Fatti
Dopo due vittorie consecutive arriva uno stop per il Padova. È Cuppone al 76′ a decidere la sfida salvezza, consegnando la vittoria alla squadra di Chiappella per uno a zero e costringendo i biancoscudati a dover soffrire ancora per ottenere la salvezza. Un Padova con poche idee, che vede in Sorrentino il migliore tra le proprie fila.
Il Padova si schiera con Sorrentino in porta; Belli preferito a Faedo come braccetto di destra, Villa e Pastina in difesa; Capelli sulla fascia destra, Favale sulla fascia sinistra; Crisetig capitano confermato in cabina di regia, con Fusi e Varas a supporto; Di Mariano e Bortolussi in attacco. La Virtus Entella risponde con Del Frate in porta; una linea a cinque di difesa con Alborghetti, Parodi, Tiritiello, Di Mario e Bariti; Franzoni, Benedetti e Karic a centrocampo; Cuppone e Guiu in attacco.
La partita si accende subito. Già al 3′ Bariti mette un cross velenoso in area che costringe Sorrentino alla prima uscita bassa del pomeriggio. L’Entella spinge con convinzione e al 13′ va vicinissima al vantaggio: su punizione dalla trequarti, Tiritiello si ritrova solo davanti alla porta, ma Sorrentino compie un autentico miracolo negandogli la gioia del gol. Il Padova fatica a costruire ma al 21′ confeziona la sua migliore azione del primo tempo: Pastina apre per Capelli, il cui traversone trova la sponda aerea di Bortolussi per Varas; il tiro del numero 7, però, viene deviato e si spegne in corner. L’unica vera fiammata biancoscudata di una prima frazione dominata dall’intensità dei liguri, che nel finale sfiorano ancora il vantaggio con un colpo di testa sul corner di Guiu neutralizzato sulla linea da Capelli. Si va al riposo sullo 0-0.
La ripresa si apre senza cambi, ma il copione non muta: l’Entella attacca, il Padova resiste. Al 58′ Franzoni tenta una spettacolare rovesciata sugli sviluppi di un corner, trovando però i guantoni sicuri di Sorrentino. Breda prova a cambiare le carte in tavola inserendo Seghetti e Caprari al posto di Di Mariano e Bortolussi, e l’impatto del numero 11 è immediato — ma il suo gol viene giustamente annullato per fuorigioco al 62′.
Il match entra nella sua fase più calda. Al 66′ Cuppone scarica un sinistro potente su cui Sorrentino si supera ancora. Al 70′ è Franzoni a impegnare il portiere biancoscudato con un mancino insidioso; sulla respinta Karic spara alto, divorandosi una chance colossale. Il Padova sembra trovare coraggio con gli innesti di Faedo e Di Maggio: proprio quest’ultimo al 74′ si presenta a tu per tu con Del Frate dopo un’imbucata illuminante di Seghetti, ma il portiere di casa è provvidenziale in uscita. Quando la partita sembra avviarsi verso il pareggio, però, l’Entella trova il colpo vincente. Siamo al 76′: Bariti pennella un cross perfetto dalla sinistra e Cuppone, con una spizzata chirurgica, beffa Sorrentino per l’1-0. Il Padova si riversa in avanti nel finale, ma l’Entella serra i ranghi con ordine. Nemmeno i cinque minuti di recupero bastano ai biancoscudati per trovare il pareggio: l’Entella vince una partita meritando e ottenendo tre punti fondamentali.
A fine gara Roberto Breda, tecnico del Padova, non cerca alibi e riconosce i meriti dell’avversario, pur sottolineando che i suoi hanno reso al di sotto delle ultime uscite. «Il primo tempo è stato equilibrato, ma nella ripresa l’Entella è stata più brava di noi ad alzare i ritmi e a metterci in difficoltà», ammette il mister, che evidenzia come il suo Padova si sia «disunito», perdendo quell’aggressività che era stata la chiave delle due vittorie precedenti. Un plauso va al suo portiere: «Alessandro ha fatto interventi veramente importanti», riconosce Breda, consapevole che senza Sorrentino il passivo sarebbe potuto essere più pesante. Eppure un rammarico resta: «Un’occasione per far gol l’hai avuta anche tu, e se segni magari cambia completamente tutto».
Sui cambi offensivi al 55′, con Seghetti e Caprari al posto di Di Mariano e Bortolussi, Breda spiega le sue ragioni: «Su Di Mariano pesava l’ammonizione e l’ho visto abbastanza nervoso». La mossa tattica puntava a sfruttare gli spazi in campo aperto con le caratteristiche dei subentranti, perché «se ti abbassi e non sei pericoloso, rischi di essere sempre sotto pressione». Un piano gara che però non ha prodotto i frutti sperati: «Non siamo riusciti a mantenere certe distanze e a essere incisivi e compatti come nelle ultime due partite».
Sul fronte mentale, con la salvezza che resta ancora da conquistarne, il tecnico biancoscudato invoca la reazione: «I contraccolpi non devono esserci, anzi ci deve essere voglia di rivalsa, come è successo dopo il Frosinone». In quell’occasione la situazione era persino più delicata, ricorda Breda, e la squadra seppe rispondere con carattere. «Non vuol dire che dobbiamo star tranquilli: dobbiamo avere la stessa determinazione, sapendo che il Pescara è una squadra con qualità importanti, ma noi vogliamo fare punti».
Alla domanda sul suo stato d’animo, Breda non si nasconde: «Non sono sereno. Sono equamente preoccupato e fiducioso». La preoccupazione nasce dall’obbligo di fare punti, la fiducia dalle prestazioni che la squadra ha dimostrato di poter offrire. «Credo che non sia sereno neanche il Südtirol, e nessuno di quelli che stanno lì in classifica», chiosa il mister, ribadendo il concetto che più gli sta a cuore: «Dipende da noi. Dobbiamo concentrarci sulla prossima partita, e dopo vedremo cosa succede».
Anche Pietro Fusi si presenta ai microfoni al termine della sfida di Chiavari. Il centrocampista biancoscudato non cerca scuse ma riconosce i meriti dell’avversario: «Loro sono stati molto bravi a portare la partita sui loro binari, sul loro ritmo, sulla loro guerra, perché alla fine è stata una partita molto sporca». Fusi spiega come il Padova non sia riuscito a imporre il proprio gioco nella ripresa, a differenza di quanto accaduto nelle uscite precedenti: «Di solito nel secondo tempo uscivamo grazie alle nostre doti fisiche, atletiche e di qualità, ma oggi non abbiamo potuto esprimerci al meglio per come si era messa la gara». Il centrocampista punta il dito sulle condizioni di gioco e sulla strategia dell’Entella: «Era tutto un po’ confusionario, il campo stretto. Loro interrompevano tanto il gioco con falli, trattenute, spinte, palle lunghe. La palla sembrava sempre in un flipper, era difficile avere la padronanza del gioco».
Fusi respinge però l’ipotesi di un calo di tensione dopo le due vittorie consecutive contro Empoli e Reggiana: «Non credo ci sia stato un calo. Sono sei settimane che vedo i ragazzi tutti sul pezzo, sempre attivi». Anzi, il numero 8 rivela che forse il Padova ha peccato di eccesso di ambizione: «Volevamo chiudere la pratica oggi e ci avevamo messo tutto per vincere. Forse per quello ci siamo anche sbilanciati un po’ troppo, quando magari bastava il pareggio. Ma nella nostra mentalità, e in quella del mister, c’è sempre l’idea di vincere».
Guardando avanti, Fusi trasmette fiducia e compattezza, raccontando quanto emerso già nello spogliatoio subito dopo il fischio finale: «Ne parlavamo già dentro lo spogliatoio oggi: su la testa, mancano ancora due finali e possiamo chiudere la salvezza anche in casa nostra. Sarà ancora più bello magari». Poi chiude con una promessa ai tifosi presenti in massa sugli spalti dello Sannazzari: «Lotteremo fino alla fine per ottenere il nostro obiettivo».
Il Padova ora è chiamato ad una partita venerdì prossimo, primo maggio, ore 15 all’Euganeo, dove ospite sarà il Pescara: una partita che non ammette margine d’errore.