Idee
Il recente Messaggio di Papa Leone per la LX Giornata delle Comunicazioni Sociali offre una breve ed efficace sintesi delle questioni oggi poste in gioco
Per gli appassionati di intelligenza artificiale e per chi è interessato, come credo molti dei lettori di questa rubrica, a come la Chiesa vede questo potente fenomeno digitale, il recente Messaggio di Papa Leone per la LX Giornata delle Comunicazioni Sociali offre una breve ed efficace sintesi delle questioni oggi poste in gioco.
Alcuni spunti meritano però una qualche sottolineatura ulteriore. Ne segnalo almeno due.
All’inizio del Messaggio, il Pontefice evidenzia “un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come “amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, “oracolo” di ogni consiglio”.
Cambiano le tecnologie e le forme religiose e sociali, cresce incredibilmente il tasso di educazione e di conoscenza del mondo e di sé stessi, eppure nel cuore e nella mente degli uomini c’è sempre il desiderio che qualcuno ci dica chi siamo e dove dobbiamo andare, un oracolo onnisciente. Qualcosa o qualcuno che ci renda la vita facile, che ci eviti di pensare e discernere, anche di rischiare e di fidarsi. Non sarà un caso che una delle grandi compagnie digitali si chiami esattamente Oracle. Esattamente come a Delfi 2400 anni, fa dove gli uomini del tempo andavano per avere predizioni sul proprio futuro.
In realtà non dovremmo essere stupiti di tutto ciò. L’Osservatorio Antiplagio segnala, nel suo rapporto 2025, che quasi dodici milioni di persone di italiani si rivolgono ogni anno a maghi, cartomanti e guaritori, con un giro d’affari vicino ai sei miliardi di euro.
Su questo scenario triste e preoccupante si innesta il secondo punto del ragionamento del Papa, che costituisce uno dei cuori del messaggio. In un paragrafo intitolato “Non rinunciare al proprio pensiero” Leone scrive: “Sebbene l’IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.
Poco oltre, poi, riferendosi alla questione educativa, aggiunge: “Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone – soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”.
Ci sono stati tempi in cui la Chiesa è stata vista come una agenzia oscurantista, che indottrinava i fedeli chiedendo una sostanziale adesione obbediente e acritica a dogmi e norme morali. Una lettura che non rende ragione dell’appassionato sforzo educativo che, lungo i secoli, donne e uomini credenti hanno profuso soprattutto verso le giovani generazioni.
Papa Leone, ancora una volta, chiede a tutti di non rinunciare a pensare, di coltivare uno spirito critico, di crescere nella libertà dello spirito. Così, da persone e credenti adulte, da gente responsabilmente pensante, si sta nel mondo tecnologico del XXI secolo.
Se le riduzioni oscurantiste sono facilmente spazzate via dalla chiara indicazione del Papa, anche chi cerca nella Chiesa soluzioni facili, consolazioni veloci, certezze acritiche e verità prêt-à-porter rimarrà deluso. E guai se qualcuno fosse tentato di offrirne in vista di un reclutamento veloce di folle disorientate, magari con la nobile intenzione di servire queste persone.
Questo nostro tempo è certamente complesso e faticoso; per questo, per certi versi, è comprensibile il desiderio di oracoli e strumenti che evitino la fatica del pensare e del giudicare con la propria testa. Alla comunità cristiana è affidato però ancora una volta il compito, di demitizzare, di smascherare vecchi e nuovi idoli, di aiutare le persone ad essere persone, pensanti e originali.
Solo così sapremo usare in modo saggio e proficuo anche i più potenti sistemi di intelligenza artificiale.