Storie
Durante una gara di pattinaggio artistico ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026, il pattinatore statunitense Ilia Malinin ha concluso la prova del programma libero maschile lontano dal podio a scapito dei pronostici. Nonostante la delusione, finita la gara l’atleta ha compiuto un gesto che è rimasto nel cuore e nella mente di tanti: si è congratulato e ha abbracciato il vincitore, il kazako Mikhail Shaidorov. Malinin ha mostrato il volto migliore dello sport, vivendo il vero spirito olimpico: dare il massimo (e pensiamo che Ilia l’abbia comunque fatto) gareggiando con lealtà e riconoscendo il valore dell’avversario. Il gesto è stato apprezzato dagli organizzatori dei Giochi che gli hanno conferito il premio Fair play award.
L’etica, il valore educativo dello sport, il fair play, sono i principi portati avanti dal Panathlon international. Nato a Venezia nel 1951 è riconosciuto dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e dal Comitato olimpico internazionale (Cio) che lo definisce come «movimento benemerito per la promozione e diffusione della cultura e dell’etica sportiva». Tanti sono oggi i club di panathlon sparsi nel mondo, tra cui quello padovano – fondato esattamente il 23 febbraio 1956 da sedici eminenti cittadini della città del Santo – che ha festeggiato il settantesimo a gennaio di quest’anno a palazzo Moroni, sede del comune di Padova. Durante la festa è stata presentata un’opera realizzata in occasione dell’anniversario che è stata poi collocata accanto alla statua dello scultore Antonio Berti, chiamata “Il giavellottista”, simbolo del movimento panathletico e dagli anni Settanta collocata in Largo Europa a Padova.
La sede patavina in questi 70 anni di vita ha visto alternarsi nove presidenti: il primo Federico Torresini, sino ad arrivare all’attuale, Maurizio Schiavon. I soci del club padovano sono una cinquantina, i cosiddetti panathleti: sono atleti (come il nuotatore paralimpico plurimedagliato Francesco Bettella), ex atleti, dirigenti sportivi, giornalisti e in generale persone che hanno avuto a che fare con il mondo dello sport. Renato Zanovello, presidente onorario del club che ha diretto dal 2000 al 2012, ha spiegato che «il Panathlon si ritrova nei valori espressi dai Giochi olimpici e paralimpici che sono tutt’oggi chiamati a rispettare». Ricordando il settantesimo ha evidenziato come «questo tempo è stato importante per la città di Padova, per le tante iniziative portate avanti dal nostro club».
In queste sette decadi il club padovano si è infatti prodigato in diverse direzioni per la promozione dell’etica, del valore educativo dello sport, del fair play: ha organizzato circa 700 incontri tematici e 40 convegni; ha promosso diverse ricerche scientifiche applicate allo sport, con relative pubblicazioni. Premia chi testimonia «con fatti esemplari di fair play, che lo sport è prestazione fisica e morale». Dal 1957 conferisce borse di studio (lo scorso anno quattro) e premi a studenti e neolaureati che eccellono sotto il profilo agonistico e scolastico-accademico. Inoltre porta avanti nelle scuole i progetti “Sport pulito” per la prevenzione del doping, la diffusione del fair play e l’uso degli integratori (usati spesso dai più giovani che frequentano le palestre) e “Un’ora per i disabili sportivi” per la diffusione della cultura dell’inclusione (quest’ultimo fatto fino al 2021).
Maurizio Schiavon, presidente dal 2024 del club padovano Panathlon, ha sottolineato come «la nostra organizzazione vuole promuovere una cultura dello sport, come mezzo innanzitutto per il benessere psicofisico delle persone, per far capire l’importanza dell’attività fisica sin dal periodo scolastico. Poi siamo impegnati nel divulgare la conoscenza dell’etica dello sport e la promozione del fair play (ogni anno c’è un riconoscimento per questo, il più importante che si possa ricevere, il Premio fair play). Nel 2023 è andato alla squadra di calcio del carcere Due palazzi di Padova, chiamata Pallalpiede; nel 2024 al Centro sportivo universitario e l’anno scorso è andato ad Andrea Rinaldo, ex rugbista del Petrarca e
accademico».
A proposito dei 70 anni del Panathlon Padova il presidente ha sostenuto che «è un anniversario importante, con un bilancio positivo: abbiamo fatto un pezzo di storia della città di Padova, collaborando con il Comune, con l’università e con altre realtà per molteplici iniziative di vario tipo. Ci sentiamo ancora fortemente motivati a portare avanti i nostri valori; oggi c’è ancora tanto bisogno di conoscerli e viverli».
Siamo persuasi che il sopracitato Ilia Malinin è e sarà certo ricordato per il suo quadruplo axel e per il salto mortale all’indietro, ma anche (e forse principalmente) per quell’abbraccio a Mikhail Shaidorov, che profuma di umanità.

Il Panathlon è un’associazione internazionale nata in Italia nel 1951 a Venezia per promuovere l’etica, il valore educativo dello sport, il fair play. I soci dei vari club sono atleti, ex atleti, dirigenti sportivi, giornalisti e in generale persone che hanno avuto a che fare con il mondo dello sport. A Padova il club è nato il 23 febbraio 1956 da sedici eminenti cittadini.
Il Panathlon Padova in più di settant’anni di vita ha organizzato molteplici iniziative, organizzando diverse conferenze e convegni. Uno dei più importanti eventi culturali è stato realizzato nel 2006 sul tema della multiculturalità e sport. Ha visto la partecipazione di relatori italiani e stranieri e gli atti sono stati successivamente divulgati come pubblicazione scientifica a un congresso del Panathlon international. Il club padovano tra le altre cose porta avanti nelle scuole il progetto “Sport pulito” che ha lo scopo di lavorare sulla prevenzione del doping, riportando casi anche recenti di atleti coinvolti (capendo le cause che hanno portato a questi abusi e come ne sono usciti). Il progetto promuove la diffusione del fair play e mette in guardia dall’uso scorretto degli integratori utilizzati spesso dai più giovani che frequentano le palestre (c’è la conoscenza dei vari integratori e le conseguenze sul loro utilizzo smodato).