Storie
Un ruggito nella pianura padana è un’eco lontano piovuta dalla foresta tropicale dei romanzi di Salgari, da distanze comprensibili solo osservando un mappamondo. È un suono che ha delle frequenze che si innestano nel profondo del tuo corpo, all’altezza dello stomaco. Campolongo Maggiore è un Comune del Veneziano di 10 mila abitanti, famoso negli anni Ottanta e Novanta per storie di malavita, ma ora quieto come tante altre comunità venete. Ci sono gli argini, il terreno che incomincia a mischiarsi con la sabbia, campi, un campanile e quartieri residenziali. E leoni, tigri e leopardi. La sensazione è che i loro ruggiti possono tranquillamente essere uditi nei Comuni vicini, come Fossò, Camponogara e Piove di Sacco.
All’inizio di una piccola strada sterrata in piena campagna un cancello apre le porte a Tiger experience, un’associazione «senza fini di lucro che ha lo scopo di informare le persone riguardo la vita degli animali in cattività attraverso la relazione che si sviluppa tra i grandi felini ospitati nel parco e i loro keeper», così come è scritto sul sito. Ad accogliermi, sul suo trattorino, c’è Giacomo Ferrari, bresciano, da quest’anno presidente dell’associazione, succeduto a Gianni Mattiolo che diede il via a tutto nel 1999.








All’inizio Tiger experience era rivolto agli appassionati di magia con protagonisti gli animali. Nel 2000 comparvero le prime gabbie, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove sono tenuti in cattività circa una quarantina di grandi felini. L’arrivo di Giacomo a Campolongo avviene nel 2015 dopo una lunga esperienza di addestratore di cani, cavalli e animali da reddito iniziata da quando aveva 6 anni. L’incontro con Gianni Mattiolo capita per caso. In quell’anno Giacomo Ferrari riceve un’offerta di lavoro a Tenerife e, cercando su Facebook un posto in cui festeggiare e salutare tutti, scopre Tiger experience. Rimane affascinato dall’approccio e decide di cambiare i suoi piani di vita e lavorare a Campolongo. Se prima addestrava gli animali a scopo puramente lavorativo, converte la sua visione ascoltando la filosofia di Gianni: accentuare la diversità tra felini ed esseri umani, accettarla e applicarla nella società. Alla domanda se non si sarebbe potuto fare lo stesso con gli animali domestici che conosciamo, Giacomo risponde con una riflessione: «Oramai cani e gatti sono fin troppo umanizzati. Il bambino, ad esempio, vede il fratellino che non ha, ovvero proietta nell’animale un suo bisogno. Nelle visite che conduciamo si induce a sviluppare l’empatia prima osservando l’animale, conoscendolo e dunque comportandosi di conseguenza. I felini sono gli unici animali che rendono l’idea di differenza tra noi e loro. L’obiettivo finale è quello di ripristinare un rapporto sano con gli animali domestici».
Tiger experience non è uno zoo, piuttosto un’associazione e un centro didattico nato con l’obiettivo di far conoscere da vicino la biologia e l’etologia di predatori maestosi come tigri, leoni, puma e leopardi. Molti degli esemplari presenti sono “attori in pensione” o animali nati in cattività che non potrebbero sopravvivere in natura. Il parco ospita rarità assolute, come le tigri bianche Snowhite, tra cui Sitarra, la prima femmina di questa varietà nata sul suolo nazionale.
L’associazione si mantiene con le visite guidate, organizzate secondo le fasce d’età. L’approccio è basato sull’interazione e sul racconto. I visitatori possono scegliere diversi percorsi: il “Tiger tour”, una visita guidata per scoprire i segreti dei felini, il “Tiger baby tour”, per i bambini sotto gli otto anni per far scoprire e imparare tante curiosità sul mondo dei grandi felini, il “Tiger exclusive”, un’immersione più profonda per chi vuole approfondire il legame uomo-animale e “Ranger per un giorno”, un’esperienza formativa per capire cosa significhi gestire quotidianamente questi giganti della natura.
Al pubblico viene spiegato che gli animali sentono le emozioni, ma il processo mentale è diverso da quello degli essere umani e accettare la diversità significa costruire una base comune per una sana collaborazione. «Non siamo tutti uguali – dice Giacomo – È conoscere la nostra diversità che ci porta a stare insieme». Del recupero degli animali Giacomo non vuole parlare per una ragione: «Il messaggio che passerebbe è che li ho salvati io, dunque metterei me come protagonista anziché loro». In realtà alcune storie vengono raccontate durante le visite, casi di animali che sono riusciti a sopravvivere grazie alla collaborazione di altri animali.
È facile perdersi in riflessioni sul mondo con Giacomo: il suo modo di allevare i felini è una filosofia di vita che tocca sia la sfera personale che il suo modo di vedere la società. Accanto a lui c’è Giulia Nordio, compagna di vita e di professione. Giulia ha studiato al corso di laurea Animal care, all’Università di Padova, e ha conosciuto Giacomo chiedendo di svolgere lo stage presso la struttura qualche anno fa. Presto si sposeranno. Assieme a loro, in casa, saltellano e convivono 14 cani, 12 gatti e una capretta. Fuori dall’area dei felini ci sono tre cavalli che trotterellano in un campo, ai piedi dell’argine.
Ogni ora è dedicata alla vita del parco: la pulizia delle gabbie, le prenotazioni delle visite e il nutrimento degli animali. I felini, di media, mangiano sei chili di carne ciascuno al giorno, fatta eccezione per un paio di digiuni alla settimana, questo per cercare di replicare ciò che avviene in natura: un animale mangia quando caccia e possono passare alcuni giorni prima che azzanni una nuova preda. A tratti sembra di stare nel Sud degli Stati Uniti, in uno dei quei film dove, tra una casa e l’altra, bisogna percorrere alcuni chilometri tra fiumi, campi coltivati e case coloniali. E invece siamo a Campolongo Maggiore, quanto di più lontano dall’immaginario collettivo di un veneto.
Il Tiger experience, da quando è nato, è stato al centro di un dibattito tra chi lo sostiene e le associazioni animaliste, che criticano la detenzione di animali esotici in cattività. L’associazione ritiene che lo stretto contatto e l’addestramento non siano coercizione, ma una forma di arricchimento mentale per animali che non conoscono la libertà selvaggia. L’educazione non segue i binari della didattica scolastica tradizionale, ma si muove su un terreno molto più emozionale e diretto. L’obiettivo dichiarato della struttura è trasformare la «paura del predatore» in «rispetto per la specie». L’idea alla base è che sia difficile proteggere ciò che non si conosce o che si percepisce come lontano e astratto. Secondo l’associazione vedere la stazza di una tigre a pochi metri e sentirne l’odore o il suono del respiro crea un legame empatico immediato.
L’approccio di Tiger experience può sicuramente sollevare opinioni opposte, visitarlo è l’unico modo per farsi un’idea propria, d’altronde, come auspica Giacomo, è la diversità ciò che arricchisce.
In Italia, il fenomeno degli animali in cattività abbraccia realtà eterogenee: dai parchi zoologici ai circhi, fino al vasto mercato degli esotici. Secondo le stime delle principali associazioni animaliste, si contano milioni di animali detenuti fuori dal loro habitat naturale, con circa 50 mila esemplari appartenenti a specie selvatiche o protette, spesso ospitati in strutture private o centri di recupero. Tra questi figurano grandi felini, rettili rari e primati, frequentemente sequestrati per detenzione illegale o commercio clandestino.
La normativa di riferimento è rigorosa e complessa. Il perno è il decreto legislativo n. 73 del 2005, che recepisce la direttiva europea sugli zoo, imponendo standard elevati per il benessere animale e la conservazione delle specie. Fondamentale è poi la Convenzione di Washington (Cites), che regola il commercio internazionale di flora e fauna minacciate. L’Italia ha compiuto passi decisivi con il decreto legislativo n. 135 del 2022, che vieta l’importazione e la detenzione di specie selvatiche ed esotiche che rappresentino un rischio per la salute pubblica o la biodiversità. Centrale la legge 189 del 2004 contro il maltrattamento.
Fotografo documentarista, i suoi lavori, realizzati in tutto il mondo, sono pubblicati nei più importanti magazines italiani e internazionali. Collabora con Ong per reportage editoriali in ambito cooperazione. Info: www.andreasignori.it