Dopo anni di attesa, il duomo di Santa Tecla si prepara a restituire alla comunità la voce piena del suo straordinario patrimonio organistico. È infatti da poco iniziato un imponente intervento di pulizia e restauro conservativo che interesserà lo strumento fino al 2027, segnando l’ultimo tassello del lungo percorso di rinascita della chiesa, ovvero il ciclo complessivo di interventi di restauro avviato nel 2012.
L’organo di Santa Tecla non è solo un supporto alla liturgia, ma un vero unicum per tipologia e dimensioni, classificandosi tra i più grandi del Veneto. La sua è una storia stratificata: dalle antiche spoglie dei lavori di Pietro Nacchini e Gaetano Callido (1781), passando per le riforme ottocentesche del vicentino Gian Battista De Lorenzi e del padovano Domenico Malvestio, fino alla monumentale configurazione attuale firmata dai Fratelli Ruffatti nel 1961, che comprende alcune canne dei vari strumenti precedenti, opportunamente riadattate e intonate.
Con le sue 4.364 canne, 70 registri e 13 campane, lo strumento rappresenta una sintesi perfetta dell’estetica organistica sinfonica.
L’intervento, reso necessario dall’accumulo di polvere e dal degrado meccanico che avevano reso inutilizzabili gran parte dei registri e la pedaliera, mira a restituire allo strumento agilità e versatilità timbrica. Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’organista titolare M° Fabio Zappon e il M° Andrea Albertin, prevede anche il restauro della consolle monumentale, che verrà quindi dotata delle più moderne tecnologie.
La struttura dell’organo è di rara complessità: il corpo principale è ospitato nella splendida cantoria in stile rococò posta sopra l’ingresso, mentre a 26 metri d’altezza, nel tamburo della cupola, si cela l’organo corale (Eco minore), comandato dalla medesima consolle a quattro tastiere. Di fatto, si potrebbe anche parlare di due organi distinti in uno.
Un’impresa così vasta richiede uno sforzo economico non indifferente: il costo totale
è stimato in 396.000 euro, suddivisi in due lotti. Se una parte consistente dei fondi arriverà dalla Cei (attraverso l’otto per mille) e da risorse parrocchiali, la comunità è chiamata a partecipare attivamente.
È stata infatti lanciata l’iniziativa “Adotta una canna”, che permette di legare, con una donazione di 20 euro, il proprio nome a questo restauro.
L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’organo in un polo d’attrazione non solo religioso, ma culturale. Lo dimostra il successo della “Rassegna internazionale Città di Este”, un percorso concertistico itinerante che sta riscoprendo altri tesori organistici del territorio. Quando nel 2027 i lavori saranno ultimati, Este non riavrà solo uno strumento musicale, ma il cuore pulsante della propria identità artistica e spirituale.
In queste settimane è infine oggetto di restauro anche una delle campane del Duomo di Santa Tecla: il termine dei lavori è atteso per il mese di luglio.