Fatti
I lavoratori italiani non avevano ancora recuperato la perdita di potere d’acquisto generata dalla crisi 2022-2023 (con l’inflazione che puntava alle due cifre), che su stipendi e carrelli della spesa si sta già abbattendo la tempesta perfetta. Perché il decollo dei prezzi dei carburanti spingerà ad aumentare i prezzi di tutti i prodotti trasportati, oltre a benzina, elettricità, plastiche, fertilizzanti e tutto ciò che dagli idrocarburi deriva.
Già ne se vedono gli effetti al di là delle stazioni di servizio, calmierate dal provvedimento governativo che abbatte le accise e ha reso benzina e gasolio i meno cari d’Europa. I voli aerei hanno adeguato subito le tariffe all’insù, conseguenze si vedranno nel settore turistico laddove arrivare in Italia diventerà o molto più caro o impossibile (i cieli di mezza Asia sono off limits). Le esportazioni avranno un certo contraccolpo: un minuto dopo le mazzate di Trump che hanno reso ostile il mercato americano, ora stiamo perdendo le entrate garantite dai ricchi compratori mediorientali.
I maggiori costi di trasporto – via nave, via camion o treno merci – si scaricheranno rapidamente su tutto, l’inflazione rialzerà la testa e, con essa, probabilmente anche il costo del denaro.
Le banche centrali sono alla finestra, stanno attendendo di capire dove porterà l’ultima intemerata bellica in Medio Oriente. Se i prezzi cresceranno, magari disordinatamente come l’ultima volta, una stretta monetaria diverrà rapida e obbligatoria: ciò si scaricherà sui tassi di mutui e prestiti bancari, deprimendo investimenti e consumi.
A farla breve, piove su un terreno già abbastanza bagnato. Diluvia proprio sull’economia italiana, che già era in crescita di un asfittico zero virgola fino a ieri. E quasi nulla dipende da noi, c’è quindi pochissimo che possiamo fare per difenderci dalla tempesta. Qualche pannicello caldo come il taglio delle accise (che comunque durerà poche settimane e costerà mezzo miliardo alle casse dello Stato); un maggior controllo su speculatori e approfittatori, se ci riusciamo. Le sane virtù familiari che ci spingono a scegliere il bus piuttosto dell’auto e a fare qualche rinuncia.
Rimane il fatto che l’Italia si è di nuovo scoperta vulnerabile a crisi esterne. Meno del 2022 (abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento di metano, ad esempio), ma la questione energetica è ormai il nostro dichiarato tallone d’Achille. Prima o poi lasceremo in cassetto i pannicelli caldi per adottare soluzioni veramente definitive. Meglio prima che poi.