vecchie e nuove sul futuro del territorio, come pure sui tempi che cambiano sempre più velocemente. Sono intervenuti l’industriale Alberto Baban a capo della Fondazione Nordest, l’ex rettore dell’ateneo veneziano Ca’ Foscari Carlo Carraro, la dirigente scolastica dell’istituto camposampierese Newton Pertini Chiara Tonello, il giornalista e scrittore Francesco Jori. In mezzo al quadro poco ottimistico fornito da Baban, il quale ha ricordato il calo demografico italiano nei prossimi anni con i contestuali 700 mila lavoratori in meno, si sono inseriti Carraro con l’auspicio di un miglioramento delle infrastrutture e Tonello per cui «è cambiato il mondo dell’educazione con la richiesta di maggior tempo di qualità»; Jori ha inquadrato i problemi a livello generale perché «non ha senso parlare di microaree, i problemi dell’Alta sono gli stessi di tutto il Veneto».
Sulla questione dell’innovazione, Baban ha messo in evidenza l’importanza della partita energetica e della produzione sempre maggiore di auto elettriche. Mentre Carraro e Tonello hanno parlato, rispettivamente, di nuove infrastrutture tecnologiche da attivare e di bambini che dovranno fare «mestieri e professioni che non esistono ancora». Alla richiesta finale di indicare una priorità, per Tonello si tratta di investire nel benessere. Per Carraro nel capitale umano come pre-requisito fondamentale per qualsiasi programma. Per Jori di ritrovare lo spirito di comunità: «Perché il Veneto è diventato così? C’era spirito comunitario, disponibilità a fare fatica».