Bruno Desidera

Bruno Desidera

Valdés Hernandez (Centro Convivencia): “Il 2021 un anno spartiacque. La Chiesa può ricoprire ruolo fondamentale”

A Cuba la situazione economica è al collasso, il turismo è bloccato a causa del Covid-19, mentre con il nuovo anno è stata posta fine alla cosiddetta “doppia valuta” con la conseguente svalutazione della moneta, prezzi alle stelle, perdita del potere d’acquisto del cosiddetto peso convertibile. Il regime, poi, sembra aver rafforzato la repressione dei fermenti di libertà che, mescolati alla crescente protesta per la situazione economica, pure si stanno affermando, specie tra i giovani, anche grazie all’introduzione, negli ultimi due anni, degli smartphone e dei social network. A fotografare la situazione per il Sir, è Dagoberto Valdés Hernandez, fondatore e coordinatore del Centro Convivencia, uno degli intellettuali cattolici più rappresentativi dell’isola, già componente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

Dom Petrini (Bahia): “Pochi negazionisti tra i cattolici. E tutta la Chiesa è impegnata per il rispetto delle regole”

Stanchezza. Rischio di “rilassamento” sulle misure. Paura della nuova ondata, magari con la circolazione della cosiddetta “variante brasiliana”, probabilmente una delle cause del collasso di Manaus e degli Stati amazzonici. Soprattutto, preoccupazione per la fine del sussidio statale, il cosiddetto “Corona-vaucher”, la cui mancanza rischia di mandare sul lastrico milioni di persone. “Sì, per il Brasile questo 2021, anche a prescindere da ulteriori ondate del contagio, rischia per certi aspetti rischia di essere peggiore del drammatico 2020”. A parlare, con il Sir, è dom Giancarlo Petrini, vescovo di Camaçari (Bahia), città satellite di Salvador, una delle maggiori metropoli del Brasile.

Il collasso di Manaus senza più ossigeno. L’arcivescovo Steiner: “Siamo stati abbandonati”

Manaus sta vivendo giornate drammatiche, che soli i numeri, pure significativi (oltre 200 inumazioni al giorno di media negli ultimi 4 giorni) non spiegano abbastanza. Ospedali saturi, persone che muoiono in casa, o non ricevono un adeguato trattamento perché è finito l’ossigeno. Per alcune ore, venerdì scorso, si è temuto di dover trasferire in un’altra città i bambini nati prematuri, neppure a loro era garantito l’ossigeno. “La situazione è caotica, il sistema sanitario è collassato. Quando le persone che ottengono un letto in terapia intensiva poi muoiono per mancanza di ossigeno, si deve dire che siamo stati abbandonati”, racconta al Sir l’arcivescovo di Manaus, dom Leonardo Ulrick Steiner

Brasile. Contraddizioni della politica, ideologia della disinformazione, paradossali problemi logistici. E i vaccini tardano a partire

Riuscirà il Brasile, terzo Paese al mondo per contagi e secondo per numero di morti, a partire con i vaccini contro il Covid-19, a dispetto delle continue contraddizioni e contorsioni politiche del suo presidente Jair Bolsonaro? E i vaccini arriveranno anche in periferia, dando corpo alla richiesta della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, che nel messaggio d’inizio anno ha insistito sul fatto che il vaccino “è diritto di tutti”? È questo il tema del giorno in Brasile, e soprattutto nella principale città, San Paolo. Sulla campagna vaccinale, che coincide con il riesplodere della pandemia (circa 50mila casi e un migliaio di morti al giorno, con una situazione che è tornata drammatica a Manaus, capitale dell’Amazzonia) si incrociano questioni diverse, di ordine, sanitario, culturale e politico

Deforestazione, riscaldamento globale, nuovi virus: dall’Amazzonia la prossima pandemia

L’ultimo a far parlare di sé è stato, qualche settimana fa, l’arenavirus che provoca la “febbre emorragica del Chapare”, nel cuore della Bolivia. Qualcuno, con macabra ironia, lo ha subito ribattezzato il virus Evola, cogliendo la coincidenza tra alcuni nuovi casi e il ritorno dell’ex presidente Evo Morales nella sua roccaforte, il Chapare appunto. Provocato da un tipo di ratto, il virus può propagarsi tra uomo e uomo e ha provocato all’interno della Bolivia qualche circoscritta vittima, a partire dallo scorso anno. Questo arenavirus (che in realtà, provocando una febbre emorragica, ha qualche punto di contatto con l’Ebola) è solo di uno dei diversi “candidati” a essere “il prossimo”. Cioè, il prossimo virus a provocare un’epidemia su larga scala. Su una cosa, infatti, molti esperti convengono: se, come appare plausibile, il mondo in futuro sarà interessato da altre epidemie o addirittura pandemie, è possibile, se non probabile, che esse possano provenire non solo dalla Cina, ma anche dall’Amazzonia

Venezuela. Il grido d’allarme della Chiesa all’indomani del voto che riconsegna il Paese a Maduro

I primi risultati della consultazione elettorale in Venezuela, annunciati nella notte, attribuiscono al Polo patriottico di Maduro quasi il 70%, a fronte di una partecipazione del 31%. Il presidente ha rivolto un appello al dialogo, coinvolgendo anche le forze che non hanno partecipato alla consultazione. Beninteso, dando per scontato la sua permanenza al potere. Ma per padre Alfredo Infante, gesuita, coordinatore dell’area Diritti umani del centro studi Gumilla, e del centro arcidiocesano “Mons. Arias Blanco” di Caracas: “L’esito di questo evento elettorale porterà solo nuovo danno al Paese, avviato verso una catastrofe umanitaria”.