Idee
Nonostante i tempi di guerra che stiamo vivendo, pur non toccando i record di passate stagioni, anche quest’anno il Festival di Sanremo ha fatto irruzione nelle nostre case, coinvolgendo molte famiglie italiane. La manifestazione canora resta uno degli eventi più trasversali trasmessi dalla televisione italiana e per quasi una settimana nonni, genitori e figli si trovano d’accordo sul programma da vedere anche se la fruizione avviene magari per gruppi d’ascolto divisi per fasce d’età. Ha pertanto senso interrogarsi sulla canzone vincitrice che quest’anno ha espresso un contenuto che ai giorni d’oggi è per tanti versi sorprendente e addirittura coraggioso. Il cantante partenopeo Sal Da Vinci ha vinto con il brano Per sempre sì; un testo che evoca esplicitamente il desiderio di una coppia di sposarsi e di dichiararsi un amore per sempre. I versi fanno riferimento ad una vita matrimoniale: “Tu una regina ora vestita in bianco sposa/Abbiamo sognato figli in una grande casa/E superato tutte le difficoltà”. La vita da sposati non è descritta come un lungo fiume tranquillo, né solo come la fiamma di una passione che brucia, ma come un tempo senza fine in cui si è capaci di affrontare e superare le difficoltà: “perché un amore, non è amore per la vita/Se non ha affrontato la più ripida salita”. Il brano prosegue facendo riferimento al giorno delle nozze: “Il più grande giorno/Ti regalerò/Saremo io e te/Per sempre”. Ecco che torna il concetto del per sempre, quello che non è scontato, anzi spesso considerato un vincolo che riduce la libertà degli innamorati in nome di uno spontaneismo esasperato per cui si sta insieme finché si sta bene. Talmente è in disuso cantare di un amore senza fine, senza data di scadenza che quando lo si fa si rischia – com’è successo in questo caso – di essere considerati retrogradi e quindi maschilisti a appartenenti ad una cultura patriarcale. Sal Da Vinci non apparterrebbe alla Napoli più autentica di tanti artisti che lo hanno preceduto, ma darebbe voce alla tradizione malavitosa della città. Un’attribuzione arbitraria e gratuita che sembra tanto lo scotto da pagare per un messaggio controtendenza. Anche i versi “Legati per la vita che/Senza te/Non vale niente/Non ha senso vivere” sono stati criticati per la loro esorbitanza, in contrasto con quanto espresso da Gino Cecchettin (padre di Giulia, uccisa dal suo fidanzato) nella stessa ultima serata del festival in merito all’amore non possessivo. Alcuni hanno letto le parole di Per sempre sì come spia di un concetto d’amore asfissiante e potenzialmente pericoloso. A nostro avviso, invece, la canzone oltre che per la sua orecchiabilità, ha vinto perché ha saputo interpretare un sentimento diffuso anche fra i giovani, molto più di quanto si creda, che vede nella fedeltà e nell’indissolubilità dei valori che resistono all’usura del tempo. Probabilmente anche il riferimento alla sfera religiosa (“Con la mano sul petto/Io te lo prometto/Davanti a Dio”) ha fatto storcere il naso a qualche critico, ma evidentemente non alla maggioranza del pubblico che ha recepito la sincerità del brano e il calore dell’interpretazione. Il brano ha messo in evidenza la dimensione dell’amore coniugale come progetto che resiste e si contrappone alla precarietà dell’essere: “So bene che è una grande incognita il futuro/Ma insieme a te non mi spaventerà perché/Costruiremo tutto ma non alzeremo un muro/Litigare e far l’amore poi che male c’è”. Quando l’amore è maturo perde la sua dimensione illusoria e diviene molto concreto. Qui per la seconda volta non si dice che non ci saranno problemi, ma che si potranno affrontare insieme, come nella lenta costruzione di una casa. In queste espressioni Per sempre sì è una canzone coraggiosa e onesta che molti fidanzati e sposi potranno dirsi e cantarsi inserendola in un loro repertorio con quei brani speciali che fanno ricordare il giorno del matrimonio. Un giorno che per molti non è più necessario, ma per molti altri ancora resta un punto di arrivo e di partenza insostituibile, “per sempre”.