Tutti sopra i quarant’anni. Molte donne. Mediamente, un livello basso di studio. E una forte predisposizione a essere suggestionati dai media. Eccolo il profilo dei “golpisti” di domenica scorsa, degli assalitori dei Palazzi dei tre principali centri di potere brasiliani: il Governo, il Parlamento, il Supremo tribunale federale. Fa ancora discutere il clamoroso assalto di Brasilia. Le Istituzioni federali, di fronte alle falle delle forze dell’ordine del Distretto federale di Brasilia, hanno preso in mano direttamente la situazione, usando il pugno di ferro di fronte a un gesto obiettivamente grave, senza precedenti.
Atti incostituzionali e scene che ricordano la Capitol Hill americana di un anno fa. La fede cristiana ha un ruolo essenziale nell’educare la cittadinanza alla pace. Domenica 8 gennaio diverse migliaia di sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro, hanno messo a ferro e fuoco diversi edifici governativi della capitale Brasilia. Il ministro della Giustizia parla di circa 1.500 persone arrestate
"Misure preventive avrebbero potuto evitare la depredazione dei beni pubblici, soprattutto quelli che costituiscono il patrimonio artistico nazionale e che erano conservati negli edifici invasi. Ci auguriamo, ora, che i poteri della Repubblica possano agire rapidamente per dissipare gli atti antidemocratici in corso e punire i responsabili". All'indomani dell'assalto alle istituzioni parla il presidente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, dom Walmor Oliveira de Azevedo
La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), attraverso i propri profili social, ha espresso la sua “preoccupazione per i gravi e violenti eventi di Brasilia”.
Continuano ad arrivare dagli episcopati latinoamericani inviti alla preghiera per il Papa emerito Benedetto XVI, in considerazione delle sue gravi condizioni di salute.
Per la “selección” è il terzo successo in un Mondiale, e la Coppa torna, così, in America Latina dopo vent’anni. L’intera Argentina si è fermata, ieri, per oltre due ore, ed è poi scesa in strada a festeggiare, dimenticando, così, almeno per un giorno, la difficilissima situazione economica e sociale del Paese, dove il 43% della popolazione vive sotto la soglia della povertà
“Nel giorno del suo compleanno abbiamo tanti motivi per festeggiare e ed esser grati per la sua vita, il magistero e la testimonianza indelebile, vero dono e fonte di speranza per la Chiesa e per l’umanità. Dal Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico esprimiamo il nostro amore e sinceri auguri. Innalziamo le nostre preghiere al Dio della vita per le sue intenzioni, e la ringraziamo per il suo fruttuoso ministero petrino che ha dato vita a tanti percorsi di incontro, ascolto, discernimento, comunione e fraternità universale, con una sensibilità particolare per le nostre periferie geografiche ed esistenziali”.
Ancora proteste e ancora vittime in Perù. Ieri, in particolare, sono morte sette persone negli contri tra la polizia e i manifestanti che cercavano di occupare l’aeroporto di Ayacucho.
Più che un tentativo di golpe, quella di Pedro Castillo, ormai ex presidente, è stata una mossa disperata per evitare l’impeachment da parte del Congresso, che, ormai al terzo tentativo, sembrava inevitabile. Nel giro di un’ora, si è capito che Pedro Castillo era rimasto solo. Così, il suo proclama, con il quale si scioglieva il Parlamento e si dichiarava il coprifuoco, è rimasto lettera morta. Il presidente ha allora cercato, con la moglie, di fuggire dal Paese, ma è stato ben presto bloccato e tratto in arresto