Fatti
Chi lo fa più un terzo figlio, in un’Italia in cui non si fa più nemmeno il primo? Le statistiche dicono che sono poco più di 7 su cento le coppie che appunto tagliano questo traguardo, e il trend è in continua discesa. Tra l’altro, i figli “costano” e tre o più figli diventano un impegno economico tra il gravoso e l’insostenibile per chi volesse affrontarlo.
La Provincia Autonoma di Trento ha deciso che, allora, bisogna dare una mano a queste famiglie: intendendosi con “mano” un sostegno economico non indifferente. Ecco quale.
La misura approvata e in vigore da inizio anno sostiene quelle famiglie che dal primo gennaio 2026 abbiano o adottino un terzo figlio, erogando un importo mensile che varia a seconda dell’Icef (che è l’Isee adottato in Trentino) dai 250 ai 400 euro, non per un anno bensì fino ai dieci anni del bambino!
E accanto alla quota fissa, è prevista una quota premiale di 200 euro mensili, destinata alle madri che, a partire dal terzo anno di vita del terzo figlio, rientrano o permangono nel mercato del lavoro, anche avviando un’attività autonoma. E questo fino al decimo anno del terzo figlio. Un semplice calcolo matematico dimostra che le famiglie meno abbienti possono così ricevere un sostegno che arriva fino ai 600 euro mensili. Che non sono noccioline neppure in Trentino.
C’è qualche altra piccola limitazione alla misura, che non intacca però la portata della stessa. La collettività sostiene lo sforzo della famiglia che voglia allargarsi, mettere al mondo o adottare altri figli rispetto ai due che sono stati uno standard fino ad una ventina d’anni fa. Notare che le pubblicità televisive si sono rassegnate a rappresentare famiglie con genitori più vecchi di un tempo, con un solo figlio che circola per casa. Al massimo, si aggiunge un cane.
Il Trentino guarda alla Germania, dove il Kindergeld garantisce un sostegno economico pubblico ad ogni famiglia e per ogni figlio di 255 euro mensili. Un valido antipiretico per combattere la febbre della denatalità, che però è conseguenza di una causa ulteriore, il vero virus: se le coppie non si formano, se le famiglie non si creano, difficilmente i figli entrano nell’orizzonte di vita delle persone. L’Istat dice che nel 2024 si sono “persi” 11mila matrimoni rispetto all’anno precedente, e l’età degli sposi è sempre più alta.
Quindi la denatalità ha tante cause, ma l’importante è cominciare ad affrontarle una ad una. Perché, come da tempo sostiene il demografo della Cattolica, Alessandro Rosina, il declino demografico è inscindibile da quello economico.