Idee
Tra i molti volti di chi soffre davanti ai nostri occhi, proprio adesso, proprio qui, c’è quello di Roberto. Un padovano di 67 anni, uno scrittore, un appassionato d’arte. Una persona malata, a cui anni fa è stata comunicata una diagnosi infausta, un glioma diffuso, un tumore del cervello per il quale al momento la medicina non ha terapia: una malattia dalla quale oggi non si guarisce. Negli anni Roberto ha raccontato la sua storia in forma anonima, ma lunedì scorso è uscito allo scoperto attraverso un video nel quale, con tono pacato, racconta di essere sottoposto a forti sofferenze e continui attacchi epilettici e chiede di essere aiutato a morire qui, dove ci sono la sua casa e i suoi affetti, «è una questione di dignità» conclude. Assistito dall’associazione Luca Coscioni, che ha divulgato le immagini, Roberto fin dalla diagnosi ha chiesto all’Ulss 6 il suicidio assistito, in base alla sentenza della Corte costituzionale del 2019 che prevede la non punibilità per chi aiuta una persona a morire a patto che la persona sia capace di intendere e volere, che la patologia sia irreversibile, che le sofferenze a cui è sottoposta siano intollerabili e che, per la continuità dell’esistenza in vita, siano necessari trattamenti di sostegno vitale. Ecco, a Roberto manca quest’ultimo criterio, ragione per cui l’Azienda sanitaria nega il nulla osta, a differenza della Svizzera. Dopo una recrudescenza delle sue condizioni di salute, l’uomo è tornato ora a chiedere di essere aiutato a morire dal Sistema sanitario nazionale.
Di fronte a questo volto provato, c’è anzitutto la vicinanza umana e morale, la piena compassione della traversata nel deserto esistenziale che Roberto sta vivendo da anni: una condizione che lo spinge ogni sera ad andare a letto – sono parole sue – con la speranza di morire nel sonno. Il suo oramai è l’ultimo di numerosi casi di persone malate terminali che manifestano il desiderio di mettere fine alla loro vita.
Di fronte a storie come queste, un moto spontaneo si impone: con quale coscienza da anni e anni la politica continua a girarsi dall’altra parte e, nonostante i ripetuti appelli dalla società civile ma anche dal capo dello Stato Mattarella, non pone mano a una legge che possa orientare le persone che si trovano in situazioni come questa e chi è loro vicino? Orientare potrebbe sembrare un verbo aereo, generico, ma appare necessario di fronte a una materia così delicata che probabilmente non può essere risolta semplicemente con una legge. Sul fine vita le sensibilità divergono, tendono a scontrarsi, e gli elementi in gioco sono molti.
Da un lato c’è la compassione, umana e oseremmo dire anche cristiana, per chi soffre. Dall’altro, tuttavia, non si può considerare solamente l’“ultimo miglio”, quello della sola sofferenza causata dalla malattia inguaribile. Nei contenuti di un’ipotetica legge – che con tutta probabilità non vedremo neppure in questa legislatura – dovranno per forza trovare spazio anche una forte spinta allo sviluppo delle cure palliative, ancora oggi presenti a macchia di leopardo sul territorio, e l’accompagnamento previo dei pazienti che affrontano una diagnosi così pesante: dagli studi disponibili oggi, emerge che il desiderio di morire insorge di fronte a una forte carenza di relazioni e di cura o quando ci si percepisce come un peso per la propria famiglia o per la società. È necessario non arrivare a questo punto: ci sono patologie da cui non si può guarire, certo, ma nessuna è “incurabile”, se al termine cura applichiamo il significato più vasto, in termini umanitari. Tutti, anche le persone gravemente malate, hanno molto da dare e da ricevere dagli altri, fermo restando il massimo rispetto per l’autodeterminazione di ciascuno.
I tempi per una legge sono ampiamente maturi, ma c’è ancora un passaggio previo da attraversare: abbiamo bisogno di un dibattito ampio all’interno della società, promosso da tutti gli attori in campo, ivi compresa la Chiesa, per sviluppare un alfabeto comune su un tema così delicato e generare cultura condivisa su una serie di criteri, sapendo che la futura norma dovrà sintetizzare un compromesso tra le visioni differenti.