Negli ultimi anni Padova ha riscoperto e valorizzato la sua straordinaria ricchezza di cultura, storia e arte tra medioevo e umanesimo, un percorso culminato nel riconoscimento Unesco di Padova Urbs Picta, ma anche in avvenimenti come l’ottavo centenario dell’Università, nel 2022. Ma in tutte le epoche la città ha offerto strepitosi gioielli: uno che è sotto gli occhi di tutti, ma forse meno conosciuto di quanto meriterebbe dagli stessi padovani, è lo splendido Caffè Pedrocchi. Un edificio neoclassico che in estate vedrà l’avvio di un atteso intervento di restauro, in particolare al piano nobile.
L’edificio del Caffè Pedrocchi fu eretto dal celebre architetto Giuseppe Jappelli su commissione del figlio di Francesco Pedrocchi, Antonio, anch’esso abile imprenditore come il padre, che aveva aperto la sua fortunata “bottega del caffè” nel 1772. Il piano terra fu ultimato nel 1831, in stile neoclassico, mentre il piano nobile, destinato a feste, incontri e convegni, con le sue stanze dedicate a stili diversi secondo il gusto dell’epoca, venne inaugurato nel 1842.
I lavori, come spiega Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune di Padova, proprietario dell’immobile, inizieranno a luglio dalla sala Rossini, la sala della musica, cuore del piano superiore ancora oggi usata per eventi; i restauri si estenderanno poi a tutti gli altri locali, anche quelli che oggi ospitano il museo del Risorgimento e dell’età contemporanea. Per il quale, a sua volta, è in programma un poderoso restyling.
«La sala Rossini è in sofferenza – conferma l’assessore Andrea Colasio – e da anni non viene restaurata. L’intervento prevede la sistemazione sia dei pavimenti che del soffitto. Anche gli arredi hanno bisogno di manutenzione, come le celebri Api che decorano la sala, omaggio a Napoleone I Bonaparte che le scelse come suo simbolo: molte sono rovinate e alcune purtroppo sono persino state rubate».
Il progetto di restauro interverrà anche sulle tre scenografiche logge che si affacciano verso le piazze e il municipio, anch’esse bisognose di manutenzione: in quella a sud vi sono ancora i segni di quando, anni fa, alcuni scavi avevano causato l’otturazione e la rottura di una tubazione di scarico, ma anche quelle a nord necessitano di interventi.
A tutti questi lavori, la cui durata si prevede in circa un anno, il Comune può fare fronte grazie al contributo di Alessandro Banzato, proprietario di Acciaierie Venete, per un importo di 800 mila euro. A questi si aggiungono altri circa 300 mila euro dalla Fondazione Cariparo, destinati in particolare alla risistemazione del museo. Infine, l’amministrazione comunale intende procedere al rifacimento dei bagni e dei locali delle cucine del caffè, per il quale è alla ricerca dei fondi necessari.
«Il Pedrocchi – continua Colasio – non è un caffè come tutti gli altri. Il committente, Antonio Pedrocchi, volle crearsi una sorta di piccola reggia, mentre l’architetto Jappelli lo ideò come un luogo del sapere massonico, e allo stesso tempo creò una sorta di ponte tra la città antica e quella moderna. Durante precedenti lavori sul sito, infatti, erano stati rinvenuti rocchi di colonne che fecero pensare, erroneamente, che quella fosse l’area del foro della città romana: questa ispirazione alla classicità è evidente nell’architettura dello stabilimento, ben dichiarata dai due fregi dipinti sopra le logge settentrionali, purtroppo cancellati dal tempo, ma ben leggibili in fotografie d’epoca».
Il Pedrocchi, racconta Colasio, divenne il caffè dei borghesi, che si contrapponeva a quelli dei nobili situati nelle piazze medievali. Tutto il complesso rimanda perciò a simboli esoterici e massonici: la successione di sale dedicate alle grandi civiltà della storia è un grande viaggio iniziatico verso la conoscenza; elogio massonico è anche il sincretismo che caratterizza alcuni particolari, come le colonne con i capitelli greci e i basamenti egiziani, o la presenza del tirso, il bastone di Bacco, simbolo di forza vitale. Non è un caso se celebri viaggiatori francesi del passato lo definirono un vero e proprio “tempio laico”.
Insomma, un caffè che è un unicum, che spetta alla città conservare, come luogo storico e identitario. «La sfida – prosegue l’assessore – è la ricerca di equilibrio, di compatibilità sistemica, tra la tutela del bene storico e architettonico e la sua funzione commerciale». Rimane anche aperta la questione della destinazione del secondo piano dello stabilimento, per anni adibito a uffici comunali. «È importante che la città valorizzi il ruolo del Pedrocchi come luogo di storia e di memoria, per questo io vedrei bene la trasformazione di questi spazi in una sorta di museo Casa Pedrocchi».
Il capolavoro architettonico di Giuseppe Jappelli è un omaggio alla conoscenza massonica: il piano terra fu inaugurato nel 1831, il salone nobile nel 1842.