Idee
La Fondazione Zancan da 60 anni cerca soluzioni per rendere più umani ed efficaci gli aiuti alle persone e alle famiglie. L’idea di welfare generativo è nata così. Il metodo lo ha insegnato don Giovanni Nervo: dialogo tra Vangelo e Costituzione, tra carità e giustizia. Nel lavoro sociale, sanitario, educativo non è facile riconoscere dignità e capacità a ogni persona.
Infatti, non possiamo accontentarci di un’assistenza che non valorizza le capacità umane. Gli aiuti autentici non dipendono solo dalle competenze di chi ha mezzi e risorse professionali. La ragione è disarmante: «Non posso aiutarti senza di te». Le pratiche generative lo sanno e, proprio per questo, valorizzano tutte le capacità, anche quelle nascoste in ogni persona. Strano che il welfare tradizionale non le incoraggi e non investa nel diritto di avere doveri. Si accontenta di erogare aiuti poveri di umanità, che spesso creano dipendenza assistenziale.
I vantaggi delle pratiche generative sono stati sottoposti a test impegnativi, per capire se i loro benefici sono distribuiti tra tutte le parti in gioco. Perché accontentarsi della riduzione del danno quando si può fare di più e meglio? Anche i saperi dei professionisti che promuovono pratiche generative sono stati messi alla prova in dialogo fra loro. Ad esempio, gli operatori sociali, sanitari, educativi parlano di pratiche generative in termini di umanizzazione delle cure. Gli ingegneri ne parlano in termini di “logistica delle capacità”, per raggiungere traguardi altrimenti impensabili.
Con la composizione dei saperi, le pratiche generative dispongono di maggiori potenzialità. Ad esempio, gli economisti entrano nel merito della “composizione delle capacità” necessarie per la ottimizzazione dei “fattori produttivi”. I fattori produttivi professionali (tempo di lavoro, strumentazioni…) sono onerosi per la spesa pubblica. Le capacità delle persone (descritte come fattori produttivi di altra natura) non sono invece onerose e per questo ancora più preziose mentre arricchiscono il “concorso solidale al risultato”. Nel dialogo tra saperi emergono in modi più affidabili gli indici di efficacia e di costo/efficacia. Gli indici di efficacia descrivono i benefici per le persone, i secondi descrivono i benefici per la spesa e la sostenibilità di welfare.
Il welfare tradizionale, lo sappiamo, remunera prestazioni e non soluzioni. Invece la Costituzione chiede a ogni persona di contribuire al bene proprio e di tutti. Lo fa all’articolo 4 comma 2, «Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Non lo chiede solo a chi opera nel welfare, nel volontariato, nella prossimità, ma lo chiede a ogni persona.
Purtroppo, la cultura tradizionale spiega l’attuale crisi di welfare in chiave consumistica (la quantità di sussidi e di prestazioni sanitarie e sociali erogate). Anche le leggi di welfare ragionano così, con l’espressione «compatibilmente con le risorse a disposizione». È un “compatibilmente” che subordina la tutela dei diritti sociali, sanitari, educativi al criterio della sostenibilità economica per tutelarli.
Ma le stesse norme potrebbero utilizzare anche l’espressione «compatibilmente con tutte le capacità a disposizione». Contribuirebbe a descrivere l’aiuto autentico, che non è fatto solo di regole erogative da seguire, ma anche da una sapiente composizione delle capacità necessarie per affrontare i problemi.
Per favorire questo futuro sono stati elaborati regolamenti territoriali. Regolano e facilitano le pratiche generative, garantendo più efficacia e sostenibilità ai sistemi locali di welfare. Incoraggiano la moltiplicazione dei talenti nelle comunità locali. Papa Leone, lo scorso agosto, lo ha spiegato così agli operatori della Caritas di Albano: «Vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto».
Il bene si fa insieme, con fraternità umana. Anche la Costituzione propone di ridurre le disuguaglianze in questo modo, rendendo più giusto e sostenibile il futuro del nostro welfare.