Idee
A svolgere un ruolo centrale nel soccorso e nella ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976 fu don Giovanni Nervo, prete padovano di cui lo scorso 13 dicembre si è aperta la causa di beatificazione, che ha agito da guida della Caritas italiana, da lui fondata pochi anni prima.
Sotto la sua guida, la Caritas ha mobilitato e organizzato migliaia di volontari provenienti da tutta Italia, creando un modello di intervento che univa l’assistenza immediata alla pianificazione a lungo termine. Mons. Nervo visitava personalmente e sovente le tendopoli per ascoltare i bisogni della popolazione sfollata, promuovendo interventi di ricostruzione che non fossero solo materiali ma che mirassero anche a ricostituire il tessuto sociale delle comunità colpite.
A questo proposito, don Giovanni ha promosso il sistema dei gemellaggi tra parrocchie e Diocesi italiane e quelle friulane, garantendo un sostegno costante e personalizzato durante tutta la fase dell’emergenza e della ricostruzione.
Il 13 novembre, a vent’anni dal terremoto, l’università di Udine gli ha conferito la laurea honoris causa in Economia e commercio, riconoscendo il valore sociale ed economico del lavoro svolto con il volontariato in Friuli. In quell’occasione, secondo l’umiltà che lo contraddistingueva, don Giovanni attribuiva l’onorificenza non tanto ai suoi meriti, ma a quelli delle migliaia di volontari che da tutto il Paese, tra cui 80 Diocesi, erano accorsi ad aiutare la popolazione colpita. Dedicò la sua lectio brevis al sostegno psico-sociale in occasione di grandi catastrofi. Mons. Nervo sosteneva che il «sostegno umano, di rapporto, di aggregazione del gruppo primario» fossero necessità immediate e non da relegare in secondo piano dopo i beni materiali. Questo fecero i volontari arrivati in Friuli da ogni dove. La componente di volontariato psico-sociale, sosteneva don Giovanni, trova convergenza nel considerare la persona al centro del proprio intervento e consente alle istituzioni di adattare l’azione ai bisogni umani e sociali che la catastrofe stessa produce e fornisce una maggior capacita di riferirsi all’universo dei valori della comunità colpita, di riconoscerli, rispettarli e valorizzarli, coinvolgendo anche altre comunità.