Fatti
Il mondo della cooperazione è il mondo agricolo e agroalimentare. Perché certo non la totalità, ma una buona – e importante – parte della produzione agroalimentare nazionale arriva dal sistema delle coop di settore. E’ un messaggio forte, spesso trascurato, di quanto sia importante questa forma di fare impresa che, tra l’altro, proprio nell’agricoltura affonda tanta parte delle sue radici.
A discutere di cooperazione e agroalimentare, ci ha pensato Confcooperative nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. Un incontro, quello organizzato dalle cooperative, che puntava ad evidenziare come il sistema agroalimentare nazionale potesse rispondere alla “sfida del caos globale’”. Di fatto una sola la risposta: cooperare di più, mettere insieme di più e con più forza la grande potenzialità produttiva dell’agroalimentare nazionale. Forti proprio del ruolo della cooperazione.
“Produciamo oltre il 60% del vino italiano, il 50% dell’ortofrutta e il 70% del lattiero caseario: la cooperazione rappresenta il Made in Italy nel mondo. Nel 2025 abbiamo superato i 70 miliardi di export, mentre nel 2015 non arrivavamo a 50. Una crescita che dimostra l’eccellente reputazione che i nostri prodotti si sono guadagnati sui mercati esteri”, ha indicato Giorgio Mercuri Vicepresidente di Confcooperative.
Ma perché la formula della cooperazione può essere più vincente rispetto ad altre? La struttura cooperativa della produzione determina – è stato sottolineato a Trento – una condizione di sopravvivenza per il comparto perché “la cooperazione permette a tante piccole imprese di restare sul mercato, imprese che da sole non ce la farebbero”. E’, in sintesi, la declinazione dell’antico motto “l’unione fa la forza”. Anche in tempi duri, complessi e mutevoli come quelli che l’intera economia sta attraversando. Ancora a Trento è stato spiegato come l’essere in cooperativa dia un sostegno fondamentale alle imprese perché il modello cooperativo consente di costruire quel profilo finanziario che il singolo produttore (soprattutto piccolo e agricolo) non potrebbe mai presentare da solo. Sempre nell’incontro di Trento sono stati portati alcuni esempi di quanto le coop possono fare. Come le coop del comparto vitivinicolo che, è stato spiegato, stanno rispondendo ad un momento di crisi dovuto al problema dazi e al rapporto di cambio euro-dollaro ma anche all’aumento del prezzo del petrolio che si riversa sui costi dei materiali. Ed è, in questo come in altri casi, “resilienza” la parola d’ordine che le cooperative cercando di mettere in pratica. Una strategia comune anche ad altri comparti in cui le coop hanno un ruolo importante, come quello lattiero-caseario soprattutto negli ambienti montani.
Tutto senza dire degli altri effetti che la cooperazione si porta dietro. In molto aree agricole dello Stivale, è infatti proprio la cooperazione ad essere “presidio sul territorio” in termini sociali, ambientali e spesso anche culturali. Non a caso, si parla delle coop come di una sorta di “leva strutturale” da adoperare per tenere in piedi sistemi economici e sociali. Una leva che, tra l’altro, ha effetti economici del valore di miliardi di euro che contribuiscono per davvero al sostegno dell’intera economia.
Modello cooperativo, dunque, come modello vincente che trova nell’agricoltura e nell’agroalimentare alcune delle espressioni migliori. E che insegna un po’ a tutti cosa si può fare rinunciando magari ad un pezzetto di autonomia, ma entrando a far parte di qualcosa di molto più ampio di una semplice impresa.