Fatti
Si è tenuto venerdì 12 febbraio a Villa Godi Piovene di Grumolo delle Abbadesse, in provincia di Vicenza, l’evento finale del progetto “Piccoli”, un appuntamento per accendere i riflettori sulla trasformazione amministrativa dei Comuni sotto i cinquemila abitanti nel Veneto.
La scelta dell’acronimo “Piccoli” non è casuale e ben identifica quali sono i temi centrali che stanno a cuore a questi enti: si tratta di Piani di intervento per le competenze, la capacità organizzativa e l’innovazione locale. Molti i problemi che affliggono i Comuni meno popolosi, dalla carenza di personale alla burocrazia fino alla sfida della transizione digitale. Il convegno è stato promosso da Anci Next con Anci Veneto e va a chiudere un periodo di incontri e formazione promossi dal Dipartimento della funzione pubblica nel quadro del programma operativo complementare Poc e del Pon “Governance e capacità istituzionale” 2014-2020.
Numerosi gli interventi di sindaci e tecnici presenti, come quello di Elisa Bastianello, sindaca di Grisignano di Zocco, Comune all’interno del territorio della Diocesi di Padova: «Piccoli Comuni significa tanto lavoro. Significa ascolto del territorio e delle sue esigenze specifiche. Significa anche avere poche risorse economiche a disposizione e poca disponibilità di personale amministrativo. Il progetto ha fatto ottenere al nostro Comune risultati importanti come del materiale teorico, concreto e utilizzabile sia per gli amministratori che per gli amministrativi. Le aggregazioni, come tutti i progetti che creano rete tra i piccoli Comuni, sono molto importanti perché ci danno un metodo per affrontare le sfide quotidiane. La partecipazione ai workshop è stata soddisfacente da tutti i punti di vista» constata la sindaca.
La parola è quindi passata ai tecnici come Carlo Bonsembiante, responsabile del Settore economico finanziario del Comune di Santa Giustina in Colle (in provincia di Padova e all’interno della Diocesi): «Parte importante di questo progetto è rappresentata dalla formazione ai dipendenti. Io me ne sono occupato spiegando ai colleghi, per esempio, che grazie alla gestione associata si possono gestire meglio le risorse e partecipare a bandi per ottenere finanziamenti e aumentare i servizi per i cittadini. C’è poi il tema del digitale: grazie alle piattaforme web gli adempimenti burocratici possono essere gestiti a livello centralizzato con un’economia di spesa e lavoro affinché i dipendenti dei Comuni possano dedicarsi ai cittadini». Bonsembiante traccia un bilancio positivo del progetto “Piccoli”, al quale ha aderito dalla fine del 2025: «La formazione è consistita in cinque incontri per ogni gruppo per un totale di dieci ore, di cui una parte teorica e una pratica, con la visione e analisi di documenti. Il convegno è servito per condividere i percorsi realizzati e i problemi riscontrati durante gli incontri, tutti spunti portati a Roma durante l’evento conclusivo del 19 e 20 febbraio».
Altro intervento che ha offerto un punto di vista interregionale sul funzionamento e sui problemi dei piccoli Comuni è stato quello di Anna Maria Giacomelli, segretaria, dirigente dell’Unione montana Centro Cadore e direttrice Asc (Azienda speciale consortile) Alta Padovana: «I capofila di questo progetto, in Veneto, erano i Comuni di Nove e di Grisignano. Molte le questioni affrontate, compresa la transizione digitale che però, a mio avviso, non è la priorità. I Comuni piccoli hanno difficoltà a sopravvivere, sono costretti a fondersi, o aggregarsi in unioni con limiti molto grossi. Una volta nei piccoli Comuni un dipendente faceva di tutto perché le mansioni erano semplici, non c’erano piattaforme, scadenze, o la burocrazia di oggi che lo occupa per il 65 per cento del tempo. Le nuove norme impongono, infatti, l’inserimento di dati in rete per l’anticorruzione, la trasparenza e così via. Tutti adempimenti importanti e utili sulla carta ma al lato pratico estremamente onerosi».
Grazie a un contratto nell’ambito di un progetto nazionale, Giacomelli si è occupata non solo di Comuni veneti ma anche di altre Regioni dove i problemi sono simili o esistono addirittura situazioni limite. «In Piemonte in uno dei cosiddetti “Comuni polvere” – sotto i mille abitanti – c’era un solo dipendente con quattro scrivanie tra le quali si muoveva a seconda dei “ruoli” che doveva ricoprire. Pensiamo se costui si dovesse ammalare o dovesse andare in ferie, chi lo sostituirebbe per garantire i servizi ai cittadini?– si chiede la dirigente – Bisogna costruire reti con dipendenti che ruotano tra Comuni, ammesso comunque che si trovi personale: nell’area montana di cui mi occupo tutti i concorsi vanno deserti, un po’ per la mole di lavoro che si troverebbe a gestire l’eventuale vincitore, un po’ per il fatto di dover abitare in paesi lontani dai grossi centri. Perché un giovane dovrebbe lavorare lì?».
Alla domanda finale di Giacomelli può venire incontro la speranza che progetti come questo possano accendere l’attenzione su questioni non più procrastinabili.
I piccoli Comuni in Veneto sono 289 su 560, circa la metà, con una quarantina addirittura sotto i mille abitanti. Poco più di duecento dei Comuni meno popolosi del Veneto hanno aderito a “Piccoli”, mentre a livello nazionale sono oltre 1.500 gli enti coinvolti dall’avvio del progetto. I Comuni di Grisignano di Zocco e di Nove, entrambi capofila in Veneto, hanno aggregato nel progetto rispettivamente 17 e 159 Comuni al di sotto dei cinquemila abitanti, per un totale di 17 mila e 378 cittadini.

Sono 13 le fusioni a Vicenza, sei a Belluno, tre a Padova, una a Treviso e Rovigo. Sono questi i numeri dei più recenti accorpamenti di Comuni che hanno dato vita a nuovi enti. Secondo l’Istat, inoltre, entro il 2050 il Veneto perderà circa 165 mila abitanti, soprattutto nelle aree meno popolose. Per i piccoli Comuni la scelta di unirsi sembra quindi obbligata.