Oltre 7mila le persone che nel 2023 si sono rivolte a Telefono Amico Italia per gestire un pensiero suicida, proprio o di un caro, +24% rispetto al 2022. La presidente Rigon: “Ci mettiamo a disposizione per partecipare ad un tavolo nazionale, per individuare i giusti interventi e le strategie di prevenzione da mettere in atto”. Lo psichiatra Pompili: “Servono interventi ad hoc, helpline e centri d’ascolto”. L’appello alle istituzioni: "Il suicidio non sia più un tabù e la salute mentale diventi una priorità". Eventi di sensibilizzazione e monumenti illuminati in blu
“Quello che oggi accade a moltissimi adolescenti - più ai maschi che alle ragazze - è di avere dentro di sé un vuoto angoscioso, un abisso interiore che dà segnali che non vengono riconosciuti, che non sanno come attraversare e gestire”. E i maschi “fanno più fatica a chiedere aiuto”, spiega al Sir lo psicoterapeuta e scrittore, per il quale quando il giovanissimo omicida sarà pienamente consapevole del suo gesto “il dolore sarà enorme, ma questa crisi costituirà la sua salvezza”
“Quello che emerge è soprattutto un’assoluta mancanza di empatia” e di “riconoscimento delle emozioni altrui”, per cui “anche di fronte alla sofferenza dell’altro è come se il cervello andasse in tilt”. Non ha dubbi la psicoterapeuta Noemi Grappone commentando “a caldo”, pur in mancanza di elementi per un’analisi approfondita, la strage familiare compiuta sabato sera da un adolescente. “Forse nella vita di questo ragazzo è successo qualcosa che ha mandato in tilt il suo sistema di riconoscimento dell’altro". Tuttavia, al di là di ogni supposizione, per la psicoterapeuta "rimane un gravissimo problema che interpella tutti noi. Il nostro contesto è segnato da dinamiche di violenza e sopraffazione. Che cosa facciamo, come società, per promuovere l’empatia?”
“Sono contento. Ricordo i vostri frati a Buenos Aires: bravi confessori. Quei baschi che Franco aveva cacciato via, sono arrivati lì. Bravi confessori, bravi. E uno è ancora vivo, che è argentino; l’ho fatto cardinale, adesso (Luis Pascual Dri, ndr).
Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli, alla guida dell’Ateneo dal 1° luglio scorso.
La posizione della Chiesa non cambia: no ad eutanasia e a suicidio assistito. No ad accanimento terapeutico ma anche ad abbandono del paziente. Contro derive di morte servono cure palliative e terapia del dolore. Urgente una legge sul fine vita. Parla il bioeticista presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, coordinatore dell’Osservatorio di bioetica della diocesi di Napoli
“Regalatevi la possibilità di aiutare bambini e ragazzi in difficoltà”, dice ai suoi coetanei Giulia Capozzi. “Sentire sulla mia pelle che sto correndo per loro mi dà un’energia che non credevo di avere”, aggiunge Chiara Zoppi. Il volontariato “rende anche la nostra vita più felice”: parola dello psichiatra musicista Emanuele Croppo
"Le richieste di suicidio assistito esistono, ma sono numericamente esigue, e nella mia esperienza l’offerta di cure palliative efficaci ha sempre funzionato: nessun paziente le ha rifiutate rimanendo fermo nel suo proposito". La testimonianza del medico palliativista da 30 anni sul campo, che ai quattro requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale ne aggiungerebbe un quinto: l'accesso alle cure palliative. "Non siamo macchine da guerra che tormentano i pazienti", ma "non possiamo abdicare al nostro ruolo di curanti", dice sottolineando invece "il dovere di riaffermare una medicina umanizzata". E assicura: "Per un medico è più difficile stare nella malattia e nella sofferenza, piuttosto che risolvere drasticamente il problema"
“Il dolore condiviso diventi un seme di speranza per un reale cambiamento!”. È l’auspicio dell’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, nel messaggio inviato alla popolazione di Scampia dopo il tragico crollo del ballatoio della Vela Celeste.