Storie
Conversare con Elio Sardena è un vero piacere: la freschezza dell’eloquio, la profondità dei pensieri, la semplicità del suo sguardo, il sorriso dolce sempre presente, sono tratti non comuni al giorno d’oggi.
Originario della parrocchia di Limena e approdato negli anni Settanta, dopo il matrimonio, a San Bonaventura di Cadoneghe dove oggi ancora vive, Sardena da oltre cinquant’anni svolge il servizio di ministro straordinario della comunione, iniziato proprio nella prima domenica dopo Pasqua, la domenica in Albis (così chiamata perché nell’antichità, in questa domenica, i battezzati nella veglia pasquale deponevano la veste bianca, albis vestis, indossata per tutta la settimana, ndr)
«Avevo poco più di trent’anni e ricordo che un po’ di tempo prima mi aveva avvicinato il parroco di allora, don Egidio Munaron, proponendomi di portare la comunione a chi non poteva partecipare alla messa – racconta l’uomo, oggi ottantenne – Non so bene perché lo avesse chiesto proprio a me, forse aveva percepito che frequentavo la Chiesa fin da piccolo, quando mia mamma mi accompagnava in quella di Limena, distante tre chilometri da casa, e lì pregavamo e ascoltavamo la messa. Credo di essere stato uno dei primi ministri straordinari della comunione, allora eravamo pochi in Diocesi; don Egidio mi trovò subito disponibile ad accettare, con tanta incoscienza ed entusiasmo insieme».
Sardena inizia il ministero portando l’eucarestia a nonna Bianca, una signora di circa 85 anni. «Mi accolse con una semplicità disarmante, non le interessava chi le portava la comunione, ma soltanto ricevere Gesù eucarestia che la faceva sentire parte viva della Chiesa, pensata e amata dalla comunità. Questo suo comportamento mi sorprese ma, allo stesso tempo, fece nascere in me, mano a mano, alcuni sentimenti di inadeguatezza, di indegnità ed entrai in crisi. Così un giorno decisi che le avrei detto che non sarei più andato; quando mi presentai da nonna Bianca, la volta successiva, non mi salutò come al solito ma mi disse subito: “Meno male che sei venuto, pensavo non volessi più venire!”. Rimasi senza parole, tutti i miei pensieri e le mie incertezze svanirono. Quelle parole sono state il motivo per cui, dopo tanti anni, sono ancora ministro straordinario della comunione».
Da allora, Elio, ne ha fatta di strada e sono più di sessanta le famiglie che ha visitato, qualcuna anche fuori parrocchia. «Quando i vari parroci che si sono susseguiti e che mi hanno confermato in questo ministero, mi chiedevano la disponibilità per altri ammalati o anziani che non potevano più frequentare e partecipare all’assemblea domenicale, mi tornava alla mente nonna Bianca e il suo desiderio di ricevere Gesù, così la mia disponibilità era ed è ancora totale – prosegue – Penso che per questo servizio mi abbia aiutato anche la professione che ho svolto, infermiere psichiatrico, prima nella struttura di Brusegana, poi a Camposampiero. Credo che per essere un buon ministro della comunione sia importante la capacità d’ascolto, la delicatezza durante gli incontri con le persone, il non mettersi mai in mostra, parlare con discrezione. È necessario accettare tutte le situazioni che si incontrano, le più disparate, senza mai giudicare, facendo sì che ognuno si senta voluto bene così com’è. Essere ministro della comunione non è un ministero solo da svolgere: prima è un ministero da vivere, non solo con la testa, soprattutto con il cuore. Ecco perché ancora adesso, nonostante le mie fragilità e la mia indegnità, cerco di “essere” e non solo di “fare” il ministro straordinario della comunione».
Elio oggi vive con la moglie, ha un figlio adulto, Edoardo, e due nipoti. Purtroppo ha vissuto anche il dolore della perdita di un figlio, a poche ore dalla nascita. «Fu un grande trauma, ma sentii la vicinanza del Signore anche in quell’occasione; mentre mia moglie era in ospedale per partorire, lessi casualmente un passaggio delle Scritture, dal Libro di Giobbe: “Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. Quando in seguito ci pensai, capii che Lui mi aveva preparato a quel passaggio duro della vita, drammatico anche per mia moglie: il piccolo visse soltanto quarantott’ore e solo più tardi scoprii che in ospedale, prima della morte, venne battezzato con il nome di Giuseppe».
Elio Sardena guarda a ogni giorno come un grande dono. «Se guardo indietro, vedo sicuramente le fatiche, la difficoltà di conciliare la vita familiare con le molte attività lavorative e in parrocchia, ma posso dire che questo ministero mi ha aiutato moltissimo a vivere la fede, è stato uno stimolo a riprendere il cammino ogni volta che si presentavano momenti di stanchezza. In futuro spero di continuare a servire la Chiesa, magari in modo più ridotto, e mi auguro che il Signore mi conceda di vivere serenamente, in abbandono a lui. Lo ringrazio perché mi ha chiamato, nonostante tutto, a essere suo strumento, donandomi la gioia e la consapevolezza di aver ricevuto più di quanto meritato».
Sono tantissime le attività e i servizi che Elio ha prestato in parrocchia, a San Bonaventura ma anche a Limena e a Vaccarino dov’è vissuto alcuni anni. Oltre a portare l’eucarestia ad anziani e ammalati (ministero laicale reso possibile dal Concilio Vaticano II, negli anni Sessanta), è stato lettore, catechista, vicepresidente del consiglio pastorale e delegato vicariale, membro del consiglio pastorale diocesano, presidente vicariale di Azione cattolica, corista. Ha frequentato un corso di teologia per laici e condotto centri d’ascolto e catechesi battesimali nelle famiglie.

Il lavoro di infermiere psichiatrico è stato d’aiuto a Elio per il servizio di ministro straordinario della comunione. «Ricordo che facevamo delle sedute di psicodramma con i pazienti, il mio compito era fare attenzione e annotare tutti i segni e movimenti del loro volto e del corpo, attività che mi ha reso un buon osservatore e che mi è stata utile anche in questo ministero».
Sono tantissime le attività e i servizi che Elio ha prestato in parrocchia, a San Bonaventura ma anche a Limena e a Vaccarino dov’è vissuto alcuni anni. Oltre a portare l’eucarestia ad anziani e ammalati (ministero laicale reso possibile dal Concilio Vaticano II, negli anni Sessanta), è stato lettore, catechista, vicepresidente del consiglio pastorale e delegato vicariale, membro del consiglio pastorale diocesano, presidente vicariale di Azione cattolica, corista. Ha frequentato un corso di teologia per laici e condotto centri d’ascolto e catechesi battesimali nelle famiglie.