Idee
A chi segue il calcio non sarà sfuggito lo spot pubblicitario di una nota casa di scommesse online che, malauguratamente, è anche lo sponsor che campeggia sulle maglie della capolista. Tra i tanti spot di questo tenore, questo spicca per i nomi e i volti dei promoter: Francesco Totti, Fabio Cannavaro e soprattutto lui, il “Divin codino” Roberto Baggio.
Sportivi affermati, uomini ricchi e amati, eppure a servizio dell’“industria del gioco”, una piaga in Italia e non solo. Il collega ed editorialista di Avvenire (nonché, da giovane, collaboratore della Difesa) Umberto Folena – autore di volumi come Perché il gioco d’azzardo rovina l’Italia e L’illusione di vincere – non ha resistito e nei giorni scorsi ha scritto una lettera aperta a Baggio, che ha letto su Radio Luce, piccola emittente di San Zenone degli Ezzelini.
«Caro Roberto Baggio, ti scrivo perché ti stimo, anzi ti voglio proprio bene. Da appassionato di calcio e da tifoso della Fiorentina, la squadra alla quale, assieme al Lanerossi Vicenza, sei più legato. Ti scrivo perché so della tua fede e del tuo stile di vita. Ti scrivo perché purtroppo ci hai deluso: me, quanti lottano contro la piaga del gioco d’azzardo, e soprattutto quanti stanno soffrendo a causa dell’azzardo». Così esordisce Folena, che ipotizza nell’intento nobile di invitare a un “gioco responsabile” l’esca a cui Baggio ha abboccato, ma dietro c’è un grande inganno.
Nel 2025 l’industria dell’azzardo ha fatturato in Italia non meno di 165 miliardi di euro, con 40 miliardi di margine netto. I giocatori, compreso chi compra anche un solo gratta e vinci all’anno, ammontano a 35 milioni, di cui 1 milione (il 2 o 3 per cento) cade nella dipendenza. «Ma c’è un ma ed è in questo ma, caro Robi, il problema – continua Folena – Quel minuscolo 2-3 per cento infatti garantisce all’industria dell’azzardo il 50 per cento del fatturato. In altre parole, senza gli ammalati il fatturato si dimezzerebbe e probabilmente l’industria dell’azzardo fallirebbe. Quindi: da un lato l’azzardo si mostra gentile, garbato, e invita al gioco responsabile; dall’altro ha un bisogno disperato di chi gioca in modo irresponsabile, convulsivo e compulsivo».
Metà del compenso che arriva a Baggio e agli altri campioni, giungr dunque da persone malate alle spalle delle quali ci sono centinaia di migliaia di famiglie rovinate. «Caro Robi – si conclude la lettera – capita a tutti di sbagliare un calcio di rigore. Stavolta ne hai sbagliato uno molto, molto grosso. Ma si può rimediare. Con affetto».