Una delegazione di Acs in visita di solidarietà a Leopoli ha incontrato ieri alcuni profughi accolti nel monastero benedettino di san Giuseppe, dove le monache suonano le campane per dare l'allarme aereo, e nella parrocchia di san Giovanni Paolo II. Testimonianze di guerra con l'orrore di Bucha, raccontato da una testimone di quei giorni, Olga Stroieva.
“Non abbiamo scelto di fare la guerra, ma siamo stati costretti. Difendere il proprio Paese è una responsabilità civile e tutti sono tenuti a farlo e non necessariamente con le armi”: parola di mons. Vitalii Kryvytskyi, arcivescovo latino della diocesi di Kiev-Zhytomyr (200mila cattolici suddivisi in 160 parrocchie), all’interno della quale insistono città e villaggi come Bucha, Polissyia, Irpin, Vorzel, “martiri” della guerra scoppiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio scorso.
Rinasce il seminario di Vorzel, dell'arcidiocesi di Kyiv-Zhytomyr, semi distrutto e saccheggiato dall’esercito russo subito dopo l’invasione dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio. La Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) si farà carico di tutte le spese di ricostruzione, restauro e dell’acquisto di utensili e mobilio trafugati. La decisione oggi dopo la visita del direttore di Acs, Monteduro, al seminario e l'incontro con il rettore, padre Mykhalkiv. Per l'occasione il Sir è entrato nel seminario per documentare, per la prima volta dal saccheggio, i danni arrecati
Nelle pieghe del conflitto scoppiato il 24 febbraio con l'invasione russa, l'arcivescovo di Leopoli, mons. Mokrzycki, intravede il rischio di divisione tra gli ortodossi ucraini, quelli fedeli a Mosca e quelli fedeli a Kiev. L'impegno dei cattolici locali per tenere insieme il popolo e per aiutare i profughi, oltre 500mila in tutta la regione
Non solo Bucha, nella zona di Kiev, ma ce ne sarebbero almeno altre 50 al confine della Bielorussia, nella area di Polyssia, occupata dai russi per 47 giorni, dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio scorso.
Arrivata ieri a Leopoli, in Ucraina, la delegazione di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), guidata dal direttore Alessandro Monteduro. Una visita di solidarietà per verificare direttamente i bisogni delle diocesi, eparchie e esarcati ucraini. Subito dopo l'aggressione russa la Fondazione pontificia aveva stanziato 1,3 milioni di euro. Ora sta partendo una seconda fase di aiuto per un valore di circa 700 mila euro. Altri progetti sono in va di definizione
Diecimila euro: è la donazione della Banca di credito cooperativo “G. Toniolo” di San Cataldo alla Caritas diocesana di Caltanissetta in solidarietà con il popolo ucraino. Sono tanti i rifugiati che hanno deciso di rimanere nei territori di confine, in particolare tra la Romania, la Polonia e la Macedonia.
A raccontare al Sir l'esperienza della mensa "Papa Francesco" di Chișinău è il vicario generale della diocesi, mons. Cesare Lodeserto. Ogni giorno vi affluiscono oltre 200 famiglie moldave e ucraine
Dopo il bombardamento russo di sabato scorso, alla vicina frontiera moldava di Palanca, cominciano ad arrivare profughi da Odessa. Raccontano la paura di un'ulteriore escalation della guerra. Nel centro allestito dal Governo moldavo e dalle varie ong l'accoglienza dei profughi continua senza sosta e senza particolari intoppi