“Papa Francesco ha indetto per ieri, 27 ottobre, la Giornata di digiuno, di preghiera e di penitenza per la pace nel mondo. Il mondo si è riunito, ha pregato, ha condiviso il dolore per l’atrocità della guerra. Ma quasi alla fine di questa giornata di unità, siamo caduti nella disperazione profonda. Gaza: isolata nelle comunicazioni mentre è attaccata dal cielo, dal mare e da terra. Penso all’umanità di Gaza devastata, attaccata, oppressa, abbandonata, privata di ogni diritto e di ogni dignità senza che il mondo possa soccorrerla, senza che possa vedere, sentire e condividere il suo dolore. Questa è stata la peggiore notte dal 7 ottobre ad oggi”.
La comunità cristiana di Gaza si unirà alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace indetta da Papa Francesco per domani. L'appello del parroco, padre Romanelli, e il racconto delle suore da Gaza delle telefonate quotidiane del Papa. L'ultima ieri: "ci confortano molto le sue parole". La piccola parrocchia latina continua la sua grande attività di accoglienza e di condivisione materiale e spirituale
Da una Betlemme 'sigillata' e 'assediata' dall'esercito di Israele, dopo l'attacco dei terroristi di Hamas del 7 ottobre scorso, a parlare al Sir è suor Faisa Ayad, delle Francescane minime del Sacro Cuore. La religiosa sa bene cosa significa vivere sotto assedio perché è una delle 4 suore francescane che si trovavano dentro la Natività durante l'assedio israeliano (2002) dei 240 miliziani palestinesi che vi si erano introdotti per sfuggire alla cattura. Rispetto a 21 anni anni, dice, "ora la situazione è peggiore"
Continuano i bombardamenti nella Striscia di Gaza. All'interno della parrocchia latina i circa 700 cristiani pregano incessantemente per la pace. Senza luce, con l'acqua potabile che scarseggia, i religiosi cercano di venire incontro ai tanti bisogni dei fedeli. La testimonianza del parroco Romanelli e di suor Maria del Pilar. La condanna dei patriarchi e dei capi delle Chiese di Gerusalemme e dell'arcivescovo anglicano, Justin Welby
“Ieri abbiamo visto figli seppellire i loro genitori e genitori seppellire i loro figli. Ci sono madri e padri che hanno sepolto tutti i loro figli”: il giorno dopo i funerali delle 18 vittime dell’attacco israeliano al complesso della chiesa greco-ortodossa di san Porfirio a parlare al Sir è padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia, l’unica parrocchia cattolica di Gaza, ancora bloccato a Betlemme a causa dell’assedio israeliano.
Israele, poco fa, avrebbe bombardato una casa situata nel terreno della chiesa greco-ortodossa di san Porfirio di Gaza, non distante dalla parrocchia latina della sacra Famiglia.
“La situazione a Gaza è terrificante: macerie ovunque, strade interrotte, non c’è elettricità, non c’è acqua, non c’è cibo...". Comincia così la testimonianza di George Antone, direttore amministrativo di Caritas a Gaza. Antone si trova sfollato nella parrocchia della Sacra Famiglia, l'unica cattolica della Striscia dove insieme ai suoi collaboratori ha organizzato gli aiuti e il servizio alle persone che sono ospitate lì dentro. Un racconto che non tradisce la speranza di questa piccola comunità cristiana
Nuova telefonata di Papa Francesco, ieri, al parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli. Nella parrocchia latina hanno trovato rifugio oltre 500 fedeli. A loro il Pontefice ha fatto arrivare la sua benedizione, affetto e preghiera. "Viviamo in una gabbia circondati da macerie" dice il parroco. I fedeli hanno scelto di restare in parrocchia e di non evacuare al sud: "questa è la nostra casa, non andremo via. Qui ci sentiamo al sicuro"
Centinaia di morti all'ospedale anglicano di Gaza per un attacco le cui responsabilità vengono rimpallate da Israele e Hamas. Le vittime sono in gran parte sfollati che avevano trovato rifugio negli spazi del nosocomio, che aveva subito un attacco lo scorso sabato. La strage ha suscitato forte indignazione e dure condanne. Le parole dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby e del Consiglio mondiale delle Chiese