Idee
È abbastanza comune l’espressione “non esiste la famiglia del Mulino Bianco”, a significare che la felicità del nucleo famigliare messo in scena negli spot pubblicitari della famosa linea di prodotti alimentari era qualcosa di fittizio, di molto superficiale, per nulla corrispondente all’atmosfera che di norma si respira nelle famiglie reali. Sono cinquant’anni che esiste il sotto-marchio Barilla de Il Mulino Bianco (è nato nel 1975) e le campagne pubblicitarie non hanno smesso di essere nella stessa direzione, anzi si sono moltiplicate a decine e decine. Il concept degli spot, che siano nell’ambito alimentare, della cucina, o più in generale della cura della casa, è sempre lo stesso: un prodotto è talmente valido, necessario, indispensabile che è capace di riunire la famiglia attorno a sé, renderla salda, gioiosa, soddisfatta. Quanto più il clima creato ad arte è festoso, tanto più, anche in modo subliminale, quando si passano in rassegna le merci disposte negli scaffali dei negozi e supermercati si è tentati di scegliere quella che abbiamo visto in tv. È un elementare meccanismo di marketing: costa di più perché il produttore deve rientrare dalle spese promozionali, ma si fa acquistare perché lo spot ne garantisce una presunta qualità maggiore. A ben pensarci la pubblicità è proprio una fucina di piccoli e grandi idoli. Essa costruisce un alone di onnipotenza attorno a cibi ed oggetti che, invece, per loro natura, sono limitati e assumono il valore che noi stessi decidiamo di dargli.
La Quaresima è da sempre il tempo propizio per porre un’attenzione maggiore ai nostri consumi, prima di tutto evitando lo spreco (a livello mondiale esso è ancora scandalosamente, molto rilevante) ma anche valutando ciò che merita essere acquistato. Si tratta di scelte che riguardano l’economia famigliare ma hanno delle ricadute sulla sostenibilità ambientale ad un livello più ampio. Si pensi a quanto può essere importante prediligere prodotti a km zero o inseriti nel circuito del mercato equo e solidale. Ma non sembri questa solo una perorazione a sfondo ecologico. L’invito è quello ad un discernimento più profondo e condiviso riguardo agli acquisti, nella consapevolezza che non è la pubblicità che stabilisce ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Uno sguardo libero sulle necessità di una famiglia spinge virtuosamente ad acquisti più mirati e responsabilizza ciascun membro del nucleo famigliare. Una famiglia unita, che dialoga e commenta insieme ciò che vede, è sicuramente più preparata a vincere le seduzioni delle promozioni commerciali e, soprattutto in questo periodo, sa orientarsi verso una sobrietà che è il presupposto per scelte generose più radicali. Sì, perché dobbiamo considerare quanto oggi il mondo della comunicazione, la Rete in cui navighiamo, ospiti anche molti messaggi di promozione sociale che sono vere e proprie occasioni per condividere ricchezza, per contribuire al bene comune. Sempre ponendo attenzione alla serietà ed autorevolezza della fonte, ogni famiglia può scegliere di investire una parte dei propri risparmi in un concreto gesto di carità. Sono tantissimi gli enti che vivono delle donazioni di chi è attento a chi è più bisognoso, si tratta solo di scegliere di chi fidarsi. In termini spirituali potremmo dire che in famiglia il digiuno, ovvero anche solo dare la giusta priorità alle cose, per poi privarsi del superfluo, si incanala virtuosamente in un gesto concreto di elemosina, secondo lo stile della famiglia stessa. È bello essere insieme nel vivere la carità come dimensione che nasce dall’amore stesso dei membri famigliari gli uni per gli altri. Essa è frutto dell’unione e a sua volta unisce ancora di più genitori e figli in una concordia che si radica nel tempo di gesto in gesto.