Fatti | Calcio Padova
Missione compiuta! Il Padova, in una partita sofferta e ricca di colpi di scena degni di un film di Alfred Hitchcock, conquista tre punti che valgono la salvezza con un gol a tempo quasi scaduto a firma di Pastina. Quel Pastina che, arrivato con un po’ di diffidenza a Padova insieme a Sorrentino, è diventato un nuovo beniamino del tifo biancoscudato. Sorrentino, in precedenza, aveva salvato il risultato parando un calcio di rigore a Russo. Al triplice fischio lo stesso portiere si è lasciato andare a festeggiamenti sfrenati, inneggiato dai cori della curva e di tutto lo stadio, con i tifosi che si sono trattenuti a lungo sugli spalti per celebrare l’obiettivo raggiunto. Con una giornata d’anticipo dalla fine del campionato, dunque, il Padova è matematicamente salvo e la dirigenza ha tutto il tempo per programmare al meglio la prossima stagione.
Nell’ultima partita casalinga della stagione regolare il Padova scende in campo confermando il 3-5-2 con Sorrentino in porta; Belli braccetto destro, Villa centrale e Pastina braccetto sinistro; Capelli sulla fascia destra, Favale sulla fascia sinistra, Crisetig in cabina di regia con Fusi e Varas ai suoi lati; attacco affidato a Caprari, preferito a Di Mariano, e Bortolussi. Il Pescara risponde con un 4-3-2-1 con Saio tra i pali; Letizia, Capellini, Bettella (padovano prodotto della “cantera” biancoscudata) e Cagnano in difesa; Lamine Fanne, Brugman e Valzania a centrocampo; Meazzi e l’ex Napoli e nazionale Insigne alle spalle di Di Nardo.
L’avvio di gara è vivace e a ritmi sostenuti, con entrambe le squadre che si affacciano subito in avanti senza timori. È il Pescara a farsi vedere per primo: già al 1′ Insigne pennella un calcio d’angolo su cui Capelli si fa trovare pronto, allontanando di testa. Due minuti più tardi Letizia imbuca per Lamine Fanne, ma il destro del numero 18 abruzzese risulta troppo debole e si spegne comodamente tra le braccia di Sorrentino. La risposta biancoscudata è immediata: al 4′ Varas appoggia per Fusi che lascia partire una botta da fuori, ma Saio respinge con sicurezza. Il Padova prende progressivamente il controllo delle operazioni e prova ad alzare il baricentro. Favale al 11′ pennella un cross insidioso alla ricerca proprio di Bortolussi, ma Saio è attento e blocca tutto in uscita. Dopo un calcio d’angolo conquistato dal Pescara al 12′, sono i biancoscudati a ripartire con decisione: Varas raccoglie e calcia, ma la conclusione del numero 7 termina alta. Un minuto più tardi l’Euganeo esplode per il gol di Bortolussi, che scavalca Saio con un pregevole pallonetto, ma l’esultanza viene strozzata in gola dalla bandierina del guardalinee che segnala il fuorigioco.
Il ritmo subisce una frenata al 17′ per un problema fisico occorso a Di Nardo, che costringe il gioco a fermarsi per alcuni minuti. L’attaccante pescarese rientra inizialmente in campo, ma al 21′ Gorgone è costretto al cambio forzato, inserendo Russo al suo posto. Nel frattempo il Padova confeziona la migliore occasione del primo tempo: al 20′ Fusi conduce palla con personalità e serve Caprari al limite dell’area, l’attaccante biancoscudato calcia di prima intenzione ma Saio si distende e para.
Il Pescara non sta a guardare e prova a pungere con le giocate dei suoi uomini di qualità: al 25′ Insigne imbuca per Valzania che lascia partire un destro dal limite, ma la conclusione si spegne alta sopra la traversa. Al 31′ Fusi tenta di infilarsi tra le maglie della retroguardia ospite senza successo; sul capovolgimento di fronte è Belli a chiudere con un intervento provvidenziale che spegne la ripartenza abruzzese. Al 33′ Insigne torna a calciare dalla bandierina, Pastina alza di testa ma Sorrentino controlla e blocca in presa alta senza affanni. Il Padova chiude il primo tempo in crescendo. Al 36′ un’azione insistita sulla fascia porta Capelli a conquistare un calcio d’angolo dopo un paio di tentativi di cross. La chance più ghiotta arriva al 40′: sulla punizione di Caprari, Villa spizza di testa e prolunga per Pastina che si ritrova il pallone a pochi passi dalla porta, ma il suo destro si impenna e termina alto, tra i sospiri dell’Euganeo. Al 42′ una punizione del Pescara viene disinnescata dalla ripartenza biancoscudata che innesca Varas, fermato fallosamente da Cagnano, che si guadagna il primo cartellino giallo della gara. Nel recupero, fissato in due minuti, Fusi commette un fallo tattico e viene ammonito prima del triplice fischio che manda le squadre negli spogliatoi sullo 0-0: un primo tempo equilibrato e combattuto, in cui il Padova ha creato di più ma non è riuscito a concretizzare.
La ripresa si apre senza cambi, con gli stessi ventidue che hanno chiuso il primo tempo. Il Padova rientra in campo con un atteggiamento decisamente propositivo e prova subito a prendere in mano il pallino del gioco. Al 48′ il Pescara tenta di rispondere con un lancio in profondità di Cagnano alla ricerca di Insigne, ma il pallone si spegne sul fondo con Sorrentino che accompagna senza patemi. È il preludio a una fase di pressing biancoscudato: al 49′ Capelli si accentra dalla destra e pesca Varas nel cuore dell’area, il destro del numero 7 viene deviato dalla difesa ospite in calcio d’angolo. Sugli sviluppi del corner il Padova confeziona uno schema ben orchestrato: Caprari trova Capelli al limite dell’area, ma il destro del terzino viene bloccato in due tempi da Saio.
Gorgone fiuta il pericolo e al 55′ opera un doppio cambio, inserendo Olzer e Caligara al posto di Meazzi e Lamine Fanne per dare nuova linfa al centrocampo. Le sostituzioni sortiscono l’effetto sperato: il Pescara alza il baricentro e inizia a farsi pericoloso con maggiore frequenza. Al 58′ Insigne e Brugman tentano un rapido uno-due alle porte dell’area padovana, ma il pallone si spegne sul fondo senza creare danni. Al 62′ è Valzania a provarci con un destro secco dal limite sull’invito di Olzer, conclusione che sibila di poco a lato dello specchio. Il Padova replica immediatamente con un tentativo di Capelli al 63′, fuori di un soffio, ma l’inerzia sta virando pericolosamente verso gli abruzzesi: Belli si becca il giallo per un fallo su Insigne, e un istante dopo l’Euganeo trattiene il fiato sul palo pieno centrato da Letizia con un destro dalla lunga distanza che si stampa sul legno facendo tremare la porta di Sorrentino. Breda legge il momento di difficoltà e al 65′ corre ai ripari con un doppio cambio: dentro Di Maggio e Seghetti, fuori Caprari e Fusi. Ma il Pescara continua a spingere con veemenza. Al 68′ Cagnano lascia partire un tiro potente dal limite che trova ancora una volta un attento Sorrentino. Un minuto più tardi è Brugman a sfiorare il capolavoro con un destro a incrociare che attraversa tutta l’area di rigore e lambisce il palo prima di spegnersi sul fondo, con il portiere biancoscudato pietrificato. Al 74′ Breda inserisce Di Mariano per Bortolussi, cercando freschezza nel reparto offensivo, ma il Padova fatica a costruire e il Pescara conquista l’ennesimo calcio d’angolo della sua partita. Al 78′ un check del VAR gela l’Euganeo: viene ravvisata una trattenuta di Villa ai danni di Russo in area di rigore. L’arbitro Collu viene richiamato al monitor e dopo la revisione indica il dischetto, estraendo anche il cartellino giallo per il difensore centrale biancoscudato. Lo stadio ammutolisce, ma all’80’ esplode in un boato liberatorio: Sorrentino ipnotizza Russo parando il rigore con il piede destro, un intervento monumentale che tiene la partita inchiodata sullo 0-0 e rianima una squadra che sembrava in ginocchio. Il Padova si aggrappa a quell’iniezione di adrenalina e torna a farsi vivo in avanti. All’83’ Breda gioca le ultime carte inserendo Ghiglione e Silva al posto di Favale e Capelli. Al 85′ Di Mariano calcia una punizione dai trenta metri: il tiro-cross viene deviato dalla barriera e diventa insidiosissimo, costringendo Saio a smanacciare in extremis per evitare la beffa. Il Pescara non ci sta e risponde al 86′ con un tiro dalla distanza di Olzer, ma Sorrentino è ancora una volta reattivo e blocca senza difficoltà. Gorgone inserisce Merola per Valzania all’88’, mentre Insigne si guadagna un cartellino giallo per un fallo su Seghetti al 90′. Cinque minuti di recupero separano le due squadre dalla fine di una partita combattutissima, e il destino premia chi ci crede fino all’ultimo respiro. Al 93′ Varas guida una ripartenza e serve Silva, che conquista un calcio d’angolo preziosissimo. Sugli sviluppi del corner, al 94′, l’Euganeo esplode: il pallone arriva al limite dell’area a Pastina, che si coordina e lascia partire un mancino chirurgico che si insacca all’angolino basso, laddove Saio non può arrivare. È il gol della liberazione, un gol dal peso specifico inestimabile per la salvezza del Padova. Merola, in preda alla frustrazione, si guadagna un cartellino giallo mentre il triplice fischio sancisce la vittoria biancoscudata per 1-0: un successo sofferto, conquistato con le unghie e con i denti che vuol dire salvezza!
Roberto Breda, visibilmente emozionato ma lucido nell’analisi, ha commentato una salvezza costruita mattone dopo mattone nelle sue sei partite alla guida del Padova. «I complimenti non sono frasi di circostanza. Dobbiamo mettere dentro tutti quanti: dai ragazzi ad Andreoletti, alla società, a tutti. Non era scontato, non era facile, perché quando entri in certe situazioni di classifica e devi fare punti, soprattutto quando hai quattro scontri diretti, farne tre su quattro e portarli a casa non è mai facile», ha esordito il tecnico, rifiutando ogni protagonismo e inquadrando subito la portata dell’impresa. Breda ha poi ripercorso le difficoltà incontrate fin dal suo primo giorno sulla panchina biancoscudata: «Il primo periodo non è stato semplice, dopo due allenamenti il Papu (Gomez) ha dovuto operarsi, e alla prima partita Lasagna si è fatto male al novantesimo. Se uno guardava i segni, certamente non erano positivi. Però l’atteggiamento degli altri è stato fantastico fin dall’inizio: voglia di mettersi a disposizione, voglia di allenarsi, di spingersi, di crederci».
Il mister ha svelato cosa lo ha convinto ad accettare una panchina così complicata in un momento tanto delicato: «Il gruppo aveva dei valori. Stava passando un momento di difficoltà, però sapevo che c’erano le caratteristiche per fare un certo tipo di calcio. Ho trovato un terreno molto fertile».
Sull’analisi della partita, Breda ha riconosciuto i meriti dell’avversario senza nascondere le difficoltà patite dalla sua squadra nel secondo tempo: «Stavolta abbiamo fatto meglio nel primo tempo, dal punto di vista dello sviluppo del gioco abbiamo fatto meglio del Pescara. Il Pescara poi nel secondo tempo è venuto fuori e ha fatto una gran partita. Noi non siamo riusciti ad andarli a prendere come facciamo di solito, però l’atteggiamento e la voglia, da Sorrentino a tutti gli altri, è stata di chi veramente, anche in difficoltà, voleva portare a casa questo risultato». Il tecnico ha poi sottolineato come certi episodi facciano la differenza nello sport: «Il calcio è bello perché gli episodi tante volte cambiano tutto. Una volta va male, stavolta è andata bene. Credo che alla fine uno non raccolga solo per oggi, ma raccolga per tutto il percorso fatto durante la stagione».
Breda ha voluto evidenziare il significato profondo di questa salvezza per l’intero ambiente: «È una grande soddisfazione importante anche per la nuova proprietà, perché mantenere la categoria e programmare un percorso diverso diventa più entusiasmante. La Serie B è il campionato più assurdo al mondo: chi fa i play-off l’anno prima, quasi sempre rischia di retrocedere l’anno dopo. Basta vedere lo Spezia o la Salernitana, squadre con organici da Serie A. La Serie C è un campionato terribile, e mantenere la Serie B con un turno d’anticipo ti dà certamente grande soddisfazione».
Sulla sua filosofia di lavoro, il mister ha spiegato l’approccio adottato nelle poche settimane a disposizione: «Io ho delle idee, sono molto convinto delle mie idee e cerco sempre di trasmetterle ai ragazzi. L’undici titolare di oggi per sette-otto elementi è quello dell’anno passato, quindi si trattava di rinfrescare un certo tipo di mentalità: andare a prenderli alti, essere più intraprendenti, spostare il baricentro più avanti. A me piace un calcio così. Il tempo a disposizione non era tanto, quindi dare contenuti dallo sviluppo del gioco non era semplice, però i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro con una grandissima mentalità».
Il tecnico ha poi sintetizzato l’insegnamento più grande di questa esperienza con parole che racchiudono la sua filosofia: «Le qualità morali comandano sempre sulle qualità tecniche. Non c’è niente da fare. Quando c’è un sincronismo perfetto tra tutte le componenti, dalla proprietà ai magazzinieri, diventa tutto più facile. Noi allenatori siamo quelli che creano il mondo in cui la squadra si muove, attraverso gli allenamenti, le scelte e i moduli. Però poi gli interpreti sono quelli che danno forza alle tue idee. Ho trovato un gruppo di ragazzi fantastici, non è una frase di circostanza, non capita sempre». Sul rigore parato da Sorrentino, Breda ha ammesso candidamente di averlo guardato, aggiungendo con un sorriso: «in tutte le partite ha sempre fatto bene. È un portiere molto importante per la categoria e anche per qualcosa in più. Poi, per chi ci crede, c’è anche qualcuno lassù che decide». Infine, interrogato sulla possibilità di restare alla guida del Padova anche la prossima stagione, il mister ha preferito glissare con eleganza: «Non è questo il momento. L’attenzione è stata tutta dedicata al campo e al risultato. È un gruppo a cui devo molto, anche se sono stato con loro per poco tempo. Al di là di quello che fai come allenatore, vedi attorno a te quanto ci tengono le persone, come si mettono a totale disposizione. Come gruppo e come atteggiamento, è sicuramente una delle esperienze più belle della mia carriera, anche se è stata breve».
Alessandro Sorrentino, protagonista assoluto con la parata dal dischetto, ha raccontato quei momenti di pura tensione con la genuinità e la maturità che lo contraddistinguono. «La mattina della partita analizziamo i video con il preparatore dei portieri per vedere chi calcia i rigori, ma Russo non era tra i rigoristi designati. Per quello è stato un po’ complicato», ha spiegato il portiere, svelando il retroscena di una preparazione che non aveva potuto coprire tutte le variabili. «In quei momenti contano le sensazioni che hai dal campo, la postura del corpo e piccole cose che riesci a cogliere. Il rigore è un 50 e 50: o lo paro io o sbaglia lui. Per fortuna ha tirato centrale, ha preso il piede ed è andata bene». Sorrentino ha poi rivelato il pensiero più insidioso che lo ha attraversato subito dopo l’intervento decisivo: «C’è il rischio che parare un rigore ti faccia staccare la spina mentalmente, come se pensassi che la partita è finita. L’importante era non abbassare l’attenzione nonostante mancassero una decina di minuti. L’abbiamo portata a casa».
Il portiere ha ripercorso senza filtri la sua stagione, tutt’altro che lineare: «Non giocare, per un portiere, è la cosa che fisiologicamente rovina di più il ritmo, perché è difficile ritrovare le misure e stare in porta. Anche a livello mentale noi portieri diamo tanto, quindi quella è stata la parte difficile». Sorrentino ha parlato apertamente anche del momento di appannamento che lo ha colpito a metà campionato: «Quando prendi un gol in cui senti che avresti potuto fare di più, scatta automaticamente la perdita di alcune certezze. Quelle sicurezze bisogna riprendersele durante la settimana e gli allenamenti. C’è stato probabilmente anche un calo fisico: arrivare alla trentesima o trentaduesima giornata non è facile. È stato fisiologico, ma non è stato un bel momento». Sul cambio di allenatore, il portiere ha rivelato di essere stato inizialmente sorpreso dalla conferma da titolare: «Con un nuovo mister si ricomincia da zero. Credo che il ragionamento dell’allenatore sia stato quello di affidarsi inizialmente alle scelte precedenti, in attesa di conoscere meglio tutti i componenti. Il posto va tenuto: se ti viene data l’occasione, devi essere bravo a confermarti».
Parole speciali e cariche di emozione per la curva e per un rapporto con il pubblico dell’Euganeo diventato viscerale nel corso della stagione: «Da fuori ci danno una spinta e una carica che credo pochi stadi diano. Sono così vicini, attaccati alla porta, ed è proprio bello. Mi vengono i brividi già durante il riscaldamento. Passare dall’averli lontani sulla destra ad averli proprio dietro è tutta un’altra cosa. Caricano veramente tanto. Mi sento le spalle coperte». Sorrentino non ha nascosto la commozione per i cori che lo stadio gli ha dedicato al termine della partita: «È stato inaspettato e mi ha fatto molto piacere. Mi sono anche commosso, perché negli ultimi anni non ho avuto molto spazio. Arrivare qui, giocare, raggiungere un obiettivo e sentire uno stadio intero che grida il mio nome è veramente una cosa bellissima». Un momento di emozione resa ancora più intensa dal fatto di aver battuto la sua ex squadra: «Pescara è la città che mi ha fatto crescere a livello calcistico. Vincere contro di loro in una partita così importante è stato bello. Da un lato mi dispiace, perché non è mai piacevole vincere contro la propria ex squadra con cui hai un rapporto speciale, ma bisogna pensare a noi stessi e al nostro obiettivo».
Sul suo futuro, Sorrentino non ha lasciato spazio a dubbi, esprimendo un desiderio che va oltre il campo: «Lo ripeto ogni giorno anche alla mia ragazza: qui mi sento a casa. Raggiungere un obiettivo così è stupendo e spero di restare qui ancora per la prossima stagione», anche se la conferma del riscatto dal Monza non è ancora ufficialmente arrivata. Infine, un pensiero affettuoso per l’amico e mentore Michele Di Gregorio, anche lui con l’esperienza di un rigore parato in un momento delicato della sua stagione: «Con Michele ho cercato di scrivergli il meno possibile durante il suo periodo buio, limitandomi a dirgli di non mollare, perché lo conosco ed è molto forte mentalmente. Quando è entrato e ha parato il rigore, mi sono sentito come se lo avessi parato io. Gli ho scritto subito. Se oggi dovesse scrivermi lui, sarò altrettanto felice». Un ultimo pensiero è andato al compagno di reparto Mattia Fortin: «Penso che per Mattia sia stato più difficile, perché iniziare a giocare e poi ritrovarsi fuori all’improvviso non è facile. Io e Mattia abbiamo un bel rapporto, cerco di aiutarlo sempre, soprattutto a livello caratteriale. Tra i pali è bravissimo».
Il prossimo appuntamento, che coincide con l’ultima giornata di campionato, è venerdì 8 maggio alle 20:30 a Cesena: una partita che avrà il sapore dell’ultimo giorno di scuola, con l’obiettivo già in tasca e la possibilità di preparare la sfida con serenità.