Chiesa
Quando si parla di giovani e lavoro vengono subito in mente i dati non sempre felici delle statistiche sull’occupazione. Nel nostro Paese i dati sulla crescita del lavoro giovanile non sorridono a coloro che hanno tra 15 e 34 anni: l’Istat rileva che la disoccupazione giovanile è al 19 per cento, contro una media generale del 6, e che la metà degli under 35 guadagna meno di 1.500 euro netti al mese. La fredda logica dei numeri potrebbe spingere qualsiasi giovane a cercare fortuna all’estero, nella migliore delle ipotesi, o abituarsi a una vita di sacrifici e rinunce.
Eppure un gruppo di giovani, provenienti da varie esperienze associative, ha deciso di riflettere insieme per cercare una bussola comune capace di guidarli verso un futuro diverso. L’idea – proposta da Fuci, Ucid, Economia di comunione, The Economy of Francesco e Centro universitario padovano – ha dato vita a un ciclo di incontri per cercare di arrivare, o tentare, a rispondere alla domanda: chi sarò da grande? Non classiche conferenze tenute da docenti, ma riflessioni informali, più vicine a un aperitivo che a delle lezioni universitarie.
Il primo incontro si è svolto martedì 10 marzo al Centro universitario di via Zabarella 82, a Padova, e la prima ospite a prendere la parola è stata Agnese Boscolo, economista. La sua storia inizia nel 2008: da pochi mesi le pagine dei giornali si riempiono di notizie sulla crisi economica e finanziaria globale. Lei è solamente una studentessa di un liceo scientifico di Padova; non sa cosa farà da grande ma intuisce che la sua vita ha senso solamente aiutando gli altri. Per la mente le passa anche l’idea di iscriversi a Medicina, ma poi si rende conto che la realtà – e le sue numerose sfide – entra nelle scelte delle persone e per questo decide di comprendere come mai l’Italia e il mondo intero in quegli anni vivono un momento di stagnazione economica.
Agnese sceglie di trasferirsi a Milano per studiare alla Bocconi. Sono gli anni in cui comprende che per uscire dalla propria zona di comfort è necessario anche scontrarsi con il diverso. Ecco perché va in Qatar a studiare, non senza difficoltà ,l’economia del petrolio. Finiti gli studi comincia a lavorare per un fondo d’investimento londinese, che investe nel settore delle energie rinnovabili. È il lavoro ideale. Ritmi serrati per sei anni, ma a lei non pesa, allo stesso tempo però non sente di essere contenta.
Non è un dubbio imprevisto a farla riflettere, ma la consapevolezza che la carriera non è il fine di una vita ma lo strumento per vivere, cercando di conoscere maggiormente il mondo e noi stessi. La scelta che prende è radicale: rassegnare le dimissioni per cercare di essere utile per i giovani. Agnese torna a Padova dove per due anni collabora con il Dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Università e poi, continuando questo cammino di ricerca interiore e professionale, vince il concorso per insegnare economia e diritto all’istituto superiore Leonardo da Vinci di Padova.
La sua esperienza ha acceso la curiosità in sala dei partecipanti all’incontro. Elena – studentessa di scienze dell’educazione – ha sottolineato quanto sia vitale l’apertura al nuovo. La vocazione, inoltre, non è mai un qualcosa che viene acquisito per sempre, ma un percorso “artigianale” che può aprire nuovi cammini, anche dopo anni, verso strade del tutto nuove.
Sulla stessa lunghezza d’onda è stata la riflessione proposta da Gioia, studentessa di beni culturali a Ca’ Foscari: in una società che ci chiede di essere sempre performanti, dobbiamo tornare ad amare la bellezza dell’aprirci a nuove sfide, anche quando tutto intorno a noi è buio e senza punti di riferimento. Questo ci darà una mano a scoprire non solamente l’altro, ma soprattutto noi stessi.