Chiesa
È la Giornata delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo e Papa Leone ricorda che “ogni giorno si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia”. Per questo, guardando alle prossime Olimpiadi invernali – manifestazioni che “costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo di pace” – auspica la tregua olimpica: “quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”.
Parole nel giorno in cui la liturgia ci propone il discorso della montagna, ovvero le beatitudini. In realtà il luogo da cui parla Gesù è, forse, una collina, non proprio una montagna, e nemmeno tanto alta. Un albero crea un po’ d’ombra per chi si rifugia sotto i suoi rami, prima di continuare la discesa verso il mare di Galilea. È il duemila quando Giovanni Paolo II in questo luogo incontra i giovani nel suo viaggio in Terra Santa: “siamo seduti su questa collina come i primi discepoli e ascoltiamo Gesù. In silenzio ascoltiamo la sua voce gentile e pressante, gentile quanto questa terra stessa e pressante quanto l’invito a scegliere fra la vita e la morte”.
Gesù parla dalle pendici di questa collina, nella terra che abbiamo conosciuto domenica scorsa come la Galilea delle genti, terra in gran parte pagana. La montagna, nella Bibbia, ha un forte valore simbolico. Sul monte Moria Abramo conduce Isacco per il sacrificio. Sul monte Sinai, a Mosè Dio si rivela come legge. Dal monte Nebo, poi, Mosè guarderà la terra promessa ma non la raggiungerà. Sul monte Calvario, Dio si rivela nella sua umanità: è il Dio della croce, dell’amore, del perdono. Ed è sul monte che Gesù convoca il popolo di Israele, memoria e nuova consegna della volontà di Dio. “La montagna – scrive Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazareth – è il luogo della preghiera di Gesù, del suo faccia a faccia con il Padre; proprio per questo è anche il luogo del suo insegnamento, che proviene da questo intimo scambio con il Padre”.
Ma torniamo al Vangelo e alle beatitudini. Queste, dice all’Angelus Papa Leone, sono “luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo”. È su questa montagna che “Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra”. Una legge che, ricorda, “rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile”. Solo Dio, infatti, può chiamare “davvero beati i poveri e gli afflitti perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito”; solo Dio “può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità”. Le beatitudini, diceva Papa Benedetto, sono “un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri”.
Per Leone XIV le beatitudini “restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso”. L’illusione, afferma il vescovo di Roma, “sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”. La storia “non è quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi”.
Le beatitudini, allora, diventano “una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano”. Le beatitudini, ancora, “innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore”.
Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana, Papa Leone guarda “con grande preoccupazione” alle notizie che raccontano un aumento della tensione tra gli Stati Uniti e l’isola di Cuba, con il presidente Trump che ha firmato un ordine esecutivo minacciando dazi a chi fornisce petrolio all’isola caraibica. Nel ricordare il messaggio dei vescovi cubani che esprimevano la loro preoccupazione per la situazione sociale e economica del paese, invita “ tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano”.