Siamo proprio tutti nella stessa barca. In questo rituale, quasi abitudinario, tutti i genitori sono uniti e sempre più si ritrovano a raccontarsi situazioni faticose sistemate, o quasi, con una sonora alzata di voce.
Come un moderno Tarzan che tra una liana e l’altra, tra un impegno e l’altro, con cadenza ormai troppo regolare, il genitore esplode in un urlo che attesta, pensiamo noi, un confine, il limite che si era perso, ma che rende sempre più debole la nostra autorità. Questa parola caduta in disgrazia a causa del secolo scorso nel quale l’autoritarismo ha mostrato al mondo la possibile cattiveria umana, si è persa cadendo nel vortice attrattivo del tempo portando con sé ciò che di buono ha ancora da dire. L’autorità etimologicamente è capacità dell’adulto di “far crescere” (auctoritas dal latino augere, far crescere) ed è determinante nel processo dell’apprendimento sociale dei nostri bambini.
Ma torniamo all’agito violento che tanto riempie le nostre giornate; di fronte a un’azione sbagliata, magari anche voluta e non solo accaduta, dei nostri figli la reazione scomposta di un urlo esagerato spesso è la soluzione che istintivamente prova a rimettere ordine. Questo tentativo di rimedio, anche se talvolta funziona lì per lì, mina sempre più prepotentemente l’autorevolezza della nostra figura educativa rendendola istintiva e impositiva: caratteristiche ben distanti dall’educativa.
La tensione che si crea, e si creerà sempre nella contrapposizione, fino a sfociare in momenti di forte preoccupazione con l’adolescente, è il normale attrito tra due forze che vivono della libertà di pensare e agire, tipiche dell’uomo, non solo dell’adulto.
Il nostro modo sbagliato di reagire è dovuto al fatto che spesso e volentieri impostiamo la relazione nell’orizzontalità, dando cioè ai figli, lo stesso nostro ruolo di decisore nella quotidianità, affidando a loro molteplici scelte piccole e grandi che li mette a un livello sbagliato. E quando le scelte vanno in direzioni diverse c’è poco che alziamo la voce per reimpostare una verticalità corretta perché è nostro l’errore iniziale.
Che fare allora? A seconda dell’età dei bambini che abbiamo in casa le soluzioni o meglio le prevenzioni sono differenti.
Se i bambini sono ancora piccoli, infanzia e primaria, c’è bisogno di regolarità, cioè di impostare la quotidianità con paletti semplici, parole chiare, gesti fatti assieme perché i bambini in termini psico-evolutivi sono abitudinari e permettergli di scegliere può generare confusione e nella confusione anche noi viviamo male, ci agitiamo e litighiamo. Anche le nostre parole, le nostre consegne devono essere facili, lineari così da aiutare una ritualità cercata dai bambini perché rassicurante e rasserenante. Le nostre argomentazioni, messe in campo per cercare di spiegare le nostre posizioni, sono vuote e senza significato per i bambini che vivono molto di più l’immediatezza, la concretezza. Smettiamola con lo “spiegazionismo” come dice Daniele Novara, che alimenta solo malintesi, usiamo il linguaggio della testimonianza, del fare assieme e del rapporto di fiducia che certamente i nostri figli hanno nei nostri riguardi.
Per i ragazzi più grandi il passaggio è complicato, ma lo è anche per loro che cominciano a sentire sempre più il desiderio di differenziarsi dai propri genitori e per farlo si deve passare attraverso la contrapposizione. Questo atteggiamento è l’anticamera dell’autonomia, è un carattere identitario e serve a sancire i propri limiti come confini tra sé e gli altri. Il nostro atteggiamento deve diventare meno direttivo e si devono aprire spazi di confronto e contrattazione, ma in contesti da noi decisi. Non si discute su tutto, ma solo su ciò che i genitori, assieme, hanno deciso di poter “salire” a compromessi. Questo vuol dire perdere spazi di decisione, ma guadagnare un adulto. Questo vuol dire rispettare il ruolo naturale dell’educatore, quello di formarne un altro.
Non abbiamo paura quindi di perdere il conflitto, ma guidiamolo, indirizziamolo sapendo qual è per noi l’obiettivo vero. Usiamo linguaggi appropriati, siamo chiari in quello che chiediamo, aiutiamoli a creare buone abitudini, lasciamo l’arte dell’improvvisazione con le sue urla e prepariamoci con fiducia alla responsabilità che abbiamo scelto.