“Equal Play”, cento società calcistiche venete contro la violenza di genere
Il progetto promosso da Gruppo Polis educa bambini tra 6 e 10 anni a rispetto e parità attraverso il calcio, coinvolgendo società dilettantistiche, famiglie e allenatori; a maggio 2026 la “Equal Play Cup”.
«La parità di genere è un elemento educativo fondamentale, che va costruito fin dalla prima infanzia, nel momento in cui si formano linguaggi, atteggiamenti e modelli relazionali. Attraverso il calcio, “Equal Play” dimostra che lo sport può diventare uno strumento potente per contrastare la matrice culturale della violenza di genere». Sono le parole di Marcello Marchioro, consigliere della Provincia di Padova con delega allo sport, che lanciano la fase operativa di “Equal Play”, la campagna di Gruppo Polis contro la violenza di genere che coinvolgerà almeno cento società calcistiche dilettantistiche, culminando nella “Equal Play Cup” – a maggio 2026 – e in un convegno nazionale a novembre. Il progetto punta a intervenire sulla matrice culturale della violenza attraverso lo sport, educando bambini tra 6 e 10 anni a rispetto, inclusione e parità, coinvolgendo allenatori, dirigenti e famiglie con il “Patto Equal Play”. Centrale la collaborazione con la Figc, la Lega nazionale dilettanti e con l’Università degli Studi di Padova. «Azioni di prevenzione con l’obiettivo di contrastare la violenza di genere sono aspetti fondamentali nel nostro lavoro – sostiene Mariasole Rizzi, responsabile dell’area di contrasto della violenza di genere di Gruppo Polis – La violenza sulle donne è un fenomeno culturale profondo e pervasivo, che affonda le sue radici in stereotipi di genere e dinamiche di potere che devono essere decostruiti attraverso un lavoro capillare e costante. Investire in percorsi educativi che affrontino apertamente i temi della parità, del rispetto reciproco e dell’empatia è fondamentale per contrastare atteggiamenti discriminatori e violenti. L’ambiente sportivo rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui poter agire, incontrando atleti, atlete, adulti di riferimento e genitori». Dopo la formazione avviata nel 2025, il 2026 segna l’estensione strutturata del modello educativo, arricchito anche dalle Creative Arts Therapies. Obiettivo: costruire anticorpi culturali prima che la violenza si manifesti, trasformando il calcio in strumento di cambiamento sociale.