Chiesa | Speciale catechesi
Formarsi alla comunicazione non significa cercare formule magiche per “riempire” le parrocchie, ma prendersi cura del vissuto concreto delle comunità in cammino.
Per Linda Ghiotto, referente ambito catechesi nella collaborazione pastorale Pratalea e nella parrocchia di Praglia, questo mandato è un invito a coltivare il territorio con stile evangelico. «Il nome Pratalea, “terra tenuta a prati” ci ricorda che siamo seminatori – spiega – Linfa vitale delle comunità sono le famiglie. Dobbiamo accoglierle per come sono, superando i vecchi schemi e valorizzando ogni piccolo germoglio».
Più che di indicazioni tecniche, Ghiotto avverte il bisogno di un sostegno formativo per favorire un dialogo autentico tra parrocchie, superando le timidezze e le fatiche legate al cambiamento. «All’Ufficio diocesano chiediamo di accompagnarci nel progettare insieme il cammino di iniziazione cristiana, puntando sulla qualità e sulla condivisione delle esperienze belle, senza fare paragoni o calare nozioni dall’alto». La scommessa è maturare uno sguardo pastorale d’insieme: «Sarebbe prezioso attivare momenti di formazione e di confronto diretto tra referenti, per abitare la realtà e camminare uniti».
Per Domenico Nani di Alano di Piave, referente ambito catechesi della collaborazione pastorale La Piave, la distanza fisica nasconde spesso una fatica psicologica: «A volte siamo distanti di testa prima che di chilometri. La tentazione di pensare che le indicazioni diocesane vadano bene solo per il centro e di barricarsi nel proprio orticello è forte, quasi a voler gestire le cose in autonomia, impoverendo il camminare insieme». Nani offre strategie precise: «La presenza fisica dell’ufficio diocesano non può moltiplicarsi per 47 collaborazioni. La vera vicinanza si costruisce sulla relazione, su un “tu” reciproco che apre alla fiducia. Chiedo all’ufficio di aiutarci a mantenere saldi i punti fermi e di strutturare verifiche di fine anno con una proposta di lavoro comune che richieda una restituzione. Serve a evidenziare le buone prassi e correggere le deviazioni poco pastorali. Prezioso, infine, sarebbe investire sulla formazione dei coordinatori alla tre-giorni di Nebbiù».
Per Roberta Rebellato, referente ambito catechesi della collaborazione Bassanello, comunicare oggi significa usare un linguaggio semplice, reale e concreto, capace di intercettare la vita quotidiana delle persone senza snaturare la verità della fede. Non si tratta di inventare strategie accattivanti, ma di arrivare al cuore: «Dobbiamo mostrare come la Parola risponda alle gioie, alle fatiche e alle scelte di ogni giorno, tra lavoro e famiglia». Per fare questo serve bellezza: cura degli ambienti, dell’arte, persino del tempo speso insieme senza l’ansia della prestazione.
Creare momenti in cui ragazzi e genitori semplicemente stanno bene apre le porte all’annuncio. «Le relazioni più solide, quelle che restano a distanza di anni, nascono proprio da questi momenti di gratuità, di preghiera e di vita condivisa – spiega – Anche tra i sacerdoti, collaborare permette di sdrammatizzare le fatiche. Il vero annuncio non cala dall’alto, ma nasce dall’incontro autentico e da un’accoglienza che lascia il segno ben oltre i metodi».
Nel sito dell’Ufficio per l’annuncio e la catechesi sono pubblicate delle tracce per un momento di verifica da condividere nel gruppo di catechisti/accompagnatori/educatori della propria comunità. Può essere proposto dal referente parrocchiale e dal parroco: vorremmo diventasse una prassi nel cammino di catechesi, sia per riconoscere i frutti di un anno pastorale, sia per progettare il percorso futuro con calma sapiente, tenendo presente le prime pagine degli Orientamenti.