È iniziata una nuova stagione di manutenzione e restauri al duomo di Piove di Sacco: si tratta di vari interventi, piccoli o meno piccoli, che la parrocchia ha voluto riassumere, in omaggio a San Francesco di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte, con le parole a lui rivolte dal crocifisso di San Damiano, «Va’, ripara la mia casa».
Il duomo è infatti il cuore religioso della Saccisica ed è di antica origine, benché abbia subito diversi mutamenti dal Quattrocento in poi, fino al radicale rinnovamento progettato dall’ingegnere Francesco Gasparini, che tra il 1903 e il 1908 prolungò l’edificio e ne invertì l’orientamento, allargandolo con le due navate laterali e conferendogli una più accentuata verticalità. I lavori iniziati nel 1893 furono completati nel dicembre del 1903 per la parte muraria e nel 1908 con l’incardinamento della porta maggiore. Nel frattempo, con una bolla del 9 maggio 1901, papa Leone XIII l’aveva elevata ad abbaziale.
Non si tratta stavolta di interventi così invasivi, ma di varie opere che renderanno il duomo un edificio ancora più accogliente e funzionale. In quest’ottica, il primo intervento è sulla climatizzazione: il progetto ha previsto la sostituzione dell’attuale generatore di calore alimentato a gasolio a servizio della chiesa. Si prevede pertanto la rimozione della centrale termica che viene sostituita da quattro caldaie in serie, alimentate a gas metano, da posizionare all’esterno, dove saranno rivestite da un manufatto metallico composto da elementi orizzontali alettati per mitigarne l’impatto estetico. Sarà quindi installata anche una nuova canna fumaria esterna con finitura in rame. All’interno del locale attualmente occupato dalla caldaia a gasolio saranno posizionate invece due unità termoventilanti, che consentiranno l’immissione dell’aria calda all’interno del duomo, mantenendo perciò inalterati la modalità e il terminale di riscaldamento della chiesa.
Un secondo stralcio di interventi riguarderà invece le vetrate e i rosoni, che saranno restaurati; non solo, l’operazione mira a rallentare e ricondurre al normale invecchiamento fisiologico i fenomeni di alterazione e degrado riscontrati. I lavori prevedono quindi la messa in sicurezza e il restauro di cinque vetrate che in precedenza non erano state restaurate, quattro nel coro e il grande rosone tondo della facciata, del diametro di 260 centimetri.
Un altro importante intervento riguarda la sostituzione dell’impianto audio con uno nuovo, che vedrà l’applicazione della tecnologia digitale e diffusori ad alta fedeltà per migliorare la resa sonora e valorizzare la presenza dei cori che animano le celebrazioni.
Infine, un restauro riguarda anche una delle quattro campane del campanile, che è di fatto uno dei quattro torrioni del castello carrarese costruito nel 1379 e a cui nel 1415, col placet della Repubblica di Venezia, fu aggiunta la cella campanaria. Si tratta della seconda campana, attualmente fessurata e impossibilitata a suonare. L’intervento prevede il ripristino per riportarla allo stato di “campana sonante” come prima della fessurazione, e di “rotazione” per ritrovare lo spessore d’origine nei punti di battuta.
Le spese previste per tutti i lavori elencati sono pari a 320 mila euro, per oltre la metà coperti da contributi della Cariparo (75 mila euro) e della Bcc Veneta (7.500 euro), e dal Fondo oneri urbanizzazione del Comune di Piove di Sacco (17.250 euro), e per il resto da fondi parrocchiali e donazioni attese su conto corrente appositamente dedicato.
La torre campanaria, alta 31 metri, è stata ricavata, all’inizio del dominio della Serenissima, riutilizzando l’unico superstite dei quattro torrioni del castello carrarese realizzato nel 1379. Nel 1415, ottenuto il permesso della repubblica, vi si aggiunse sulla sommità il castelletto con le campane.