È in via di completamento il restauro conservativo della facciata del santuario di Santa Maria delle Grazie a Piove di Sacco. Un luogo di arte e storia, ma soprattutto di fede – anche luogo giubilare – che accompagna da secoli la vita degli abitanti della Saccisica.
Il restauro della facciata era un sogno del rettore, don Maurizio Brasson, che avrebbe dovuto compiersi come segno del Giubileo del 2025. È arrivato con un leggero ritardo, ma va a completare una lunga serie di interventi di recupero svolti nel santuario a partire dal 2008, con il consolidamento delle strutture di copertura, e proseguiti negli anni successivi con opere di adeguamento liturgico, abbattimento delle barriere architettoniche e infine con il ripristino degli intonaci interni.
La facciata della chiesa, come appare oggi, è opera del 1861 a cura del maestro di disegno Gian Battista Tessari, che la trasformò arricchendola di pietre tenere dei Berici, statue, fregi e marmorini. Restaurata quarant’anni fa in contemporanea a numerose altre opere murarie, ha richiesto ora un nuovo intervento conservativo per frenare il degrado causato da inquinamento, agenti atmosferici, muschio e vegetazione spontanea.
L’impalcatura sistemata dall’impresa padovana Brischigliaro Giuseppe e figli snc, coadiuvata dal restauratore Biagio Restano, non ha disturbato l’accesso dei fedeli. Sono state così ripulite tutte le superfici con l’utilizzo di spazzole, di impacchi di cellulosa e di una vaporizzatrice ad acqua, dove necessario. Sono stati rimossi i muschi, la vegetazione e la sporcizia depositata nel tempo, vecchi ancoraggi di ferro arrugginito e stuccature ormai incoerenti.
Le prime a essere ripulite sono state le tre statue in pietra tenera, opere scolpite nel 1985 dal santangiolese Stefano Baschierato in sostituzione delle precedenti, colpite e danneggiate da un fulmine. Raffigurano Maria con il Bambino in braccio, san Pietro (il cui viso ricorda le espressioni dell’allora vescovo di Padova, Girolamo Bortignon) e san Paolo: furono donate come ex-voto da un fedele. Più seria era invece la condizione di alcune parti di pietra e di intonaco fortemente degradate, perché più esposte agli agenti atmosferici, a infiltrazioni e all’umidità di risalita capillare; sono state consolidate, pulite, ricostruite in alcune parti e infine protette con adeguati prodotti.
Se da terra, prima dell’inizio del cantiere, sembrava che il prospetto principale della chiesa fosse solo un po’ sporco, avvicinandosi è stato invece possibile notare crepe negli intonaci e in alcune pietre, ora consolidate e stuccate, ma anche conci di pietra spostati dalla sede originaria, superfici consumate o del tutto degradate. Il restauro ha interessato poi il risanamento dall’umidità di risalita nei pilastri e nella muratura e la sistemazione dell’intonaco a marmorino del portico. Per l’affresco in facciata, che raffigura l’Immacolata, opera dell’artista vicentina Annamaria Trevisan (2011), è stato necessario il consolidamento dell’intonaco.
«Con l’imminente rimozione dell’impalcatura – afferma l’architetto Davide Doardo, che ha seguito il progetto di restauro – sarà possibile apprezzare le belle tonalità calde della pietra naturale e del marmorino originale, ora protetti da una lamiera di piombo che consentirà di conservare più a lungo le fragili superfici appena restaurate». L’inaugurazione dei lavori è prevista nel mese di marzo.
Sono le tre staute dell’artista di Sant’Angelo di Piove di Sacco poste in facciata e che raffigurano Maria con il Bambino in braccio, san Pietro (il cui viso ricorda quello dell’allora vescovo di Padova, mons. Girolamo Bortignon) e san Paolo, donate come ex-voto da un fedele, come ricorda la scritta sul basamento mariano.