Idee
Una donna delle istituzioni, la cui vocazione sociale e politica è nata nella sua formazione ecclesiale, improntata all’impegno per il bene comune, speso in una delle stagioni più complesse per la vita del nostro Paese. Giovedì 12 marzo, è scomparsa a Padova all’età di 96 anni l’onorevole Amelia Casadei. Figura di grande spessore umano oltre che istituzionale, Casadei era stata dapprima consigliera comunale a Ponte San Nicolò, suo paese di origine, quindi deputata tra il 1976 e il 1979 e infine consigliera regionale dal 1985 al 1990, sempre nella fila della Democrazia Cristiana. Nell’Azione cattolica italiana, oltre a far parte della presidenza diocesana di Padova, negli anni Ottanta è stata la prima donna a essere eletta segretaria nazionale.
«Con Amelia ho vissuto momenti bellissimi negli anni Settanta – ricorda Sandro Gozzo, obiettore di coscienza di Dolo – Eravamo insieme responsabili dell’Acr diocesana finché, al termine del triennio di presidenza lei entrò in Parlamento, assieme a Beniamino Brocca alla Camera e Pietro Schiano al Senato. Ricordo che quando venni arrestato per aver autoridotto la durata del servizio civile equiparandolo a quello del servizio militare, Amelia segui la mia vicenda e come onorevole veniva spesso a trovarmi in carcere. Il 21 febbraio del 1979 presentò una legge che andava a integrare la legge 772 del 1972 che aveva riconosciuto l’obiezione di coscienza, purtroppo non se ne fece nulla perché cadde il Governo».
Nei giorni scorsi a ricordare Casadei è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia: «Con la scomparsa dell’onorevole Amelia Casadei il Veneto perde una donna delle istituzioni che ha interpretato la politica con rigore morale, spirito di servizio e profondo senso dello Stato. La sua vicenda personale e pubblica attraversa alcune delle stagioni più complesse della nostra Repubblica e racconta una generazione che ha vissuto l’impegno politico come responsabilità verso la comunità. È una donna che ha dato molto al nostro Veneto, la ricorderemo». In quegli anni, Casadei partecipò all’elezione di Sandro Pertini a presidente della Repubblica e assistette, con molti altri colleghi, al rapimento del presidente della Dc Aldo Moro.
«Colpisce come abbia mantenuto fino alla fine uno sguardo lucido e appassionato sulla vita pubblica. Era una donna che continuava a interrogarsi sul futuro della politica e della democrazia, convinta che l’impegno civile resti sempre una responsabilità verso la comunità» ha detto ancora Zaia.
Esattamente quattro anni fa, la sua ultima intervista alla Difesa del popolo. In un passaggio illuminante sulla vita politica italiana sosteneva: ««La società è radicalmente cambiata rispetto a 30-40 anni fa e bisogna pensare a un’articolazione diversa della politica e della rappresentanza politica. La finanziarizzazione e la globalizzazione oggi usano la società e le sue varie articolazioni come luoghi e strumenti della conservazione dell’esistente, anche superfluo, e non in funzione della promozione dei bisogni fondamentali. È impensabile rimanere ancorati all’idea dei partiti tradizionali, ce lo dimostra la stessa Europa. Pensiamo al problema delle migrazioni: possiamo continuare ad affrontarle con le vecchie categorie e la politica dei respingimenti? Trovo una singolare analogia tra il nostro tempo e i secoli delle invasioni barbariche. Allora, dal 5° all’8° secolo, furono alcuni pontefici (chiamati per questo Magni) e alcuni monaci a occuparsene, lasciati soli a gestire in Occidente la pressione dei nuovi popoli: accettarono di proporre e condividere un cristianesimo più povero e “barbaro”, capace di cogliere il nuovo, mentre l’Impero romano d’Oriente rimaneva arroccato nella vecchia politica della difesa dei propri confini. E come sia andata a finire… ce lo dice la storia. Anche oggi occorre il coraggio di questo discernimento, come ci insegna papa Francesco».
E rivolta ai giovani: «In questi tempi non facili vorrei dire ai giovani che la politica è una cosa grande e bella, perché ti apre gli orizzonti e il cuore; vorrei dire loro di avere l’entusiasmo e il coraggio generoso di affrontarla, considerandola, ai vari livelli, come una grande famiglia allargata, come il “luogo” cui dedicare le proprie migliori capacità e attraverso cui crescere, con umiltà, in umanità e anche in spiritualità».