Mosaico
Arriva anche nel territorio dei Veneti antichi, più precisamente ad Este e Montegrotto, la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” appena aperta a Venezia, a Palazzo Ducale, promossa dalla Fondazione Musei civici di Venezia con la collaborazione della Fondazione Rovati di Milano. Un vero “pellegrinaggio” tra antichi santuari legati al tema delle acque delle due grandi popolazioni antiche. Santuari che molto spesso hanno continuato la loro funzione anche in epoca romana, talvolta cambiando la loro titolazione. L’esposizione parte dal porto di Pyrgi, vicino a Cerveteri, prosegue per Vulci, Chiusi, San Casciano dei Bagni e Marzabotto. Giunge quindi ad Adria che diede il nome al mare Adriatico e entra nel territorio dei santuari “padovani”. Prosegue poi verso Calalzo di Cadore per terminare ad Altino, sulle sponde dell’Adriatico.
«L’interesse per il rapporto tra le acque e il sacro – racconta Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei civici di Venezia – si è ravvivato negli ultimi anni a seguito della straordinaria scoperta del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Siena), da cui proviene un incredibile repertorio di bronzi, testimonianza della grande devozione al potere delle sue acque sananti. Questo rinvenimento ha rappresentato uno stimolo per programmare l’esposizione veneziana, che si pone l’obiettivo di illustrare i rapporti tra le acque e il sacro nell’ambito di due tra le principali civiltà dell’Italia preromana: acqua di sorgenti miracolose che guarisce, acqua di mare che costituisce un ininterrotto scambio di persone e merci, acqua di fiume che garantisce vitali collegamenti, sotto l’egida di divinità ospitate nei rispettivi santuari locali».
L’acqua è protagonista nella terra dei Veneti: è il caso di Este, sulle sponde dell’Adige, allora navigabile, dove la dea Pora Reitia richiama già nel nome (con la radice rei, scorrere) il tema dell’acqua. Qui giungevano imbarcazioni cariche di pellegrini e mercanzie anche da terre lontane. Del santuario la mostra evidenzia i diversi aspetti del culto, legati anche all’insegnamento della scrittura, documentato da stili e tavolette scrittorie, e alla tecnica della filatura e della tessitura con fusaiole, rocchetti e pesi da telaio.
Le acque sananti sono protagoniste invece del santuario di Lagole di Calalzo, frequentatissimo da soldati, e di quello termale di Montegrotto, dedicato a un Dio ancora senza nome ma che alcune ipotesi identificano in Apollo. Anche in epoca romana, quando non a caso il nome diventa Aponus, si continuano a frequentare le acque calde ai piedi dei colli Euganei, capaci di guarire dolori e ferite di uomini e animali. Sulle rive di un laghetto poi intorbato, i devoti lasciano alla divinità l’immagine di se stessi e dei loro cavalli in statuine e lamine di bronzo; sono stati recuperati anche più di seimila tra calici e tazze votivi.
Il percorso si conclude ad Altino, porto dei Veneti aperto alle rotte adriatiche e endolagunari, centro di un culto volto ad accogliere e integrare comunità diverse, come attestano i bronzetti provenienti dall’area etrusca, centro-italica e celtica.
La mostra, curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, occupa l’appartamento del Doge, e rimane aperta fino al 29 settembre. L’ingresso è incluso nel biglietto per i Musei di piazza San Marco; per la sola mostra, intero euro 13, ridotto 9.