“Importante e significativo è entrare in sintonia con il dono di unità che già ci è stato fatto dal Cristo attraverso il battesimo e l’effusione dello Spirito in questo tempo difficile nel quale ci troviamo a vivere, caratterizzato dal conflitto, dall’odio, dal desiderio di vendetta anziché dalla tensione all’unità e alla riconciliazione”.
Padre Michel Abboud, presidente di Caritas Libano, al Sir fa il punto sul suo Paese segnato da una gravissima crisi politica, sociale ed economica con le famiglie sul lastrico, la guerra tra poveri con i rifugiati siriani e la nascita di nuovi poveri, quel ceto abbiente che ha perso tutto e non è capace di chiedere aiuto. La guerra in corso a Gaza, infine, ha fatto salire la tensione tra Israele e Hezbollah con il rischio di un nuovo fronte di guerra che nessuno, in Libano, vuole
Il "triste Natale" di Betlemme raccontato da tre dei suoi abitanti cristiani. Tre voci che raccontano il senso di abbandono che pervade la comunità cristiana locale, la speranza in una pace giusta che ponga fine ad un conflitto ultradecennale e la scelta di restare in Terra Santa, "Terra amata", e di resistere per i fratelli cristiani di Gaza
“Educare alla pace è, e deve essere, un impegno, un bisogno, una necessità. Non si possono, infatti, lasciare spazi a violenza, odio e vendetta. È un bisogno per la gente che da molti anni non vede che morte, sofferenza e distruzione ed è un bisogno cercare di cancellare dagli occhi e dal cuore dei bambini la vergogna della guerra. È una necessità se vogliamo salvare questa umanità dalla tragedia della guerra e solo le nuove generazioni, i bambini di oggi, ci fanno sperare in un futuro senza il male assoluto rappresentato dalla guerra”.
A 100 giorni dallo scoppio della guerra nella Striscia di Gaza, il 7 ottobre 2023, a parlare è il parroco cattolico di Gaza, padre Romanelli che lancia un appello per un cessate il fuoco, per la fine della guerra: “Vogliamo la pace per Israele, per la Palestina e la liberazione degli ostaggi”
Il primo gruppo di pellegrini italiani in Terra Santa dallo scoppio della guerra ha incontrato ieri il Custode di Terra Santa, padre Patton, e il vicario generale del Patriarcato latino, mons. Shomali. "Escludere la violenza dal linguaggio, reinterpretare i testi violenti nelle scritture delle diverse fedi e venire in pellegrinaggio" sono state le esortazioni ricevute dal gruppo composto da 9 sacerdoti da Milano, Brescia e Cremona
Padre Faltas racconta la storia della piccola Ilia, alunna della Terra Sancta School di Gerusalemme, che ha paura di perdere il papà a causa della guerra. Una paura condivisa con tantissimi bambini sia palestinesi che israeliani. La paura di Ilia è anche il modo per raccontare la vita a Gerusalemme in questi 100 giorni circa di guerra
“Epifania significa manifestazione. In un tempo difficile, di odio e di guerra tra i popoli, come quello che stiamo vivendo Dio ci dice che il suo progetto è di riconciliazione e di pace. Per questo ha mandato il suo Figlio e lo ha fatto nascere qui a Betlemme”.
“La pace esige che si faccia verità nelle relazioni, che si arrivi a riconoscere il male compiuto e subito, cosa mai facile e sempre dolorosa. Fare la verità, assumersi la responsabilità dei mali e dei torti subito o a volte commessi, non è mai scontato e richiede grande coraggio e un amore sincero”.