Mosaico
Speciale acqua. Italia maglia nera per gli investimenti
Un documento per capire il valore della filiera dell’acqua e offrire uno spaccato approfondito sul legame tra acqua, economia e sviluppo sostenibile.
MosaicoUn documento per capire il valore della filiera dell’acqua e offrire uno spaccato approfondito sul legame tra acqua, economia e sviluppo sostenibile.
Lo si trova nel libro bianco 2021 dell’Osservatorio Valore acqua per l’Italia di The european house – Ambrosetti che affronta il tema sotto tutti gli aspetti di impatto: ambientali, sociali ed economici. Un’analisi che in concreto arriva a dire come per valorizzare le sue risorse idriche e le competenze a esse collegate, il settore deve affidarsi a tre pilastri: innovazione e investimenti, conoscenza ed educazione, forte tutela del bene pubblico. I dati del settore del ciclo idrico esteso nel periodo 2013-2019 affermano un fatturato in aumento del più 4,4 per cento in media all’anno, raggiungendo un valore di 21,4 miliardi di euro. Anche l’occupazione registra crescite significative, con un trend annuale pari a più 1,7 per cento: il doppio rispetto a quello ottenuto dalla media delle imprese italiane e superiore alla media del settore manifatturiero, che è rimasto sostanzialmente fermo nel periodo (più 0,02 per cento). Con 40 euro per abitante all’anno, rispetto a una media europea di 100 euro, l’Italia è agli ultimi posti nella classifica europea per investimenti nel settore idrico, a pari merito con Repubblica Ceca e davanti solo a Romania e Malta. Questo nonostante le infrastrutture idriche siano obsolete e inefficienti: il 60 per cento circa della rete idrica nazionale ha più di trent’anni e il 25 per cento ne ha più di 50. Inoltre il 47,6 per cento dell’acqua prelevata per uso potabile viene dispersa: 42 per cento solo nelle reti di distribuzione, dieci punti percentuali in più di dieci anni fa, rispetto al 23 per cento della media europea.
Uno spreco enorme cui si aggiunge una grande sete: con 153 metri cubi annui pro capite, l’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea per prelievi di acqua a uso potabile, dato due volte superiore rispetto alla media europea. Inoltre, con 200 litri pro capite consumati all’anno, è il primo Paese al mondo per consumi di acqua minerale in bottiglia,quando la media europea è di 118 litri. Un terzo delle famiglie italiane continua a non fidarsi di bere l’acqua dal rubinetto, con picchi del 60 per cento in Sardegna. Forse sarebbe utile diffondere maggiormente i dati sull’elevata qualità dell’acqua di rete. C’è anche il problema di un consumo elevato del quale gli italiani sono sembrano consapevoli: la gran parte delle famiglie italiane infatti sottostimano il reale utilizzo medio di acqua giornaliero e la stima di una famiglia di quattro componenti si ritiene sia di 177 litri di acqua al giorno quando l’effettivo utilizzo è di oltre 500 litri. Nel libro bianco sono numerosi gli spunti che emergono per rafforzare la catena del valore dell’acqua, rendendola resiliente e contribuendo alla ripresa economica. Innanzitutto, il ruolo dei fondi Next generation Eu che costituisce la leva primaria per il rilancio degli investimenti nel settore idrico. Con 15 miliardi di euro direttamente destinati alle attività connesse alla risorsa idrica nel pilastro “tutela e valorizzazione della risorsa idrica” del Pnrr, e altri 3-5 miliardi di euro per pratiche di circolarità legate al recupero di acque reflue, fanghi di depurazione e agricoltura sostenibile, la filiera del potabile e dell’irriguo disporrebbe di budget di investimenti di oltre 3,5 miliardi di euro annui, che consentirebbe di superare i target fissati da Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), che ha previsto un fabbisogno di 2,9 miliardi di euro l’anno.
Mercoledì 23 marzo a San Donà di Piave si celebra il centenario del primo congresso regionale per le bonifiche venete. L’intento ma vuole rilanciare la sinergia del Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale con tutti e 20 i comuni del comprensorio coniugando rigenerazione urbana (con interventi per la mobilità lenta) e tutela idraulica del territorio tra Venezia e Treviso compreso tra basso Piave e Tagliamento.