Fatti | Dal Municipio al Campanile
Un paese che offre tranquillità. Il sindaco: «è un posto vivibile per le bellezze naturali, ma anche per la prosperità economica. Il clima favorevole permette una abbondante coltivazione di olivi»
Ci troviamo in provincia di Vicenza, alle pendici del Monte Grappa nell’area pedemontana del Bassanese e, allo stesso tempo, in Diocesi di Padova. Pove del Grappa è un Comune sviluppato su un territorio misto fatto di pianura, dove vive la maggior parte dei 3.200 abitanti, e di rilievi montuosi che arrivano fino ai 1.500 metri del Monte Asolone. Un luogo dove si vive bene, anche grazie al clima asciutto e ventilato. «Nel nostro Comune molte persone cercano tranquillità e trovano un certo benessere – spiega il sindaco, Francesco Dalmonte, in carica dal 2019 e al suo secondo mandato – Il paese si è sviluppato particolarmente dagli anni Ottanta in poi; nel 2024, l’Istat lo citava quale quarto Comune della provincia vicentina per reddito medio complessivo, quindi non è solo un posto vivibile per le bellezze naturali, ma anche per la prosperità economica. Pove del Grappa è caratterizzato da tre aspetti principali: il primo riguarda la sua storia di scalpellini, qui, da sempre, le famiglie tagliavano il marmo, un lavoro di abilità tecnica e pazienza; attualmente è rimasta una sola famiglia che si occupa di questa antica professione. Il secondo aspetto tipico della cittadina è l’abbondante produzione di olio grazie alla presenza della monocoltura di olivi: sono circa settecento le piante comunali, a cui si aggiungono le coltivazioni private; i cittadini si prendono cura anche di alcune di quelle pubbliche, delle rimanenti si occupano alcuni volontari che ne raccolgono i frutti e gran parte dell’olio prodotto è destinato all’asilo comunale. Si tratta a tutti gli effetti di un prodotto a chilometro zero!».
«Gli olivi più antichi qui presenti risalgono al periodo napoleonico, ma sicuramente le coltivazioni vi erano anche in precedenza – prosegue il primo cittadino – Il clima infatti qui è favorevole, l’area è per lo più soleggiata perché ci troviamo in una conca rivolta a sud-ovest; inoltre, soffia il vento che arriva dalla Valsugana che ci protegge dall’umidità. La terza caratteristica di Pove sono le feste quinquennali del Divin Crocifisso che si svolgono ogni cinque anni nel mese di settembre e che rappresentano un’antica tradizione del nostro paese».
Le feste sono note anche come “Feste del Cristo”, organizzate e gestite da un comitato che ne cura ogni particolare, si sono tenute l’ultima volta nel settembre 2025; è una manifestazione che affonda le radici in una tradizione risalente al 1815 (anche se la prima citazione storica è datata 1797) in cui gli abitanti si dedicano a processioni, quadri biblici viventi e rappresentazioni della Passione e morte di Cristo. Al centro di tutto c’è il crocifisso ligneo custodito nella chiesa parrocchiale di San Vigilio.
Le relazioni tra l’amministrazione comunale e i due parroci presenti a Pove sono buone e rappresentano, a detta del sindaco, le basi per creare il senso di appartenenza di una comunità, insieme alla presenza delle associazioni, come la pro loco, e dei volontari e gruppi impegnati nelle diverse attività che ruotano attorno alle parrocchie. C’è poi l’ambito educativo scolastico: è presente una scuola dell’infanzia con nido integrato, convenzionata con il Comune, con un centinaio di bambini iscritti; ci sono le elementari e le medie, e un centro privato di formazione alle arti e ai mestieri.
Nonostante la cittadina sia un po’ marginale rispetto alle vie più frequentate dal turismo, anche ciclopedonale, vale senz’altro la pena visitarla, acquistando magari un po’ del buon olio prodotto.
Il parroco: «La partecipazione alla vita comunitaria non è troppo diversa da quella di altre parrocchie. Se le proposte sono coinvolgenti e di qualità la risposta è buona»
A Pove del Grappa, la chiesa è intitolata a san Vigilio, vescovo trentino, al quale viene dedicata la festa patronale che si tiene la domenica prima di Pasqua, quella delle Palme. Si ritiene che la dedicazione a san Vigilio possa essere legata al Divin Crocifisso delle feste quinquennali poiché, tradizionalmente, si pensa sia stato scolpito da un pellegrino nordico, proveniente forse dalla stessa città di Trento. L’antica pieve è dedicata invece a san Pietro.
In questa parrocchia presta servizio don Dario Marchioretto – che si occupa anche di altre quattro parrocchie: Campolongo sul Brenta, Campese, Solagna, San Nazario – affiancato da don Alberto Arzenton e con il contributo di don Francesco Farronato. La collaborazione pastorale in cui è inserita la parrocchia è la Valle del Brenta-Feltrino.
«In questi territori sono presenti diversi capitelli dedicati alla Madonna e il mese di maggio è propizio per la preghiera del rosario presso tali luoghi aggregativi – sottolinea don Dario Marchioretto, originario di San Giorgio di Perlena – Una sera a settimana lo preghiamo anche in chiesa con l’animazione dei vari gruppi: gli adoratori, i lettori, i volontari Caritas; come tutte le parrocchie della Diocesi, anche noi stiamo cercando di rafforzare i ministeri battesimali, abbiamo scelto due anni per il cammino di discernimento. Le parrocchie di questi territori sono periferiche rispetto ad altre della Diocesi e per noi è importante tenere conto del vissuto dei fedeli nel contesto, del percorso fatto fino a qui, cercando di leggerlo al meglio. La partecipazione alla vita comunitaria non è troppo diversa da quella di altre parrocchie, anche se la fede qui, talvolta, mantiene una forma popolare; di sicuro, abbiamo riscontrato che se le proposte sono di un certo tipo, coinvolgenti, la risposta è buona. Recentemente, per esempio, abbiamo organizzato un momento di preghiera presso il Sacello del Cornon, sperone in cui è presente una statua della Madonna, ed è stato piuttosto partecipato; ugualmente avviene quando preghiamo presso la chiesetta di San Bortolo, suggestivo e antico luogo di culto. Il sabato mattina preghiamo le lodi in modo itinerante, insieme alle altre quattro parrocchie della collaborazione pastorale, e in uno degli ultimi incontri erano presenti una ventina di persone che, rispetto alla consuetudine, rappresentano una buona partecipazione».
Presso il centro parrocchiale è attivo il circolo Noi gestito dai genitori di bambini e ragazzi, che sta re-investendo in proposte e attività di aggregazione. La collaborazione parrocchia-Comune, come evidenziato dal sindaco, è proficua, favorita anche dalle dimensioni contenute del paese e concentrata in particolare nel settore della scuola e nell’utilizzo del frantoio sociale. Queste terre sono state feconde anche per la presenza di due figure in odore di santità: don Giovanni Nervo e Maria Cristina Cella Mocellin.
«Nelle scuole primaria e secondaria, aggregate all’istituto comprensivo Udino Bombieri, grazie all’impegno di un’insegnante, si sta approfondendo la figura di monsignor Nervo, la cui famiglia era originaria di Solagna – aggiunge il parroco – Pensando anche alla storia di donna “normale” qual era Maria Cristina, deve far riflettere e interrogarci quanto il cammino di santità sia fatto di umanità e sia alla portata di tutti: a ognuno di noi è chiesto di compiere bene ogni cosa, giorno dopo giorno, senza eccezionalità, proprio come i santi che sono persone normali».
Il più antico documento che nomina la “Villa di Pove” risale al 917. Citata come Povedum nel 1189 e come Poveo nel 1297, la forma attuale compare solo nel 1577. Probabilmente è un fitonimo derivato da poa, genere di graminacee molto diffuse in Veneto, con l’aggiunta del suffisso -ētum.