Idee
Lo scorso 25 aprile Papa Leone XIV ha incontrato gli insegnanti di religione cattolica. In Italia sono tanti, oltre ventimila, in grandissima maggioranza laici, senza peraltro dimenticare la presenza di sacerdoti, religiose e religiosi. Si tratta di persone che hanno titoli di studio precisi e che svolgono un servizio prezioso alla scuola, con professionalità e competenze. La disciplina del Nuovo Concordato, ormai consolidata da decenni, ne ha definito la figura e i compiti, come professionisti della scuola e insieme membri a pieno titolo della comunità ecclesiale, donne e uomini che testimoniano, col proprio lavoro e nel rispetto della laicità delle istituzioni, l’atteggiamento e la volontà di servizio della Chiesa stessa, in collaborazione con lo Stato, per la promozione dell’uomo e il bene del Paese.
Detto questo, le parole di Papa Leone riferite ai docenti di religione sono significative e sottolineano anzitutto come quello degli Idr sia un lavoro “impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani”.
Un lavoro impegnativo – come peraltro è quello di ciascun insegnante nella scuola – che tocca in particolare i temi più profondi legati alla ricerca di se stessi e della verità, le questioni che interpellano con forza la costruzione della personalità di ciascuno. Si tratta del compito complessivo dell’azione scolastica, che è sempre collegiale e per la quale ogni insegnante e ogni materia offre un contributo speciale e specifico. E Papa Leone sottolinea tra l’altro come il servizio dell’insegnante di religione cattolica si presenti come “un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”. Senza dimenticare la “grande valenza culturale” dell’Irc, che contribuisce “alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo”.
Fin qui il riconoscimento è dovuto e per certi versi anche “facile”, nel senso che ormai da anni la riflessione sull’Irc è incamminata nella direzione indicata. Ma il Papa ha rivolto anche parole particolarmente efficaci al tema più generale dell’educazione, a partire dal “titolo” scelto per l’incontro degli insegnanti: “Il cuore parla al cuore”. “Queste parole – ha detto il Papa – contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla. Esse vi impegnano, attraverso l’insegnamento, ad aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano”. Una voce interiore, spesso soffocata, alla ricerca di significati autentici per l’esistenza. Fare scuola – ha spiegato ancora Papa Leone – “significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona”.
Pazienza e soprattutto “amore” sono la ricetta per un compito così impegnativo. Eppure ineludibile.