Mosaico
Ancora oggi uno scrigno pieno di segreti e tesori dell’anima, oltre che di assoluta bellezza, il Cantico di frate Sole rimane il primo capolavoro della poesia in volgare e soprattutto uno dei testi più studiati -e amati- in tutto il pianeta, a prescindere dalle confessioni.
A ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi, il Cantico rivela ancora una volta tutta la sua fascinazione che va oltre le forme e affonda le radici in quell’indicibile divino che per una volta ha trovato umane parole per essere comunicato.
Paolo Gambi, docente e scrittore, ripercorre con il suo recente “Il Cantico delle creature. Misteri, segreti e alchimie della poesia di Francesco d’Assisi” (Lindau, 272 pagine, 19,50 euro) il cammino di quest’opera capitale non solo per la letteratura, tenendo conto anche delle interpretazioni meno ortodosse, comprese quelle legate all’alchimia, alla numerologia o ai più o meno presunti rapporti con altre concezioni del mondo o religioni (ad esempio l’eresia catara, cui Gambi dedica molte pagine). Con la consapevolezza che anche dopo il suo studio rimarranno inquiete domande sulla genesi, il significato e le potenzialità di significato del Cantico.
Uno degli elementi più affascinanti è ad esempio quello della dimensione del femminile nella vita di san Francesco e nel Cantico stesso, fin dalla sua stessa composizione, visto che il luogo, o uno dei luoghi della sua composizione (secondo alcuni studiosi è stato scritto in tempi e posti diversi) è stato il convento femminile di san Damiano. L’armonia tra uomo e donna diviene per Francesco il segno stesso dell’ordine cosmico -e dell’ordine francescano- attraverso la pari dignità dei generi, non intesa come razionalizzazione teologica ma come intuizione dell’abissale unità del creato.
L’intero Cantico viene ripercorso in questo libro alla luce anche delle ultime ricerche divenute già classiche per gli addetti ai lavori, è il caso di Jacques Dalarun, nel tentativo di offrire un nuovo e complesso scenario in cui ancora una volta emerge con tutto il suo fascino il mistero di un’opera dimenticata per alcuni secoli e poi riapparsa manifestando intatto il suo potere religioso e umano.
Tanto che non appare azzardato sottolineare la sua straordinaria anticipazione delle tematiche ecologiche emerse recentemente. La drammatica necessità di interventi strutturali a tutela di ciò che rimane dell’ecosistema planetario trova qui radici in cui l’amore per il creato e la fede nel Creatore divengono tutt’uno.
Gambi affronta diverse dimensioni connesse con il Cantico, mentre ne commenta gradualmente i singoli passi, anche dal punto di vista metrico e retorico: dimensioni che talvolta assumono la veste di possibilità senza prove certe. La ricerca di Gambi è importante anche perché mette in rilievo come Francesco e il suo inno ad una comunione totale con il creato siano stati o ignorati o derisi da coloro, come Voltaire, che della assoluta razionalità – e l’amore verso la nostra grande madre natura avrebbe dovuto esserne parte fondante, come accadde per colui che venne da alcuni di loro considerato un “nemico”, Rousseau – fecero un’arma derisoria contro un Francesco inteso come un folle che se ne va in giro nudo.
L’aver messo bene in rilievo il limite dei tempi e delle mode di fronte ad un esempio che attraversa quei tempi conservando tutto il suo fascino e il suo magistero è uno dei meriti più importanti del libro di Gambi.