Idee
Il grave episodio avvenuto a Trescore Balneario, dove una professoressa è stata accoltellata da uno studente di tredici anni, ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’emergenza educativa che riguarda i nostri adolescenti, ma che deve suscitare profonde riflessioni soprattutto negli adulti.
Il clamore della notizia sbigottisce e, nell’immediatezza, porta a domandarsi quali siano le ragioni che hanno condotto un ragazzino a compiere un gesto talmente rabbioso e violento. Ma qui non si tratta di risolvere un “caso”, occorre piuttosto prendere coscienza delle pesanti avarie dell’attuale sistema educativo, del grave disagio che vivono le giovani generazioni e del fatto che a molti di noi manchi la reale percezione di una certa deriva sociale in atto.
La domanda da porsi è: quando e in quali modalità oggi si costruisce l’educazione? Il primo luogo di formazione rimane senza dubbio la famiglia. Tuttavia, negli ultimi decenni, segnati da un forte individualismo, il processo educativo viene spesso percepito come un “fatto privato”, separato da una reale collaborazione con gli altri soggetti educativi primari, come la scuola o la comunità. La famiglia, poi, è esposta a crisi profonde che, in numerosi casi, ne spezzano l’unità e la rendono fragile. I nuclei familiari sono provati da difficoltà economiche e sociali, non sempre hanno la capacità e soprattutto la forza di educare i propri figli. Nel frattempo, la scuola tenta di fare la sua parte, ma la sua reputazione è indebolita: la sua autorevolezza appare minata e la fiducia nella sua efficacia è offuscata da prospettive future sempre più incerte. I docenti sono stanchi e demoralizzati, operano in contesti dove lo sfondo pedagogico è soffocato da procedure burocratiche e riforme più propagandistiche che sostanziali.
E il resto della società? I giovani respirano l’aria che tira, appestata da modelli capitalistici e rappresentata frequentemente in maniera fuorviante, o estrema, dai media.
Quindi, di fatto, cosa accade nel tempo e negli spazi educativi che circondano i nostri ragazzi, al di là delle aule scolastiche? Cosa fanno i nostri giovani nei momenti di “vuoto”, al termine delle lezioni, quando rientrano nei loro appartamenti spesso “disabitati”, almeno fino all’ora di cena? La domanda non è di poco conto, perché in questi lunghissimi intervalli di solitudine educativa il controllo genitoriale non riesce ad arrivare, soprattutto a causa delle enormi potenzialità degli strumenti digitali a disposizione all’interno delle case.
Molti giovani nel pomeriggio praticano sport, frequentano scuole di musica, laboratori artistici, oppure restano all’interno degli edifici scolastici per partecipare a corsi extracurricolari… Ma questi impegni, in moltissimi casi, trovano una battuta d’arresto proprio nell’età adolescenziale. Così parecchi ragazzi trascorrono pomeriggi interi nel chiuso della propria stanzetta, scrollando lo smartphone.
In un quadro di emergenza educativa, come quello attuale, il tempo libero smette di essere un semplice intervallo tra un obbligo e l’altro e diventa un terreno decisivo: è lì che si possono sperimentare interessi, costruire relazioni autentiche e sviluppare autonomia. In pratica, il tempo libero dovrebbe essere una sorta di palestra dove formare la propria identità e conoscere più a fondo sé stessi.
Alcune ricerche recenti dell’American Psychological Association (Apa) mostrano, in maniera particolare, che la partecipazione nel pomeriggio ad attività educative strutturate incoraggiano nei giovani e giovanissimi il senso di appartenenza e l’autoregolazione, prevengono i comportamenti antisociali e l’attrazione per sostanze psicoattive e alcol. Questo aspetto risulta particolarmente prezioso in ambienti deprivati culturalmente e più esposti al degrado. Al contrario, un uso passivo e prolungato del tempo libero può essere correlato a isolamento o sedentarietà. La solitudine con cui i giovani si confrontano spesso è anche alla base di alcune sindromi depressive, o disturbi dell’ansia e del comportamento, nonché di una certa difficoltà a gestire le emozioni. In un tempo dominato da una fruizione passiva del digitale, inoltre, fanno fatica anche a consolidarsi interessi personali o hobby.
Il tempo libero degli adolescenti è uno specchio delle trasformazioni sociali contemporanee. Episodi di cronaca come quello avvenuto a Trescore Balneario, pur nella loro eccezionalità, denunciano una forte carenza e richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare i contesti educativi complessivi in cui i giovani crescono.
Investire nel tempo libero significa investire nella prevenzione, nella relazione e nella costruzione di una comunità educante più ampia, capace di accogliere e formare giovani adulti responsabili e potenzialmente orientati alla ricerca del bene comune.