Bruno Desidera

Bruno Desidera

Il “narco-continente”: crocevia di droga, crimini, violenza e morte

Un vero e proprio “narco-continente”. Questo sta diventando, ogni giorno di più, l’America Latina. Niente di nuovo, per alcuni aspetti: i cartelli colombiani e quelli messicani godono di ampia letteratura, e sono oggetto di innumerevoli serie televisive, ispirati a personaggi “mitici”, come Pablo Escobar e il “Chapo” Guzmán. In realtà, il narcotraffico, alimentato in gran parte della cocaina, sempre più richiesta in tutto il mondo (ma anche da altre sostanze, come le meta-anfetamine), è un cancro ormai in metastasi, che diffonde i suoi effetti di morte, violenza, corruzione non solo nei Paesi tradizionali di coltivazione (Perù, Colombia, Bolivia), produzione e commercio (di nuovo Colombia, Messico, sempre più anche il Brasile), ma anche altre zone tradizionalmente meno coinvolte. L’America Latina, così, si è ritagliata il suo “spazio” nella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui spesso ha parlato Papa Francesco. E parlare di “guerra” non è certo una forzatura.

Prima assemblea della Rete ecclesiale del Gran Chaco e Acuífero Guaraní, terza “figlia” amazzonica della Laudato Si’

La Repam, la Rete ecclesiale panamazzonica, è la primogenita (che ha già mostrato la sua fecondità con il successivo Sinodo e i successivi passi). È poi arrivata la secondogenita, la Remam (Rete ecclesiale ecologica mesoamericana e messicana), in America Centrale. Ora, ecco arrivare la terzogenita, la Regchag (Rete ecclesiale del Gran Chaco e Acuífero Guaraní). Sono le tre figlie della Laudato si’ nel Continente latinoamericano, reti ecclesiali che hanno messo la centro della loro azione, nell’apertura e dialogo con le popolazioni originarie, la custodia del creato e la promozione dell’ecologia integrale

Colombia. “Pace totale”, il Parlamento ha votato la legge che “innesca” il processo. La Bella: “C’è un clima nuovo”

Il nuovo presidente Gustavo Petro, in carica da poco più di tre mesi, punta tutte le sue carte sulla "rivoluzione della pace". Al Governo è stato dato il mandato di dialogare non solo con l’Esercito di liberazione nazionale, ma anche con la dissidenza delle Farc, che non ha firmato o ha disdetto l’accordo del 2016, e con il variegato arcipelago di “bacrim” (bande criminali) e gruppi paramilitari (dal “Clan del Golfo” ai “pelusos”, eredi del gruppo maoista Epl)

Per la terza volta Lula è presidente. Ma il Paese è spaccato

Luis Inácio Lula da Silva a 77 anni torna alla presidenza del Brasile per un terzo mandato, dopo i due dal 2002 al 2010, avendo sconfitto di stretta misura il presidente uscente Jair Bolsonaro (50,9 per cento contro 49,1 per cento). La differenza è stata di circa due milioni di voti, rispetto ai sei che separavano i due contendenti dopo il primo turno, in quella che è stata la campagna elettorale più incerta e “cattiva” di sempre, costellata anche ieri da polemiche e alcuni episodi di violenza

Cile: Conferenza episcopale partecipa con altre confessioni religiose a incontro per il processo costituente

La Conferenza episcopale del Cile ha partecipato, insieme ad altre confessioni religiose, all’incontro svoltosi giovedì 27 ottobre nella sede del Congresso di Santiago, convocato dai presidenti di entrambe le Camere del Parlamento, nell’ambito dei colloqui in corso per dare seguito al processo costituente, dopo che il recente plebiscito ha bocciato la proposta di nuova Costituzione.

Un Brasile diviso sceglie tra Lula e Bolsonaro. La fame tema “dimenticato” dalla campagna elettorale

Domani sarà il giorno più lungo del Brasile, da molti anni a questa parte, con l’ultima tappa dello scontro frontale tra l’ex presidente Luis Inácio Lula da Silva, sostenuto da una variegata coalizione di progressisti e moderati, e l’ultradestra del presidente uscente Jair Bolsonaro. A preoccupare è soprattutto il clima di divisione che si respira nel Paese, a tutti i livelli, con pesanti incognite su quello che potrebbe succedere dopo lo scrutinio. L’appello del presidente dei vescovi: “Mettiamo fine ai sentimenti che stanno contaminando il processo elettorale, dividendo le famiglie e rompendo le amicizie”

Confine Colombia e Panama: appello rete continentale Clamor, “è la strada più pericolosa d’America”

La crisi migratoria che si registra al confine colombiano-panamense, precisamente nella giungla del Darién, il cosiddetto “Tapón del Darién”, dove transitano quotidianamente migliaia di migranti per attraversare il Centroamerica fino a raggiungere gli Stati Uniti (il Sir ha dedicato al fenomeno un recente approfondimento), suscita l’attenzione e l’allarme della rete ecclesiale continentale Clamor, lo strumento attraverso il quale le Chiese latinoamericane, in raccordo con il Celam, seguono i fenomeni delle migrazioni, degli sfollamenti e della tratta di persone.

Mons. Coter (Ceama): “Partiamo dal basso. Dietro al rito ci sono una visione di Chiesa e di cultura”

“La fede dev’essere incarnata”, deve innestarsi in una cultura. Lo spiega al Sir mons. Eugenio Coter, bergamasco, vescovo del vicariato apostolico di Pando, nel territorio amazzonico della Bolivia, al confine, da un lato, con il Perù, e dall’altro con il Brasile. E proprio dalla vita delle Chiese in Amazzonia, dalla loro esperienza, potrebbe nascere, attraverso una lunga gestazione, il “rito amazzonico”, la cui istituzione è diventata un’ipotesi concreta. Mons. Coter, da anni attivo prima nella Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e poi nella Ceama, la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, è uno dei protagonisti di questo processo. Al vescovo italiano, che vive da molti anni in Sudamerica, è stato chiesto di coordinare il Nucleo per il rito amazzonico, la commissione incaricata di formulare un’ipotesi rispetto a questa importante, possibile, novità