Mincio 452, Roma 2026: lo stesso scenario. Un popolo smarrito, un invasore potente alle porte, un'autorità politica muta e un pontefice che si mette alla testa della sua gente. La prima enciclica "Magnifica Humanitas" sull'intelligenza artificiale fa discutere più gli esperti laici di tecnologia che il mondo cattolico
Lo scenario è di quelli suggestivi. C’è un popolo smarrito, abbandonato e alla mercé degli eventi, senza voce e senza gli strumenti per capire che cosa stia succedendo. C’è un invasore ignoto e potente alle porte che minaccia devastazioni e, più in generale, di imporre una radicale trasformazione alla società. C’è un’autorità politica che, nel migliore dei casi, si limita a essere impotente e muta, mentre nel peggiore cospira a danno del suo stesso popolo. E infine c’è un papa, di nome Leone, che si mette alla testa della sua gente e si schiera di fronte all’invasore, pronuncia parole nette, riempie un vuoto. Mincio, 452. Roma, 2026. Lo scenario è il medesimo. Nel primo caso c’è Attila, re barbaro e violento, venuto a depredare le spoglie del cadente impero romano. Nel secondo i tecnofeudatari delle big tech, decisi a sfruttare la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale per accentrare su di loro ogni potere politico, economico, cognitivo, spirituale. Si è tanto scritto e discusso, in queste tre settimane, della prima enciclica del papa, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Le reazioni più interessanti non vengono però dall’ambito cattolico – a volte lento nel recepire i documenti, specie se voluminosi e specie se in totale continuità con le categorie della Dottrina Sociale – ma da quello degli esperti – laici – di tecnica, tecnopolicy e attivismo digitale. Per molti – tra i quali annovero lo studioso di reputazione Matteo Flora – Magnifica Humanitas farà giurisprudenza, offrendo punto d’appoggio morale e autorità agli sforzi dell’Unione Europea – e di altri pochi soggetti – di regolamentare l’Intelligenza Artificiale. Per tanti la voce del papa smaschera le assenze, l’impreparazione e persino le complicità della politica tradizionale e dei suoi rappresentanti, incapaci di rappresentare le istanze dei loro popoli di fronte a una tecnologia che scombussolerà – capiremo come – le nostre vite.