Idee
In questa Settimana Santa molti di noi entreranno in chiesa: qualcuno per tutte le celebrazioni del Triduo Pasquale, altri magari solo per un saluto o una pausa di riflessione. Varcheremo le soglie di chiese antiche e moderne, ricche di decorazioni come una chiesa barocca o austere come quelle romaniche. Saremo portati ad alzare gli occhi grazie a vertiginose arcate gotiche o a rientrare in noi stessi in cappelle raccolte dalla luce soffusa.
Nel corso di 2000 anni di cristianesimo l’architettura delle Chiese ha accompagnato la comprensione della prassi credente delle comunità, sfruttando al massimo le potenzialità tecnologiche del tempo. Esiste un modello ideale? Fortunatamente no. E infatti mai l’autorità ecclesiastica ha imposto uno stile sugli altri.
Non stupisce che, in questo flusso artistico e tecnologico, anche l’intelligenza artificiale abbia fatto capolino. Non sono pochi quelli che hanno provato a chiedere all’IA di progettare una chiesa: qualcuno solo per scherzo, altri pretendendo cose al limite del buon gusto.
I risultati di chi, invece, ha usato con saggezza la nuova tecnologia del momento sono decisamente interessanti. Anzitutto per un risultato metodologico: all’IA non è stato chiesto semplicemente di progettare una chiesa, ma è stata addestrata con materiali specifici ed è stato guidata nelle diverse fasi di progettazione da architetti e professionisti esperti di architettura sacra. L’ennesima riprova che l’IA non sostituisce ma può essere prezioso alleato per l’ingegno umano.
Considerando poi il fatto che l’IA lavora in modalità statistica, è interessante vedere cosa il sistema ha percepito come statisticamente essenziale per una chiesa. Ad esempio, sfogliando le immagini dell’interessante lavoro dell’architetto Tommaso Grossi del Politecnico di Milano, emergono come elementi fondamentali la luce, la presenza di elementi naturali quali il legno e le piante, la scelta di colori pastello. L’IA non ha inventato niente ma ha offerto soluzioni originali e interessanti per pensare uno spazio sacro nel XXI secolo in occidente.
Alcuni progetti ricalcano le forme di un paesaggio urbano, quasi mimetizzandosi in esso, altri si pongono in netto contrasto con gli edifici circostanti, dando così visibilità al mistero della Chiesa che è nel mondo ma non del mondo. Altare e crocifisso sono variamente interpretati, sempre come punti centrali e focali dell’intera aula assembleare. All’IA sembrano piacere più le linee curve che gli spigoli, e dà i suoi frutti migliori nell’immaginare spazi per la meditazione personale più che per una assemblea che celebra: è figlia del suo tempo. Merita infine una citazione il progetto che prevede una cappella multireligiosa, pensate per città o luoghi (ad esempio gli aeroporti) abitati e attraversati da persone di diverso credo.
Sfogliando i diversi progetti si percepisce una certa freddezza, la stessa che traspare vedendo molti bozzetti di edifici di culto fatti prima dell’IA. Anche qui niente di nuovo: ciò che rende una Chiesa viva sono le persone che la abitano e che nell’edificio chiesa vi celebrano la Pasqua del Signore.
Come sempre la partita è tutta nelle nostre mani e la tecnologia di questo nostro tempo, come ogni altra tecnologia nel corso dei secoli, esprime semplicemente e potentemente il modo in cui abitiamo il mondo, anche celebriamo il mistero di Dio che si rivela nella storia, che rende sacro tempo e spazio.
Non so se la chiesa in cui celebrerete la Pasqua vi piaccia o no, se sia antica o moderna: è uno spazio che donne e uomini credenti hanno costruito per ritrovarsi e per incontrare Dio, per rispondere alla sua convocazione e per uscire carichi di annunci di speranza. State tranquilli: nessuna IA sostituirà in questi giorni il volto dei fratelli e delle sorelle che incontrerete in Chiesa.