“Non posso, qui, non ricordare con preoccupazione il vescovo di Matagalpa, mons. Rolando Álvarez, a cui voglio tanto bene, condannato a 26 anni di carcere”. Sono le parole con le quali Papa Francesco si è riferito, domenica 12 febbraio, alla situazione del Nicaragua, dopo la recita dell’Angelus. Le parole del Papa, assieme ai messaggi di vicinanza e preghiera che stanno giungendo da molte parti (tra cui dal Consiglio episcopale latinoamericano - Celam), fotografano la fortissima impressione suscitata dalla durissima condanna a 26 anni subita da mons. Rolando José Álvarez Lagos, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico della diocesi di Estelí, al termine di un processo praticamente inesistente, condotto in spregio a qualsiasi garanzia
“Qui è tutto distrutto, almeno il 60% del vasto territorio della nostra comunità, 730 kmq prevalentemente rurali. Ho visto con i mei occhi 80 case bruciate, ma sono sicuramente molte di più. Centinaia di famiglie che hanno perso tutto. A fuoco anche quattro cappelle, le chiese punto di riferimento la vasta parrocchia, in una si è perfino fuso il cemento”. È un vero inferno, quello che descrive al Sir padre Ricardo Valencia, parroco dell’Immacolata Concezione, che coincide con l’ampio territorio comunale, nella regione del Biobío e nell’arcidiocesi di Concepción.
«La proposta Calderoli? Frettolosa, ed è la premessa per non fare nulla». È categorico il giudizio di Gianclaudio Bressa, bellunese, parlamentare dal 1996 al 2022, prima nel Partito popolare, poi nella Margherita, e infine nel Pd.
Circa sessanta morti, centinaia di feriti, devastazioni, blocchi stradali, quasi quotidiani assalti ad aeroporti, istituzioni e imprese, 200 mila persone che sono, appunto, scese dalle Ande per “accamparsi” nella capitale. Di fronte, Istituzioni “di burro”, fallite e inconsistenti. È questo il bilancio, probabilmente ancora provvisorio, di queste settimane di proteste e violenze
Il Cile ci riprova. Prende avvio in questi giorni un nuovo processo costituente, che si attuerà entro l’anno, dopo la vittoria del no al plebiscito dello scorso 4 settembre.
“La presenza del Papa polacco è stata un'oasi nella vita del popolo che sarà sempre ricordata e che rende sempre possibile l'apertura di nuovi orizzonti". Mons. Emilio Aranguren Echeverría pronunciò questa frase venticinque anni fa, in occasione della storica visita di Papa Giovanni Paolo II a Cuba. All’epoca, giovane vescovo, era segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba (Cocc). E sentì con le sue orecchie Papa Wojtyla pronunciare la famosa frase: "Che il mondo si apra a Cuba e che Cuba si apra al mondo!”. Papa Wojtyla, con il suo messaggio e il suo carisma, seppe “conquistare” l’isola “della rivoluzione”, ebbe tra l’altro un lungo colloquio con il “líder máximo”
Nuove vittime hanno segnato le proteste e gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in Perù, nel fine settimana. Il numero di morti, a oltre un mese dall’inizio delle proteste, è arrivato a 62. Nella capitale Lima le città è quasi paralizzata da quattro giorni, per le massicce manifestazioni.
“Come vescovi offriamo ancora una volta il nostro servizio per mediare e costruire ponti di incontro. La Chiesa deve essere veramente solidale con l’intera umanità e la sua storia”.