Chiesa
Il Sinodo dei Vescovi, conclusosi nel 2024 dopo un biennio di intenso dibattito, ha affidato a dieci gruppi di lavoro tutta una serie di questioni rimaste in diverso modo aperte o bisognose di approfondimenti. Il Gruppo 3 ha riflettuto sulla missione della Chiesa nell’ambiente digitale e ha appena pubblicato la sintesi del suo lavoro.
Il cuore del messaggio di questo documento può essere riassunto anzitutto nell’invito pressante e deciso ad abitare il mondo digitale. Esso è riconosciuto come ambiente e non come serie di strumenti da usare più o meno positivamente, cioè come uno spazio in cui si articolano, anche in modo nuovo, relazioni e dinamismi sociali. Un luogo dove è dunque possibile e doveroso sviluppare un annuncio missionario, cuore indiscusso dell’azione ecclesiale. Come in passato la Chiesa ha mandato missionari ad annunciare il Vangelo presso popolazioni e terre fino ad allora sconosciuti, così oggi la comunità cristiana vede nell’ambiente digitale un nuovo luogo dove continuare l’annuncio della buona notizia di Gesù.
Questo annuncio è necessario perché – è questa una delle riflessioni più interessanti del breve documento – “l’impegno digitale rende possibile ascoltare, accompagnare e dare voce a coloro la cui voce non viene ascoltata, ed è espressione della missione sociale della Chiesa. Abbiamo costantemente ascoltato che l’ambiente digitale può essere un luogo in cui le persone cercano sinceramente Dio ed esprimono profondi bisogni spirituali (cfr. RS, n. 17b). Può pertanto essere un modo di vivere la missione sociale della Chiesa e una nuova dimensione dell’opzione preferenziale per i poveri”.
Oggi in rete si possono trovare milioni di siti, profili e community legati all’esperienza religiosa. Tutti, i tanti interessanti e ben fatti così come anche quelli obiettivamente preoccupanti, sono la prova di questa ricerca di Dio che continua ad abitare i cuori delle persone e che si svolge nei modi e nei tempi tipici di questa nostra epoca.
Il documento riconosce che non ci si può limitare a un incontro online: l’esperienza cristiana ha bisogno delle persone in carne e ossa, imbandisce ogni domenica banchetti con pane e vino da mangiare e bere davvero. Al contempo però segnala che le relazioni digitali possono “invece condurre ad essi, arricchendo relazioni e comunità”.
Un secondo nucleo di riflessione da sottolineare è poi quello che fa riferimento alla forma ecclesiale al tempo del digitale. Scrive il documento:
“Nella sua forma migliore, l’impegno digitale favorisce naturalmente elementi di sinodalità: ascolto, partecipazione e corresponsabilità. Nella sua espressione migliore, l’interazione online rende possibili opportunità senza precedenti di ascoltare voci diverse per provenienza, area geografica e prospettiva – in particolare quelle spesso marginalizzate nei contesti ecclesiali tradizionali. Nella sua espressione migliore, la cultura digitale può riflettere qualcosa dell’identità stessa della Chiesa come rete di reti, esprimendo quell’unità nella diversità che è il segno distintivo del Corpo di Cristo.”
Se da un lato l’ambiente digitale pone sfide e problemi urgenti, ricordati puntualmente dal testo, dall’altro esso funge da pungolo, da stimolo, affinché la Chiesa sia sempre più luogo di comunione dove ci si ascolta, ci si impegna, si contribuisce, ognuno con le proprie doti, originalità e responsabilità.
Missione e conversione. Anche oggi nell’era digitale. Questo il documento suggerisce alla Chiesa del XXI secolo. E conclude:
“Non si tratta semplicemente di utilizzare strumenti digitali per proclamare il Vangelo, ma di incarnare tale annuncio all’interno dell’evoluzione culturale dell’ambiente digitale, dove relazioni, linguaggi e forme di comunità assumono configurazioni nuove e specifiche.”
Davanti a questa sfida che ci chiama e ci converte possiamo solo essere grati.