Storie
Li hanno trovati sotto il crocifisso. Morti abbracciati, nella chiesa in fiamme. Lucia ha tenuto stretti i suoi figli sino all’ultimo, con tutta la forza che aveva. Come se le braccia potessero fare da muro contro il fuoco, i colpi, la paura. Con l’istinto più antico li ha coperti con il proprio corpo, cercando di proteggerli. Attorno a lei altre donne, altri bambini. I più piccoli nascosti sotto l’altare.
Per anni il nome di Lucia Zoccarato, emigrata in Francia con il marito nel 1927 da Cavino di San Giorgio delle Pertiche, non è esistito. La sua storia è rimasta sepolta insieme a quella di centinaia di altri civili. Solo numeri. Poi, pian piano, sono riemersi i nomi. E con loro le vite che ci stanno dentro e i gesti, anche gli ultimi. Grazie a testimoni come Marguerite Rouffanche, unica sopravvissuta al rogo in chiesa perché si lanciò fuori da una finestra.
Il 10 giugno 1944 a Oradour-sur-Glane, un villaggio nel sud-ovest della Francia, reparti delle SS massacrarono 642 persone. È il più grave eccidio di civili inermi compiuto dalle truppe tedesche in Francia durante la Seconda guerra mondiale. Un paese intero viene cancellato in poche ore. Tra loro Lucia e sette dei suoi nove figli. Si salvano solo Orfelia e Angela che sono a lavorare nei campi. Per anni la fine di Lucia e dei suoi ragazzi è rimasta senza racconto, come testimoniano nipoti e pronipoti in Italia e in Francia.
La sua storia è quella di una ragazza semplice. Nata nel 1904 a Campodarsego in una famiglia numerosa, nel 1924 sposa Giuseppe Miozzo da Cavino. Una vita fatta di campi, nebbie, lavoro duro. Interamente dedicata alla famiglia. Ma i campi non bastano. La vita diventa sempre più difficile. La miseria cresce. Nel 1927 Lucia e Bepi emigrano in Francia. Attorno a Limoges ci sono altre famiglie italiane: muratori, manovali, braccianti. Uomini nei cantieri, nelle campagne. Donne che non conoscono la lingua, ma determinate ad andare avanti.
Lucia si adatta presto. Una casa da tenere, nove figli da crescere: Orfelia, Bruno e Antonio nati in Italia, Armando, Luigi, Anna Teresa, Marcello, Giovanni e Angela nati in Francia, a Oradour-sur-Glane, dove la famiglia Miozzo si stabilisce. Il paese, col tempo, diventa familiare. I campi da lavorare, il fiume Glane come il Tergola, la stessa quiete delle campagne venete.
Fino a quando arriva la guerra. Giuseppe, carabiniere, viene richiamato in Italia. Dopo l’8 settembre rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e viene deportato in Germania. Lucia resta sola con i figli.
Le vite di Lucia, dei suoi figli e di centinaia di altri paesani vengono spazzate via una mattina di giugno del 1944. I soldati della divisione Das Reich entrano in paese. Radunano gli abitanti. Separano gli uomini dalle donne e dai bambini. Strappano Bruno e Antonio alla madre e li portano via con gli altri uomini. Li uccidono nei fienili e nei granai. Li colpiscono e poi bruciano i cadaveri. Spingono le donne e i bambini nella chiesa.
«Sul selciato si sentiva il rumore degli zoccoletti, passi piccoli che hanno attraversato il paese» ha raccontato Robert Hébras, l’ultimo testimone, scomparso nel 2023 a 97 anni.
Dentro la chiesa si stringono più di duecento donne e oltre duecento bambini. I nazisti fanno esplodere una bomba. Le fiamme si alzano violente e divorano tutto in pochi minuti. Il fumo denso toglie il respiro. Le persone si spingono verso il crocifisso, in cerca di riparo. Quando tutto si spegne, sotto l’altare resta un cumulo di cenere più piccolo degli altri: i bambini nascosti lì.
Oggi Oradour-sur-Glane è un luogo sospeso. Nessuno ci ha più vissuto dopo quel tragico eccidio. Case, piazze, strade rimaste sono com’erano. Un memoriale raccoglie ciò che è stato trovato: fotografie, scritti, frammenti di vite interrotte. Il sito è visitato ogni anno soprattutto dalle scuole. Lo Stato francese continua a finanziarne la conservazione perché la memoria non si disperda. È inoltre in corso un progetto di rinnovamento dei percorsi museali, con una nuova apertura prevista per giugno 2027.
Le guerre colpiscono con maggior facilità dove non ci si può difendere. Nelle case, nelle scuole, nelle chiese, nei luoghi dove le madri, ma anche preti, suore, insegnanti, medici sono impegnati a proteggere i più piccoli.
La storia di Lucia richiama quella di altre madri. Come Alaa al-Najjar, dottoressa dell’ospedale “Nasser” di Khan Jounis, nel sud della striscia di Gaza. Una sera di maggio 2025, mentre è in servizio e sta salvando le vite di altri bambini, un attacco israeliano distrugge la sua casa. Nove dei suoi figli muoiono bruciati, il più piccolo di tre anni, il più grande di dodici. Si salvano solo Adam e il marito Hamdi, medico anche lui.
Lucia Zoccarato, emigrata da Cavino un secolo fa per ricominciare una vita e uccisa dalla guerra, resta il simbolo di queste madri eroiche di ieri e di oggi che ci parlano ancora.

Per non dimenticare Lucia Zoccarato e i suoi figli, il Comune di San Giorgio delle Pertiche ha intitolato nel 2025 una piazza alle vittime di Oradour-sur-Glane nella frazione di Cavino. Il luogo, pensato e riqualificato per aggregare, oggi è uno spazio di memoria viva e condivisa per la comunità. Bambini, anziani, famiglie si incontrano nel segno del ricordo e di un futuro da costruire insieme.
Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare di Appello, si occupa da anni di stragi naziste e nazifasciste in Italia e non solo.
«Il procedimento penale di indagini che avviai nel 2014 sulla strage di Oradour-sur-Glane – spiega – si concluse nel 2018 con una archiviazione da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale militare di Roma. La mia richiesta di archiviazione si fondava sul fatto che una parte degli indagati era deceduta; per altri, non fu possibile procedere a causa della mancata esecuzione da parte delle autorità giudiziarie francesi e tedesche delle rogatorie internazionali che avevo attivato; e per altri ancora, oltre alle gravi condizioni di salute che ne impedivano l’esame, non erano stati rinvenuti sufficienti elementi di prova per disporne il rinvio a giudizio. Ho condotto le indagini in collaborazione con le Procure tedesche di Dortmund, Berlino, Stoccarda, Colonia e Ludwigsburg e con il Tribunale di alta istanza di Bordeaux e il Dipartimento degli affari criminali e delle grazie di Parigi».