Idee
Tra i molti aggettivi accostati in questi giorni al card. Blase Cupich c’è anche “coraggioso”. Non tanto dagli osservatori o dai giornalisti internazionali, quanto piuttosto da persone cosiddette comuni (chi poi non lo è?), incontrate in occasioni informali, parlando del più e del meno. È vero, non è consueto che l’arcivescovo di una città importante – com’è Chicago per gli Stati Uniti – prenda una posizione netta contro il suo Governo, ma definire questa scelta coraggiosa significa considerare quella non più, o non solo, una democrazia che garantisce i diritti (tra cui quello di espressione) e protegge i propri cittadini, al di là delle loro opinioni. Se consideriamo che tutto nasce da una nota che Cupich ha pubblicato nel sito della sua Diocesi, intitolata Un richiamo alla coscienza, nella quale condanna un video pubblicato su X dall’account ufficiale della Casa Bianca, allora occorre dire che i ripetuti attacchi ad altre nazioni decisi dal presidente Trump (Venezuela e Iran su tutti) e la condotta dell’Ice – la polizia migratoria – nel Minnesota dei mesi scorsi hanno impressionato profondamente l’opinione pubblica di casa nostra. E d’altra parte, basta scorrere i contenuti che la Casa Bianca sta pubblicando sui maggiori social a proposito della guerra in Medioriente scatenata il 28 febbraio da un attacco congiunto Usa-Israele contro Teheran, per comprendere quanto in realtà sia lontana la sensibilità italiana ed europea da quella del mondo Maga di cui Trump è la massima espressione. Immagini di obiettivi colpiti e corpi uccisi vengono miscelate nel montaggio con spezzoni di colossal di Hollywood o, peggio, con sequenze di videogame del genere “sparatutto” dove il fil rouge del gioco è la continua mattanza, degna dei peggiori splatter. È proprio questa gameficazione della guerra, cioè il suo accostamento a un videogioco, come se anche le tragedie che accadono realmente e ingiustificatamente dall’altra parte dell’oceano, che si trova al centro della condanna del card. Cupich: «Una guerra vera, con morte e sofferenza reali, trattata come un videogioco: è nauseante» ha detto senza mezzi termini il porporato.
All’interno della sua nota, c’è tuttavia un passaggio che più di altri ha il potere (e il dovere) di interrogarci: «Più ci abituiamo allo “spettacolo” delle esplosioni, più rischiamo di perdere il dono più prezioso che Dio ci ha dato: la nostra umanità». La questione ultima è proprio questa, la nostra umanità. Assistere ogni giorno a immagini belliche, a scene drammatiche che avvengono sotto i nostri occhi, seppur attraverso i media, può condurci a dare per assodato il fatto che la guerra fa parte della natura umana, che in base a una serie di interessi di parte – Trump ha motivato l’attacco all’Iran con una presunta minaccia agli Usa che Teheran avrebbe apportato se non si fosse mosso repentinamente – è ammissibile anche massacrare altri esseri umani, spezzare vite delle quali nulla sappiamo e che fino a prova contraria nulla avevano fatto per meritare un destino così brutale.
Secondo il cardinale, quella in atto è una vera crisi morale. E a sostanziare la sua visione c’è anche dal caso del mercati predittivi, piattaforme online in cui è possibile puntare (scommettere?) sul verificarsi o meno di un evento futuro. E la piattaforma Kalshi, molto attiva negli Usa sulle vicende belliche in Medioriente, ha fatto molto discutere in questi giorni.
La domanda quindi è: come cambia il nostro panorama interiore – e come si forma quello delle giovani generazioni – in un mondo in cui i governanti rendono la guerra un videogioco e si scommette sulla distruzione di intere città e paesi?
A ottant’anni di distanza dalla nascita di organismi come l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha cristallizzato il consenso condiviso attorno alla cultura dei diritti umani, oggi registriamo un passo indietro in favore di logiche tutt’altro che improntate alla salvaguardia della vita umana e alla costruzione di un bene comune più grande.