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Edilizia e Restauri | Edilizia & Restauri 2026 #01

martedì 24 Febbraio 2026

Caserma Prandina. Dai cavalli… spazi culturali

Il punto sul restauro della "Cavallerizza"
Emanuele Cenghiaro

Nell’ambito degli interventi nel sito della ex caserma Prandina di Padova, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio competente per territorio si sta occupando del restauro di un immobile singolare: l’ex “cavallerizza” per l’addestramento dei cavalli.
L’edificio, identificato come “caserma modulare n. 2” e consegnato alla Soprintendenza dall’Agenzia del demanio, proprietaria dal 2007, si colloca nel più ampio complesso della ex caserma, collocata tra corso Milano e via Orsini, che dal 2021 è gestito dal Comune di Padova. La caserma era dedicata a Giacomo Prandina, ingegnere del Genio militare e originario di San Pietro in Gu, meritevole della Medaglia d’oro al valor militare nel 1947.
L’opera di restauro, affidata a Fiorenzo Vanzo supportato da Romina Simonato, funzionari della Soprintendenza, è partita nel 2022 grazie a finanziamenti del Ministero della Cultura. Il fabbricato, collocato tra le mura medievali e quelle Rinascimentali, insiste sul precedente impianto del monastero di San Benedetto Vecchio, di notevoli dimensioni, soppresso ai primi dell’Ottocento per essere convertito in caserma.
Altra caratteristica che ha spinto a vincolare l’edificio della “cavallerizza” è il tetto “alla lombarda”, realizzato nel 1889-90 in epoca post-unitaria, ora soggetto a restauro: si tratta di una tipologia edilizia militare di copertura dove le travi portanti sono parallele alla linea di gronda. Un tetto che nel giro di pochissimi anni aveva subito danni e crolli e su cui il ministero della Cultura sta intervenendo per la conservazione di un esempio di “archeologia militare contemporanea”. È di interesse poi il fatto che per la costruzione della scuderia siano stati impiegati materiali di provenienza veneta, come l’abete delle Prealpi venete, la trachite euganea, il rosso veronese, il laterizio, il ferro della Valcamonica.
L’intervento realizzato nel triennio
2022-2025 ha previsto inizialmente le fasi di studio del manufatto, con l’analisi dei materiali edili e dello stato di conservazione della copertura, seguite da pulizia, messa in sicurezza delle strutture portanti e copertura di una porzione del tetto impiegata come masterplan per la ristrutturazione totale dello stesso, con lo scopo di arrivare a un progetto di fattibilità tecnica e economica che richiederà l’impegno di nuove risorse pubbliche. La metodologia del restauro conservativo è stata quella di mantenere le parti ancora sane dell’edificio, sostituendo quelle deteriorate con nuovi inserti realizzati nel medesimo materiale, ma facilmente riconoscibili e amovibili.
Il ministero della Cultura garantirà quindi la continuazione dei lavori di restauro nel prossimo triennio, prevedendo l’utilizzo dell’edificio quale contenitore per sale espositive, incontri culturali e uffici.

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