Idee
Uno studio recente, apparso sull’American Journal of Preventive Medicine, mette in relazione l’uso problematico dei dispositivi da parte degli adolescenti con stati depressivi, deficit di attenzione, problemi nell’apprendimento e disturbi del sonno. Il vero campanello d’allarme nella fruizione dei device non sarebbe la durata, ma l’utilizzo ossessivo, la perdita di controllo e la difficoltà a smettere. Con Pierpaolo Triani, professore ordinario di pedagogia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ci siamo soffermati in maniera particolare sui danni relativi all’attenzione e conseguentemente all’apprendimento di giovani e giovanissimi.
Professor Triani, un’eccessiva e problematica esposizione ai device può interferire con le capacità attentive dei giovani e danneggiare l’apprendimento scolastico?
Sì, un uso eccessivo dei device può portare a un aumento della disattenzione e creare affaticamento nei processi di apprendimento. I dati pubblicati dall’American Journal of Preventive Medicine confermano altre ricerche e quanto affermato empiricamente dagli insegnanti. Occorre, però, riflettere anche su altri aspetti e non generalizzare. Certamente le nuove generazioni, come pure gli adulti, hanno bisogno di essere educati e meglio disciplinati nell’utilizzo di questi dispositivi, ma i device non sono l’unico problema.
Ritiene che ci siano anche altre ragioni di tipo ambientale, o comunque legate al contesto sociale contemporaneo, che possano influire sui disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento di giovani e giovanissimi?
Credo che si debba innanzitutto distinguere tra la fatica, che è una condizione temporanea e normale dopo un certo numero di ore in classe, e il disturbo dell’attenzione, che invece è una condizione persistente e riconosciuta clinicamente. Quest’ultima è certamente più difficile da gestire. Entrambi i disturbi sono intensificati dall’uso non corretto delle nuove tecnologie, ma credo sia opportuno riflettere anche sulle metodologie didattiche utilizzate all’interno delle aule e sulle modalità di gestione del tempo nel corso delle lezioni. Generalmente i momenti in cui i docenti spiegano e veicolano i contenuti alla classe hanno tempi piuttosto lunghi, che non vengono quasi mai compensati da adeguati momenti di rilassamento e focalizzazione dell’attenzione. Da non sottovalutare, poi, la diminuzione della pratica del gioco libero e dell’esercizio della manualità e corporeità nelle nuove generazioni, aspetti che hanno avuto ripercussioni anche sulla qualità dell’attenzione di questi bambini e adolescenti.
Quindi le metodologie attuali di insegnamento non sempre sono adeguate ai bisogni educativi della Generazione Z…
Dipende. Le scuole primarie hanno da tempo attivato delle metodologie innovative, più interattive per permettere ai bambini non solo di ascoltare i contenuti, ma anche di operare sui materiali; vengono utilizzate non solo le aule tradizionali, ma altri ambienti all’interno della scuola. Più critica è la situazione delle scuole secondarie, dove la struttura del curricolo è spesso frammentaria e poco flessibile. Gli alunni, invece, sono proprio in un’età in cui avrebbero bisogno di agire e di intervenire sulla realtà. Spesso viene proposta loro la lezione frontale, viceversa avrebbero bisogno di attività di carattere laboratoriale.
Qualcuno ritiene che i Disturbi dell’Apprendimento (DSA) siano in aumento, altri affermano che in passato non venivano certificati e quindi non censiti. Cosa ne pensa?
Penso che siano vere entrambe le affermazioni. Oggi a scuola si fa maggiormente attenzione a questi aspetti e si richiedono certificazioni per tutelare i discenti, per questo motivo percepiamo un incremento reale dei casi. Credo sia altrettanto vero, però, che la diminuzione della pratica del gioco libero, l’abuso tecnologico e altri aspetti abbiano determinato una crescita e diffusione dei disturbi di attenzione e di apprendimento.
Quali misure possono essere adottate per ampliare la capacità di attenzione degli studenti e migliorare il loro rendimento scolastico?
Bisogna agire su più livelli. Da un lato, occorre regolamentare in maniera efficace la presenza dei device e anche, eventualmente, valorizzarli come strumento didattico. È necessario, inoltre, ampliare gli spazi laboratoriali e cooperativi. L’intelligenza dei giovani e giovanissimi deve essere stimolata non solo in senso cognitivo, ma anche relazionale, manipolativo e ludico. Per realizzare questi obiettivi serve un’autoriflessione sulla qualità della didattica. Dall’altro lato, bisogna agire a un livello molto più complesso e rendere più flessibili i curricoli, favorire la compresenza degli insegnamenti al fine di personalizzare meglio gli interventi e rendere le lezioni più vivaci e partecipate. Occorre trovare delle strategie per aiutare i docenti a lavorare in team e supportarli in una progettazione più sensibile e attenta ai cambiamenti socio-culturali in atto.